Italia, città chiusa

Lettere da un paese chiuso 39

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L’ultimo giorno di marzo, ieri, è stato freddo, un’aria tagliente che aiutava a tornare subito a casa. Per la prima volta non c’erano code né davanti al supermercato né alla farmacia, come se la gente si stesse abituando. Io mi sto abituando allo scorrere del tempo, anche se sogno Milano città riaperta. Ma intanto mi confondo i giorni, come quando sei in vacanza, e ti chiedi che giorno sia. Come se il destino volesse confermarmelo, ieri mattina il mio orologio si è fermato. Mi è venuta in mente l’unica frase dei talebani che mi abbia mai affascinato, rivolta alle strategie e alla fretta degli occidentali: “Voi possedete gli orologi. Noi abbiamo il tempo”. Ma siccome le missioni internazionali in Afghanistan, nonostante gli orologi, stanno per girare la boa dei vent’anni, sono passato al tabacchino per vedere se avevano una batteria da orologio. Niente da fare, e del resto, né io né l’amico del tabacchino sapevamo come smontare la cassa. Nel cassetto degli orologi non ce n’è uno che funzioni come una volta, a rotella, tutte batterie morte. Il tempo è cambiato.

Sono cambiate tantissime cose. Il bar dove prendevo il caffè è chiuso, e ovviamente non c’è più il ragazzone nero che all’uscita chiedeva qualche spicciolo. Dov’ è finito ? Sono scomparsi anche i migranti, tranne i rider, quelli che corrono in bicicletta a consegnare cibo nelle case, adesso hanno strade più facili, deserte. Gli altri, quelli che non lavorano nei mercati ortofrutticoli, quelli che hanno perso lavori occasionali o anche solo la possibilità di vendere qualcosa nelle strade, sono chiusi nei centri di accoglienza. Se ne sa poco o niente: un caso di positività Covid è stato segnalato in via Fantoli, verso via Mecenate . Isolato il ragazzo positivo e i suoi compagni di stanza, trasferiti gli altri centoventi ospiti. Dimenticata la bufala dei migranti immuni al virus – sono, semplicemente, più giovani, in quest’Italia di anziani – resta il timore di un contagio silenzioso, che farebbe disastri in strutture sovraffollate.

E gli altri, i migranti in arrivo ? Anche qui regna il silenzio. E anzi, il mondo sembra rovesciato. Un amico sardo di questa pagina, Davide Fois, mi raccontava, qualche settimana fa, al tempo della grande fuga dal nord, di un fenomeno curioso: “ gente che applaudiva alla Rackete che scaricava disperati del sud, oggi maledice la Tirrenia che ha scaricato impauriti dal nord”. In questi giorni un sindaco di destra, a Piombino, è stato l’unico a consentire a una nave da crociera , la Costa Diadema, di entrare in porto. Il comandante e l’equipaggio sono italiani, la nave batte bandiera italiana, ma ha a bordo qualcuno ammalato: gli altri porti erano chiusi. Come tutti quelli europei: il 16 marzo la tedesca Von der Leyen ha annunciato la chiusura dell’Europa a ogni viaggio non essenziale per 30 giorni.

Ho provato a tenere conto degli sbarchi: quasi azzerati. Ottantadue sbarcati a Lampedusa, e messi in quarantena in un hotel requisito, perché nell’hotspot c’erano già 26 persone in quarantena. Quarantaquattro sbarcati nel brindisino, e indossavano le mascherine. In tutto il mese di marzo 241 sbarchi. Ho sempre sostenuto che le migrazioni, quando non si tratta di fuga dalla guerra, devono esser incanalate nella legalità: visti, quote, sicurezza nei viaggi e dignità vera nell’accoglienza. L’ho sostenuto contro l’idealismo facile di chi apriva a chiunque si presentasse: il biglietto d’ingresso era il rischio di morire, e il prezzo della traversata. E adesso mi chiedo: ma allora se si sono azzerati gli sbarchi, cosa succede ? Succede che gli scafisti, privi di mascherine, si sono spaventati ? Succede che l’inferno libico, dove le fazioni continuano incuranti di tutto a farsi la guerra, come due calvi che litigano per un pettine, è migliore del nostro purgatorio italiano ? E gli allarmi su imbarcazioni in difficoltà ? Secondo Alarm Phone ci sono state diverse chiamate, ma nulla più. Stanno avvenendo naufragi di massa e non ce lo dicono o semplicemente non si parte più, dalle spiagge libiche? E le navi delle ONG dove sono ? Mediterranea ha comunicato la sospensione delle missioni. Ferme per riparazioni le navi della spagnola Open Arms, non so dov’è Carole Rackete, la tedesca più amata dagli italiani. Ma una cosa è certa, adesso che nel Mediterraneo non ci sono soccorsi. Le ONG che hanno sospeso le operazioni non si accorgono, in questo silenzio, di dare un potente argomento a chi diceva che le migrazioni, e le morti, ci sono perché loro le attirano, come lampadine con le farfalle notturne.

Sulla situazione in Africa, dove l’affacciarsi del virus si somma all’invasione delle cavallette, bisognerà riflettere, con umanità e chiarezza: quando in maniera graduale riapriremo i porti, accetteremo ingressi da paesi in cui c’è chi fugge, come abbiamo fatto noi dal nord Italia, dal virus ? Faremo all’arrivo i tamponi che non siamo stati capaci di fare ai nostri malati, ai nostri sani, ai cittadini che lo chiedono ?
Sull’altra sponda e sulle altre porte d’Europa, questa era la situazione ieri:

Egitto: 41 morti, 465 positivi,150 ricoverati
Libia: 0 morti, 8 positivi, 0 ricoverati
Tunisia: 10 morti, 349 positivi, 3 ricoverati
Algeria: 35 morti, 512 positivi, 37 ricoverati
Marocco: 33 morti, 526 positivi, 15 ricoverati
Turchia: 46 morti, 1114 positivi,52 ricoverati
Grecia: 49 morti,1213 positivi, 52 ricoverati

Già, in che pagina di notizie è scivolata la Grecia, dove l’Europa stava naufragando tra i lacrimogeni già prima di non voler scucire neanche un eurobond ? E l’isola di Lesbo ? Mi chiedo: se i cittadini greci impediscono gli attracchi, se i contadini pattugliano con i trattori, non è che la correttezza politica imposta dall’alto genera il suo contrario ? Potete cavarvela dicendo che sono neonazi o fascioleghisti, come usa dire. Ma gli abitanti di Lesbo, cinque anni fa, cucinavano per i nuovi arrivati. Gli abitanti di Lesbo sono stati candidati al Nobel per la Pace. Avevano, 5 anni fa, un campo per 3000 ospiti. Adesso sono 14.000. Cos’è l’Europa ? Una grande sala di terapia intensiva dove c’è posto fino a un certo punto ? Almeno gli anestesisti ce l’hanno detto chiaro. I profeti dell’accoglienza non ci hanno mai spiegato chi scegliere, tu avanti, tu resta dove sei. A proposito delle trincee dove si salva: alla Fiera di Milano stanno finendo il più grande reparto di terapia intensiva d’Italia, 250 posti. Posti letto, non le brandine nei palazzi dello sport che abbiamo visto in altri paesi. Ma tranquilli, non è merito di Bertolaso, che sta in ospedale. Solo della sua squadra, e di chi vi si è aggiunto.

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