A sinistra il sindaco di Giulianova, a destra quello di Venezia, consacrano la loro città alla Madonna

L’Italia come la Cina: virus e persecuzione

Messe impedite dalla polizia municipale, sindaci denunciati per essere stati in chiesa: in gioco c’è anche la nostra libertà religiosa

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Uscire per portare a spasso il cane si può. Secondo il Viminale anche per far sgambettare un po’ il figliolo chiuso in casa da un mese (anche se poi il Conte Tentenna ha smentito). Si può andare a fare la spesa e a comprare le sigarette anche se “fumare nuoce gravemente alla salute”. Se però, uno esce per andare a pregare in chiesa, allora no: questo è vietato.
Peggio ancora se lo fa un sindaco, con tanto di fascia tricolore e per uno di quegli “atti di affidamento” che tanti Comuni italiani fanno in ogni stagione, a maggior ragione ora che l’epidemia minaccia tutti i cittadini.

Il sindaco che va in chiesa, infatti, si becca pure una denuncia, magari dagli stessi consiglieri comunali di opposizione che poi non vedono l’ora che arrivi la festa patronale per mettersi in mostra dietro la stata della Madonna.

È successo a Giulianova, splendida cittadina sull’Adriatico abruzzese, dove il primo cittadino è stato denunciato al Ministero degli Interni per aver partecipato alla consacrazione della città alla Madonna dello Splendore, come da quelle parti si fa da 6 secoli a questa parte.
Scrive il Mezzogiorno: «Il Sindaco di Giulianova in un atto pubblico si è inginocchiato e ha deposto la fascia tricolore all’altare della Madonna dello Splendore, affidando la città a Maria. Sulla base di una segnalazione i carabinieri sono arrivati alla cerimonia e hanno fatto rapporto alla Procura della Repubblica».
Accusa? “Non aveva l’autocertificazione”. La segnalazione? Partita ovviamente dai consiglieri di sinistra contrari evidentemente a quel gesto di Fede.

La Messa interrotta a Cerveteri daila Polizia Municipale

Di segno opposto ciò che è accaduto nella cittadina laziale di Marina di Cerveteri dove il sindaco ha mandato due agenti della Municipale a controllare la Messa celebrata via facebook dal parroco e i solerti agenti hanno invitato a sloggiare alcuni fedeli per evitare, testuale, di «agglomerarsi tutti insieme» (non è una citazione di Totò… è il verbale).

Così anche a Bedizzole, nel bresciano, dove il parroco ha pensato di mandare la Messa via facebook ma, perché inesperto, ha chiesto a 2 o 3 parrocchiani un aiuto per collegarsi on line. Anche qui è arrivato il sindaco e la polizia che hanno rispedito i chierichetti a casa.
Non cambia la musica a Sant’Anastasia di Napoli, con i carabinieri a interrompere un altro rito per la presenza di alcuni fedeli, pochi e distanziati l’uno dall’altro secondo le norme.
Scene da Cina comunista, insomma.

Questi episodi sono, evidentemente, la reazione “laica” a una serie di iniziative che erano state prese nei giorni scorsi. Per primo il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che si è recato, in fascia tricolore, presso la Basilica della Madonna della Salute (costruita dopo la peste, ricordiamolo) per invocare la protezione della Beata Vergine, formulando tra l’altro questa preghiera: “consacriamo al Tuo Cuore Immacolato la città di Venezia e le nostre terre venete”: atto di affidamento composto dal Patriarca Moraglia.

Dopo di lui anche i sindaci di Sassuolo, Siena, Nettuno, Ventimiglia, Tagliacozzo, Terni, Vanzaghello, Casole d’Elsa e Siracusa. Ad Ascoli Piceno le chiavi della città sono state consegnate a Sant’Emidio, a Lecco il sindaco si è affidato a San Nicolò, a Silvi a San Leone.

Nel silenzio della gran parte dei media, attenti solo ad avallare le “cifre” dei bollettini, si scontrano due diverse visioni della vita. Gli eterni don Camillo. e Peppone.

Il primo si appella alle parole di un giudice, Giacomo Rocchi, che scrive «la persona che vuole andare in chiesa lo fa per una situazione di necessità perché stiamo parlando dell’esercizio di un diritto primario non altrimenti efficacemente tutelabile perché è evidente che il Tabernacolo si trova solo in chiesa».

Il secondo risponde con le contraddittorie norme della ministra Lamorgese che dicono che in chiesa puoi anche passarci, però giusto se l’edificio sacro si trova sul tragitto di “comprovate esigenze”. Quindi lungo la strada che porta dal tabaccaio o vicino alla siepe dove fa la pipì il cagnolino. Altrimenti chiamiamo i gendarmi.

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