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Orwell e Mine insieme per difendere la privacy

Nasce una partnership operativa con la nuova App che consente di scoprire (e cancellare) i nostri dati personali detenuti da aziende

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Nelle scorse settimane abbiamo avuto più volte modo di parlare di Mine e del suo fondatore e CEO, Gal Ringel, di cui abbiamo anche pubblicato un’intervista esclusiva che ha suscitato grande attenzione. Poi, abbiamo pubblicato i risultati di una ricerca, fatta proprio da Mine, sulla quantità incommensurabile di dati che le aziende, a nostra insaputa, possiedono su di noi. Qualche numero per rinfrescare la memoria?

  1. L’83% dei tuoi dati è detenuto da aziende che probabilmente non conosci – I dati di una persona in media sono posseduti da 350 marche;
  2. Oltre 190.000 richieste di diritto all’oblio inviate alle aziende in meno di un mese grazie a strumenti come Mine consentono agli utenti di riavere indietro i loro dati;
  3. Le prime cinque aziende con cui condividiamo i nostri dati sono Microsoft, YouTube, Netflix, PayPal e Spotify.

Ebbene, da questo dialogo reciproco apertosi in maniera spontanea e, perciò, del tutto autentico e trasparente, è nata una “amicizia” tradottasi a sua volta in partnership tra Orwell e Mine: perciò siamo lieti di annunciare che – con un blog post e un’infografica esclusiva (che pubblicheremo domani) parte una nuova avventura in cui Gal Ringel diviene nostro Contributor, nostro “Guest writer” esclusivo e d’eccezione.

Facciamo però prima un passo indietro per chi non ricordasse bene che cos’è Mine. Si tratta di un nuovo tool da poco su web ma che ha già ottenuto grandi risultati. Permette di scoprire in meno di 30 secondi tutte le aziende che detengono i dati personali.

Poi, letteralmente con un solo clic, è possibile inoltrare richiesta all’azienda X o Y di “dimenticarti”, di rimuovere i tuoi dati. Si tratta di un modo “super semplice”, a detta di esperti e addetti ai lavori che lo hanno provato, per ripulire le tracce digitali, lasciate ogni volta che hai comprato qualcosa online o ti sei iscritto a un nuovo servizio digitale.

«Essendo stati dall’altra parte del mondo tecnologico, nel “dietro le quinte”, io e i miei soci abbiamo visto come la gente, e perfino noi stessi, stiamo perdendo fiducia nelle privacy. – ha dichiarato Gal Ringel – Il nostro obiettivo è quello di aiutare a ridurre l’esposizione online non necessaria, senza compromettere la vostra esperienza digitale».

Proprio con questo intento di “aiuto”, anche attraverso la community di Orwell, alla platea italiana, Ringel si è avvicinato all’idea di una partnership con il nostro magazine. «Mi piacerebbe fornirvi contenuti unici di pensiero e collaborare con voi. – ci ha detto – Per cominciare, abbiamo preparato un articolo e una guida riassunta in infografica su come il Coronavirus ci stia facendo condividere più dati personali e danneggiare la nostra privacy online».

Un “incendio che divampa”, lo definisce Ringel, che dimostra come la pandemia da COVID-19 sia non solo un allarme, evidentemente, sanitario, sociale ed economico, ma anche un rischio che raddoppia i pericoli già presenti per la nostra privacy in rete e non solo.

«La privacy fa letteralmente parte del DNA di Orwell – ha commentato il nostro CEO, Alessandro Nardone – ritengo, quindi, che la crisi scatenata dal Covid-19 renda il tema ancora più centrale di quanto non fosse prima. Per questo motivo sono del parere che una partnership come quella tra Mine e noi, oltre a essere strategica per entrambe le startup, sarà certamente capace di produrre contributi importanti per ripartire dopo questo brusco stop obbligato».

Appuntamento a domani per il primo articolo di Gal Ringel.

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