Il mal di fegato di Travaglio

Si è scatenata la controffensiva della sinistra contro Fontana e la Lombardia per nascondere le colpe di Conte e del governo

0 views
7 mins read

“Motivi elettorali”. Marco Travaglio ha spiegato chiaramente il perché della campagna contro la Regione Lombardia che, da più di una settimana, ha intrapreso dalle colonne del “Fatto Quotidiano”, acuendola negli ultimi giorni con la polemica contro l’Ospedale della Fiera e sponsorizzando la “protesta” dei sindaci di centrosinistra.

La confessione Travaglio l’ha fatta nell’editoriale di giovedì, dal titolo “Miracolo a Milano” che si conclude con queste chiarissime parole: «Gli ospedali, anche di un solo posto letto, sono utilissimi. Purché i mercanti in Fiera non li trasformino in baracconate elettorali».

Eccolo finalmente confessato il motivo dei continui attacchi al presidente Fontana e l’assessore Gallera: Travaglio si preoccupa per le elezioni comunali di Milano del 2021. Non pensa all’emergenza, non si preoccupa delle centinaia di morti in Lombardia, non guarda ai ritardi e alle carenze del governo. Lui teme solo che il centrodestra possa vincere e così ha messo in moto, con un anno di anticipo, la sua personale “macchina del fango”.

L’Ospedale della Fiera è diventato così il simbolo da abbattere. Il governo e la Protezione civile non sono riusciti a impedirne la costruzione e, in soli 15 giorni, la più grande terapia intensiva di Europa è venuta su con le sottoscrizioni de “Il Giornale” e “Libero”, le donazioni di Berlusconi e di altri imprenditori, con l’impegno migliaia di milanesi…

Rosica Sala che si vede scavalcato da Gallera; rosica Borrelli che si è visto surclassato da Bertolaso; rosica Arcuri che si è visto umiliato da Caparini (l’assessore che ha sbugiardato i dati sulle forniture).

Il progetto dell’Ospedale della Fiera era sempre stato avversato da Travaglio, tanto pronto a sostenere che non bisognava disturbare Conte in questa fase di emergenza, quanto rapido a ricoprire di critiche Fontana imputandogli responsabilità che sono solo del governo. Responsabilità, peraltro, dimostrate da vari articoli dello stesso “Fatto” (evidentemente sfuggiti al direttore), come sulla vicenda dei respiratori della ditta emiliana che venne contattata dal governo solo il 6 marzo.

Travaglio, poi, non ha digerito che Bertolaso venisse chiamato anche dal governatore di sinistra della Regione Marche per realizzare una struttura d’emergenza per la terapia intensiva. Sicuramente Ceriscioli non voleva fare un dispetto al direttore del “Fatto”, solo ha pensato prima ai suoi concittadini e, visto che il governo e la Protezione Civile nazionale gli negavano aiuto, si è mosso da solo. Con questo dimostrando a Travaglio che, dinanzi all’emergenza e alla salute, la politica e i calcoli elettorali devono passare in secondo piano.

Lo dimostrano anche i comportamenti dei governatori di Campania e in Puglia (De Luca ed Emiliano) che non risparmiano critiche al governo e lanciano l’allarme sulla situazione sanitaria fregandosene di essere esponenti del partito di maggioranza. L’emergenza coronavirus è una guerra e come tale non consente distinguo.

Questo però Travaglio non l’ha capito e continua nella sua solitaria battaglia contro Fontana, Gallera e la Lombardia, fatta anche di macabra ironia. Perché non va personalmente a intervistare i medici dei reparti che iniziano a respirare dopo 4 settimane di turni massacranti? Perché non va personalmente a vedere il nuovo Ospedale?

Che si tratti di strategia elettorale lo dimostra anche la ridicola lettera inviata dai sindaci di centrosinistra contro Fontane e – ovviamente – enfatizzata da tutti i media di regime. Già è vergognoso che sindaci come Sala e Gori, che portano le responsabilità più gravi (anche pubblicamente ammesse) per aver amplificato il contagio e, quindi, portato a morte migliaia di lombardi… si permettano ancora di parlare. Il colmo, però, è l’operazione “politica” di cercare di scaricare sulla Regione colpe che sono del governo.

Come ha facilmente dimostrato Fontana nel suo confronto a “Porta a porta” con il sindaco di Cremona (uno dei firmatari) che lo attaccava su tamponi, mascherine e test sierologici. Secche le risposte di Fontana: tamponi ne farei di più ma, primo, non ci sono i reagenti e, secondo, per farli a tutta la popolazione ci vorrebbero anni; per i ritardi sulle mascherine possono rispondere Emiliano e De Luca; per le analisi sierologiche prima di iniziare stiamo aspettando uno studio serio per un prodotto valido.

Il giorno dopo Fontana ha rincarato la dose: «Sostanzialmente da Roma stiamo ricevendo delle briciole. Se noi non ci fossimo dati da fare autonomamente, avremmo chiuso gli ospedali dopo due giorni». Piccata e un po’ patetica la risposta del ministro Francesco Boccia: «Lo Stato sta facendo di tutto»: ovvero non sta facendo niente.

Ultima polemica di questa campagna elettorale pandemica, l’ennesimo tentativo di Conte di scaricare le sue responsabilità (che tema di finire processato per strage?). «La Regione Lombardia, come tutte le altre, non è mai stata esautorata dalla possibilità di adottare ordinanze proprie». Quindi, sottintende il premier, i ritardi nell’adottare provvedimenti di chiusura sono colpa sua. Immediata, anche qui, la risposta: «Conte, che è anche un “fine giurista”, dovrebbe darmi due risposte. Primo, come faccio io che non ho titoli a interrompere, a bloccare un diritto costituzionalmente protetto? Secondo, con quali forze dell’ordine avrei potuto chiudere la zona rossa?».

Ricordate? Erano i primi di marzo, con l’assessore Gallera che diceva: «Non c’è tempo da perdere», l’Istituto superiore di Sanità che premeva e Conte che perdeva tempo. Altre centinai di morti sulla sua coscienza. Ricordatevelo.

 

Lascia un commento