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Tecnologia blockchain contro le truffe da Covid-19

In questo periodo di emergenza sanitaria, purtroppo, non mancano gli sciacalli che vogliano fare soldi sulla pelle altrui, magari vendendo dispositivi medici fasulli spacciati per veri

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In questi giorni diverse associazioni dei consumatori hanno denunciato truffe online ai danni di ignare persone che hanno acquistato mascherine di protezione che non sono a norma. I raggiri però hanno toccato anche i tamponi. Lo scorso sabato a Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, la Guardia di Finanza ha sequestrato 900 falsi kit per la diagnosi del tutto privi di autorizzazione e di certificazioni delle autorità sanitarie per poi essere vendute online. Il materiale è stato fabbricato in un centro di analisi biochimiche e gli uomini della Finanza sono riusciti a bloccare la merce prima di essere venduta.

Per debellare le truffe e garantire la qualità del prodotto non basta punire, ma occorre tracciare l’intero processo produttivo.

Con la tecnologia blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) è possibile verificare ogni singolo passaggio della produzione, così da assicurarsi che un dispositivo sia valido. Marco Vitale, Ceo della società per azioni Foodchain, ha deciso di offrire gratuitamente l’utilizzo delle sue tecnologie aziendali per verificare la tracciabilità dei tamponi utilizzati per la campagna di monitoraggio dei contagi.

La scorsa settimana Vitale ha avanzato la sua offerta all’iniziativa ministeriale “InnvaItalia”, rivolta a aziende, università e centri di ricerca che, attraverso le proprie tecnologie, possono fornire un contributo nell’ambito dei dispositivi per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto del diffondersi del coronavirus sull’intero territorio nazionale. Il progetto è un’iniziativa congiunta del Ministero per l’innovazione tecnologica, del Ministro dello Sviluppo Economico e di quello dell’Università e Ricerca che, insieme a Invitalia, intendono dare sostegno della struttura del Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus. Qualora la candidatura venisse accettata, Foodchain metterebbe a disposizione della collettività l’App e la piattaforma di blockchain.

Fondata nel 2012 da Marco Vitale e Davide Costa, Foodchain è un’azienda che si occupa di tracciabilità dei prodotti alimentari. Attraverso i suoi sistemi digitali è in grado di seguire l’intera filiera agroalimentare: dal raccolto della materia prima alla distribuzione.

Il controllo avviene in tempo reale e tutti gli attori della catena possono vedere le informazioni attraverso un computer o uno smartphone.

Si tratta di un servizio che garantisce trasparenza e validità legale sia alle aziende coinvolte che al consumatore finale. La raccolta dei dati non viola il diritto alla privacy, dato che sono le imprese a decidere se le informazioni inserite rimangono private (e quindi inaccessibili a terzi), condivise con alcuni attori della filiera, oppure rese completamente pubbliche. Oltre ai generi alimentari, i software di Foodchain sono utile per la tracciabilità di qualsiasi prodotto, anche per i tamponi.

Dunque una tecnologia come quella di Foodchain è di indubbia efficacia per il settore sanitario: innanzitutto perché consente di controllare immediatamente i tamponi, poi perché non necessita di enormi costi e infine per la lotta alla contraffazione. Un contributo in più per guardare alla ripresa.

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