I riti perduti del Venerdì Santo

Via Crusis solo in televisione, niente processioni, penitenti o adorazioni... più di mille anni di tradizionali appuntamenti religiosi svaniscono... per un virus.

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Dopo aver passato in rassegna ieri le tradizioni del Giovedì Santo, proseguiamo il nostro percorso nelle tradizioni di cui, purtroppo, dovremo fare a meno. Oggi, è il secondo giorno del Triduo Pasquale, ovvero il Venerdì Santo, giorno in cui per la tradizione cristiana ricorda la Passione e Morte di Cristo, il Suo sacrificio per la salvezza di noi tutti.

Una giornata di penitenza e di riflessione, quindi, in cui si osserva il digiuno o, quanto meno, non si mangia la carne. Se non ci fossero le norme di restrizione le chiese sarebbero aperte con i sacerdoti a disposizione per le confessioni dei fedeli. Non si celebra la Santa Messa, ma soltanto una liturgia della Parola o una Via Crucis, al termine della quale, solitamente si procede all’adorazione del Crocifisso, prima di ricoprire il simbolo con un drappo viola, colore del lutto. La comunione viene effettuata utilizzando le ostie consacrate il Giovedì Santo.

La penitenza e la riflessione erano anche al centro delle processioni che per secoli hanno percorso paesi e città di tutta Italia, da Nord a Sud. Si dividono in: riti dei penitenti, celebrazioni della Via Crucis e processioni del Cristo Morto, talvolta accompagnato dalla Madonna Addolorata.

La prima tradizione che vogliamo ricordare inizia appena passata la mezzanotte ed è il rito dei “Battenti” di Verbicaro (Cosenza). Persone che partecipano per tener fede a un “voto”. Sono vestiti di rosso, con maglietta e pantaloncino corto e un fazzoletto in testa, a piedi nudi. Prima di dare inizio al rito, i Battenti, si riuniscono in una cantina insieme ad amici, si strofinano le gambe con un panno di lana ruvido e se le “schiaffeggiano” per far affluire il sangue più facilmente. Durante la processione si colpiscono le gambe con il “cardidd”: un tappo di sughero nel quale vengono conficcate schegge di vetro sottilissime, in numero dispari, ricavate da bottiglie rotte e tenute ferme da uno strato di cera d’api.

Sulle loro gambe viene soffiato del vino da parte di una persona di loro fiducia come disinfettante. Inizia quindi il giro di corsa per il paese che dura intorno circa due ore, il tempo che impiegano per compiere per tre volte il percorso che sarà poi effettuato dalla Processione. Durante il loro percorso lasciano le impronte delle loro mani insanguinate sui muri delle chiese, delle edicole sacre e, alla fine del terzo giro, vanno a lavarsi nella fontana vecchia del paese.

A Savona, quest’anno (essendo pari), si sarebbe dovuta tenere la Processione delle Casse, con le 15 casse lignee raffiguranti le scene delle stazioni della Via Crucis (fatte costruire nel 1800 per porre fine a rappresentazioni fin troppo realistiche).

Alla Via Crucis di Enna le Confraternite delle antiche Congregazioni delle Arti e dei Mestieri sfilavano portando su dei vassoi i 25 simboli del martirio di Gesù.

A Scicli (Ragusa) si portava in processione la Madonna Addolorata, mentre a Campobasso la statua dell’Addolorata che segue quella del Cristo morto, viene accompagnata da donne vestite di nero legate a lei da nastri di raso nero e da un coro composto da circa 700 cantori.

Altra tradizione legata all’Addolorata è la Processione delle Fracchie che si teneva a San Marco in Lamis (Foggia) da circa 400 anni. Le fracchie sono mastodontiche torce in legno che vengono realizzate grazie all’unione di rami, schegge di legno e frasche sottili all’interno di un tronco lungo 5-6 metri tagliato longitudinalmente. Con esse viene realizzato un grande cono, tenuto insieme da anelli in ferro che, solitamente, è possibile spostare solo grazie all’utilizzo di carretti realizzati allo scopo e trainati da corde robuste. Infine, vengono incendiate dalla parte più larga grazie all’utilizzo di sostanze infiammabili versate sui legni. Secondo la tradizione, accompagnano la Madonna Addolorata alla ricerca del Cristo morto.

A questi appuntamenti locali, tutti naturalmente annullati a causa dell’emergenza coronavirus, bisogna poi aggiungere la Via Crucis presieduta dal papa e trasmessa in diretta televisiva che solitamente si celebrava nei pressi del Colosseo.  L’appuntamento è rimasto, in diretta su Rai uno ma, questa volta la Via Crucis effettuerà le sue quattordici soste, nella piazza San Pietro chiusa e deserta.

Motivo in più di sofferenza per chi crede e, quindi, anche di riflessione e di penitenza, come esige appunto il Venerdì Santo.

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