Un’altra Italia c’è

È quella che ha costruito in 15 giorni un super-ospedale a Milano e in una settimana quello di Bergamo

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Per fortuna che non c’è solo l’Italia di Conte, Gualtieri, Arcuri e Borrelli, quella dei bugiardi e irresponsabili che sembrano fare a gara a rendere più difficile la situazione di emergenza.

C’è anche un’altra Italia che, forse, dovremmo chiamare la Vera Italia, quella dei medici e degli infermieri sempre in prima linea nonostante la carenza di materiali di protezione.
L’Italia di chi si sta sobbarcando turni massacranti e rischi di salute per garantirci i servizi indispensabili.
L’Italia di chi sa far fronte con coraggio e abnegazione a questa emergenza.

L’esempio emblematico è stata la realizzazione del Nuovo ospedale della Fiera di Milano che sarà gestito dai medici del Policlinico.

Le due Italia: da un lato il governatore Attilio Fontana e la giunta regionale lombarda che hanno affrontato l’emergenza lanciando il cuore oltre l’ostacolo realizzando un progetto che sembrava impossibile.
Dall’altra gli ostacoli burocratici frapposti dal governo, il “parere negativo” della Protezione Civile, l’opposizione del sindaco Sala: “non ci sono i mezzi”, non c’è il personale, non si può fare….

Fontana, però, non ha esitato a sfidare i divieti, non si è scomposto e ha chiamato Guido Bertolaso, che Conte aveva sdegnosamente rifiutato preferendogli – pensate un po’ – Arcuri (sì, quello che compra le mascherine taroccate e le manda, ovviamente, in Lombardia).
Poi sono arrivati i soldi di Berlusconi e di molti altri imprenditori, mentre il governo taceva e rosicava. Soprattutto è partito l’impegno 24 ore su 24 di tutti coloro che sono stati chiamati a lavorarci. Obiettivo: avere al più presto i letti di terapia intensiva (250 sarà il numero finale) di cui Milano e la Lombardia hanno un enorme bisogno.

Per capire lo spirito che ha animato quanti hanno lavorato giorno e notte, vogliamo riportare quanto scritto da Roberto Taddia, ingegnere del Politecnico, impegnato anche lui sul campo:

«Succedono cose incredibili: alla sera decidi una modifica, la mattina è già tutto fatto. Ieri ordini una TAC, domani vengono a installarla e in un giorno si preparano i locali dal nulla, con pareti piombate, climatizzato, gas medicinali, e tutto quello che serve. Questi sono moduli di terapia veri con tutti i crismi per infettivi a contaminazione controllata e tutti i locali di supporto a una TAC e una RX sterilizzatrice. Con tutte le dotazioni di norma.
Vi assicuro che quello che sta succedendo in Fiera non è normale, è straordinario, grazie a gente incredibile che non si ferma mai. Non si costruisce un ospedale da 250 posti di terapia intensiva in 15 giorni e non sto parlando di 250 brandine messe in un palazzetto dello sport come in Spagna. Ci saranno 200 persone che lavorano 24 ore, tutte sfamate gratis da Cracco che cucina qui dall’inizio, e potrei andare avanti.
Questa è un’Italia fantastica che non avevo mai visto. Queste persone stanno facendo miracoli!».

NEL NOME DI CHARBEL

A proposito di miracoli, forse pochi sanno (perché i media hanno parlato il meno possibile di quest’opera) che l’arcivescovo di Milano, nel benedire il nuovo ospedale ha affidato «questo luogo di cura e di speranza alla intercessione del santo medico e frate Riccardo Pampuri e del santo monaco taumaturgo libanese Charbel Makhluf».

Due figure poco conosciute ma significative. Pampuri è un santo lombardo che ha lavorato come medico condotto negli anni Venti del secolo scorso a Morimondo. La fama del monaco maronita Charbel è legata, invece, alle migliaia di guarigioni dovute alla sua intercessione che ne fanno oggetto di venerazione anche da parte di molti musulmani libanesi.

Un ospedale dei miracoli, dunque, che avrebbe potuto salvare chissà quante vite in più. Senza i veti e le ostruzioni politiche di cui sopra, l’ospedale poteva essere pronto già da almeno una settimana, quindi nel momento peggiore dell’epidemia. Anche questo (insieme a molto altro) peserà sulla coscienza di Conte, di Borrelli e di Sala.

I BERGAMASCHI HANNO STUPITO I CINESI

Altro esempio di impegno totale è quello dimostrato dall’Associazione Nazionale Alpini che, a Bergamo, epicentro dell’epidemia, ha costruito in soli 7 giorni, nei padiglioni della Fiera, un ospedale di emergenza.

«Partito come idea di struttura campale d’emergenza, sulla base della nostra Colonna Mobile, il progetto è stato modificato in corsa, per giungere a ottenere un vero e proprio ospedale con 72 posti di ricovero in terapia intensiva e altrettanti in condizione sub intensiva», ha spiegato Sebastiano Favero, presidente dell’Associazione Nazionale Alpini.

I lavori sono iniziati il 24 marzo e, con gli Alpini, hanno lavorato, giorno e notte, anche 250 artigiani di Confartigiano Bergano, per un totale di oltre 16mila ore lavorative. Tutti uniti da un unico coro “Bergamo mola mia”. All’’inaugurazione di mercoledì, il governatore Fontana ha espresso pubblicamente un concetto che, da giorni, era diventato uno slogan: «I cinesi avevano stupito il mondo per aver realizzato il loro ospedale in dieci giorni, i bergamaschi hanno stupito i cinesi realizzandolo in sette».

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