L'arrivo dei medici polacchi all'aeroporto di Orio al Serio.

Il silenzio dei media sui polacchi in Italia

L’unico Paese UE che ha mandato suoi medici ad aiutare i nostri sanitari allo stremo delle forze è la Polonia... Perché pochissimi ne hanno parlato?

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Tutti abbiamo presente le immagini dell’arrivo in pompa magna dei medici cubani con tanto di bandiera e ritratto di Fidel Castro e le decine di servizi da Crema dove operano nell’ospedale da campo dell’Esercito. Tanta simpatia hanno suscitato anche i medici albanesi grazie, soprattutto, al bellissimo discorso del loro Presidente. Sappiano che sono giunti medici dalla Cina (che lavorano nelle Marche) mentre si è parlato assai poco dei 125 sanitari giunti dalla Russia insieme a tonnellate di materiale (oltre 350mila mascherine, mille tute protettive e circa 600 ventilatori respiratori). Ma, si sa, Putin è cattivo.
Invece i buoni? I nostri amici? I partner europei o gli alleati della Nato? Passi per quelli che (nelle ultime settimane) sono entrati anch’essi nel tunnel pandemia… ma gli altri? Niente.
L’unico Paese UE che ha mandato suoi medici in Italia è stato la Polonia. Ci saremmo aspettati le dichiarazioni entusiastiche di Mattarella e della Bonino, Invece silenzio. Forse perché sono arrivati con il Crocifisso, invece che con il ritratto di Fidel? Ma cosa pensano in Polonia di quello che sta succedendo a casa nostra? Lo abbiamo chiesto alla nostra corrispondente da Varsavia, Sylwia Mazurek.

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L’equipe di 15 medici specializzati in terapia intensiva, giunti in Italia a fine marzo, è una missione coordinata dall’Istituto Militare di Medicina e del Centro polacco per l’Aiuto internazionale. I medici, divisi in tre squadre lavoreranno preso l’ospedale di Brescia, dove hanno preparato un nuovo, reparto con dodici posti di terapia intensiva completamente gestito da loro e per questo chiamato “reparto polacco”.

La missione dei medici polacchi è non solo quella di aiutare i loro colleghi italiani stremati da un mese di turni massacranti, ma anche di raccogliere tutte le informazioni utili a combattere il coronavirus, sia dal punto di vista organizzativo che strettamente medico. Il contagio, da no per ora, non è ancora così grave ma bisogna essere preparati al peggio.

COSA IMPARARE

Il direttore dell’Istituto Militare di Medicina, generale Grzegorz Gielerak, sottolinea soprattutto l’esperienza acquisita dal sistema sanitario italiano: «Gli italiani hanno sviluppato il proprio modello. Hanno capito che non ha senso costruire ospedali per 5000 posti letto per accogliere tutti i contagiati, ma è meglio fare nuovi reparti di terapia intensiva con 100 posti letto per salvare i casi gravi. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere come sono costruiti questi nuovi reparti, incluso il fatto che gli italiani hanno condiviso con noi la documentazione relativa e tutte le informazioni tecniche necessarie per creare tali centri anche da noi, se necessario».

Il secondo aspetto approfondito dai medici polacchi sono i sintomi e le cure. «I medici italiani hanno casistiche molto ampie e interessanti su quali farmaci usare nel trattamento, in che momento somministrarli, quale ambito diagnostico dovrebbe essere effettuato e a cosa prestare particolare attenzione». L’esperienza dell’Italia, aggiunge il direttore dell’Istituto «è davvero enorme e interessante»

COSA NON IMPARARE

La missione dei medici polacchi si può inserire nel quadro della più ampia attenzione di autorità e mass media polacchi alla situazione in Italia.

Il governo polacco, infatti, cerca di evitare i molti errori e le incertezze di quello italiano.

Da noi le prime procedure per evitare la diffusione del Covid-19 sono state introdotte già alla fine di febbraio. Poi, quando sono iniziati i contagi, le autorità hanno deciso di agire in modo rapido e centralizzato per evitare il caos visto in Italia.

L’11 marzo il presidente ha annunciato la chiusura di tutte le scuole e Università e il 15 sono state chiuse le frontiere per tutti gli stranieri e i polacchi che tornavano a casa sono stati sottoposti alla quarantena obbligatoria di 14 giorni. In seguito sono state introdotte ulteriori limitazioni senza determinare incerte interpretazioni.

Dall’altra parte, i giornali e i social media sono pieni di notizie dall’Italia: statistiche, analisi, interviste. L’obiettivo principale è non solo informare, ma soprattutto convincere la gente a prendere sul serio il pericolo e di rimanere a casa. Per questo motivo spesso appaiono, specialmente sul social, le testimonianze di chi vive in Italia e gli appelli di molti italiani a non commettere gli stessi errori.

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