Avviata la produzione di mascherine in Lombardia
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Il tragico walzer delle mascherine

Servono o non servono? Si trovano o non si trovano? Se ne occupa Arcuri? No. Borrelli? No. Allora le Regioni... sì, però non tutte

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Mascherine sì, mascherine no. Mascherine vere, mascherine tarocche. Se la situazione non fosse tragica si potrebbe pensare a un balletto ironico sulle note de “La terra dei cachi” di Elio e le Storie Tese. Purtroppo, il dramma è reale e il “balletto” è soltanto l’ennesimo atto vergognoso da parte di chi sta dimostrando di non essere in grado di affrontare l’emergenza.

Abbiamo un governo che sulla vicenda è andato completamente nel pallone. La Protezione Civile che ancora non ha fatto sapere se servono, non servono, quando servono. Il Commissario Arcuri che dice di averne inviate “milioni” in tutta Italia che però – guarda caso – non sono arrivate a destinazione. Poi ci sono le mascherine di carta igienica inviate alla Regione Lombardia e le finte mascherine inviate ai medici di famiglia con l’Ordine dei medici costretto a diramare una nota per invitare i medici a non utilizzarle assolutamente.

Alla fine, visto che, ancora una volta, il governo del Conte Tentenna perdeva tempo, le Regioni hanno dovuto agire per proprio conto. Ha iniziato la Lombardia, seguita a ruota dalla Toscana che hanno diramato un’Ordinanza che obbliga a uscire di casa con il volto coperto.

Vale la pena di sottolineare l’appartenenza partitica dei due governatori (uno leghista e uno del Pd) per far capire che la gestione dell’emergenza non è (o non dovrebbe essere) una questione politica, né tantomeno una questione elettorale. In ballo c’è la salute delle persone nonché una difficile crisi economica da affrontare, per cui occorrerebbe il massimo impegno da parte di tutti. Stranamente, però, il governo continua a essere latitante, ad agire come se non fossimo in presenza di un’emergenza e affonda quotidianamente negli iter burocratici.

Del resto la questione mascherine è davvero emblematica di tutta la tragedia coronavirus: per i ritardi nello scoprire la loro utilità; per l’incapacità di reperirle; per la burocrazia che ancora blocca la produzione interna e ostacola la riconversione delle aziende; per l’inefficienza di farle giungere a destinazione e per la negligenza di inviare quelle sbagliate.

Non parliamo poi di scene come quella che ha per protagonista la Regione Sicilia che ha dovuto acquistare mascherine in Cina e, quando sono arrivate, il ministro Di Maio ne ha rivendicato il merito.

Con, in più, anche le truffe subite dai privati (per false vendite on line) ma anche dalle pubbliche amministrazioni. Ieri ne è stata denunciata una di cui è rimasta vittima la Regione Lazio e che, finora, è costata 11 milioni di euro anticipati a una ditta cinese produttrice di lampade led… (complimenti a Zingaretti) che ovviamente non ha mai spedito i “milioni” di mascherine FFP2 e FFP3 promessi.

Il governo italiano, il 31 gennaio, aveva dichiarato lo stato di emergenza e, di conseguenza, avrebbe dovuto fare incetta di dispositivi di protezione e i respiratori. Invece per Conte era solo un atto burocratico qualsiasi da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale, tanto per far vedere che l’Italia aveva recepito quanto richiesto dall’Oms.
Non solo, ma abbiamo visto tutti che quando  la Cina stranamente si è trovata a corto di mascherine, il nostro effimero ministro Di Maio si è premurato di inviarne a Pechino non si sa quanti milioni. Forse proprio tutte le scorte nazionali. Adesso, invece, quelle che la Cina ci invia sono a pagamento o (come abbiamo vito) tarocche.

Qualsiasi persona di buonsenso al posto di Conte dal 1 febbraio avrebbe incominciato a ordinare mascherine (oltre a tute, guanti e respiratori) e a calcolare il possibile fabbisogno per gli italiani, in primis per medici e operatori sanitari; poi per le persone esposte; infine per tutta la popolazione. Se lo avessero fatto sicuramente si sarebbero verificati meno contagi, soprattutto tra medici e operatori sanitari, invece piangiamo oltre 100 morti tra chi è in prima linea per aiutare i malati.

Intanto il balletto continua, mentre sempre più aziende italiane (anche dell’alta moda) hanno cominciato la produzione con incredibili ostacoli burocratici. Se n’è accorta persino Repubblica che titola: “La beffa delle mascherine” e da voce al governatore Attilio Fontana che denuncia: «C’è stato un problema enorme perché la nuova procedura ministeriale che doveva accelerare i tempi di certificazione si è rivelata più lenta della vecchia. Sono passate settimane e settimane e abbiamo fatto una grande pressione e finalmente una ditta in Lombardia ha iniziato a produrre mascherine che sono certificate. Tutto il resto è stato un disastro».

In attesa che il sub-commissario Arcuri si svegli, alcune Regioni e persino alcuni Comuni si stanno arrangiando in proprio mentre il governatore emiliano, Bonaccini, si lamenta: «Noi non firmiamo nessuna ordinanza perché credo che nessuna Regione riesca a garantire forniture costanti».

Per completare il giro di walzer ci si mette il sindaco di Bari, Antonio Decaro (Pd) – che è anche presidente dell’Anci – che ricorda che «le linee guida nazionali non obbligano a utilizzare la mascherina».

Nle mentre che loro “ballano” la gente però continua a morire, Conte continua a decretare, Borrelli e Arcuri a incasinare… Mattarella a tacere.

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