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Lettere da un paese chiuso

L’intempestività perfetta

Niente racconti, oggi. Solo un ragionamento sull’intempestività e sulle responsabilità prese o scansate. Nei dizionari l’intempestività è descritta così: “Non tempestivo, che avviene o si fa fuori del tempo giusto o del momento adatto”.

La tempesta perfetta è invece un film del 2000 con George Clooney e, qualche anno prima, un romanzo tratto da una storia vera. Né film né libro sono memorabili, ma la storia vera sì. E’ la storia di un peschereccio con 5 uomini a bordo, l’Andrea Gail, che deve sfidare la sorte per guadagnarsi il pescato. Da terra arriva l’allerta per una tempesta che sta dirigendosi proprio verso l’Andrea Gail. Solitamente tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre cominciano ad affluire dal Canada alcune grandi masse di aria fredda polare. Quando queste poi si vanno a scontrare con le elevate temperature dell’Atlantico provocano tempeste. Ma quel giorno del 1991 si formarono due tempeste, una proveniente dal sud e l’altra da nordovest che si andarono poi ad unire all’uragano Grace, formatosi in area subtropicale: un incrocio che diventa la Tempesta Perfetta. Nelle comunicazioni radio tra la terraferma e il peschereccio si sentì il capitano dire: “È cominciata, ragazzi, è lei. È cominciata, su forza!” I resti dell’Andrea Gail vennero ritrovati un mese dopo, su una spiaggia a 260 chilometri di distanza.

E l’intempestività perfetta ? Il ritardo con cui si è capito che il virus era in circolo, che i focolai erano più di due, che mancavano i respiratori, che mancavano le mascherine ? Di una sola cosa sono certo: non è colpa dei giornalisti, che hanno – abbiamo – tanti difetti, ma non il potere di decidere le cose. Cominciamo da un post di Selvaggia Lucarelli, che è una nota blogger e una giornalista de Il Fatto Quotidiano. Sulla sua pagina Facebook qualche racconto tragicamente bello – come quello dedicato a una donna che ha spedito via whatsup l’ultimo messaggio a suo figlio – molti attacchi a Fontana e Gallera, governatore e assessore alla sanità in Lombardia. Ha intervistato per TPI Matteo Renzi, dopo le sue dichiarazioni a L’Avvenire su riapertura di fabbriche prima di Pasqua e scuole il 4 di maggio (curiosamente Matteo Renzi si riferisce a un’immagine proposta da papa Francesco che definisce quello che sta avvenendo come una “tempesta”). Ma il 27 marzo, poco dopo mezzogiorno, appare un post strano:

“ Credo che questa cosa di rinfacciare le previsioni sbagliate, i tweet leggeri, i video superficiali di sindaci, giornalisti e cittadini comuni quando l’Italia sembrava al riparo dal disastro debba finire. Credo che l’aver minimizzato sia una ferita aperta per tutti, basta.”

Letto così, sembrerebbe un armistizio dopo troppe polemiche politiche in un momento in cui serve solidarietà. Forse si potrebbe obiettare che si tratti anche di una autodifesa, perché Selvaggia Lucarelli era tra i promotori della “Notte delle bacchette” per riempire di clienti e di solidarietà i ristoranti cinesi di Milano, il 17 febbraio. Però va benissimo: ci sono fin troppi odiatori, a destra e a sinistra, e in questo momento non ce n’è bisogno, sono rimasti gli ultimi ultras, quelli dell’Atalanta stanno lavorando a metter su un ospedale da campo, e sentire Travaglio – il direttore de Il Fatto quotidiano – scherzare sul fatto che Bertolaso va in ospedale è solo stridente con il momento, come un autovelox acceso in questi giorni. Ma due ore dopo c’è un altro post, stavolta meno sereno, di Andrea Scanzi, anch’egli personaggio televisivo, scrittore, blogger, giornalista de Il Fatto Quotidiano. Scanzi se la prende con quelli che stanno mettendo in rete un suo video del 25 febbraio, in cui afferma in modo colorito che il coronavirus è poco più di un raffreddore. “La verità é che nessuno oggi potrebbe attaccarmi, perché tutti (o quasi) a febbraio dicevano e pensavano quelle cose. A partire da Salvini (il 27 febbraio, due giorni dopo il mio video), e il fatto che ora gli ultrà Salviniani mi insultino con toni da minorati eunuchi dimostra che per essere salviniani non serve essere idioti, ma per essere ultrà salviniani è proprio un requisito basilare.

Non possono attaccarmi (e infatti non lo fanno) Sala, Zingaretti, Gori, Zaia, Fontana, Meloni, Gismondo, Carofiglio, Crepet, Cacciari, Galli, Trump, Johnson (ops), Macron. Eccetera eccetera eccetera. Non può farlo nessuno, o quasi, perché ci siamo cascati tutti. … “ Poi Scanzi ricorda il clima di quei giorni di febbraio: “ “ vi faccio risentire cosa dicevano all’epoca il ministro della Salute (peraltro bravo) Speranza e Burioni. Sì: Burioni. Quello che oggi dicono: “eh, lui sì che aveva previsto tutto!”. Ma col cazzo, ragazzi. Proprio no. Guardate il video. E poi su Twitter: “Preoccupatevi più del meteorite che del virus”. Io ho creduto a esperti così, come immagino tutti. E ho fatto male. I primi a non capirci nulla sono stati proprio loro.

I primi a sbagliare sono stati proprio gli esperti. PURTROPPO abbiamo sbagliato quasi tutti. Io di sicuro. E mi spiace tanto che sia accaduto: non per le critiche ricevute (stica), ma perché un incubo così era difficile da immaginare. Così come da vivere.”
Dunque, ammettere di aver sbagliato, come del resto ha fatto anche Sgarbi, dovrebbe essere sufficiente, secondo me, e si gira pagina. E del resto nessuno pretende l’infallibilità da un giornalista, chi fa sbaglia. Quello che mi lascia perplesso è quell’addossare la colpa agli esperti. Posso sbagliare io, adesso, ma ho come la sensazione che né Lucarelli né Scanzi sbagliassero perché tratti in inganno dagli esperti. E allora cosa li ha spinti ad abbracciare la linea del tranquilli tutti ? Chi glielo ha fatto fare ? E’ di sinistra dire calma ragazzi o di destra dare l’allarme ? No, tanto che Salvini, per parte sua, ha ondeggiato tra l’una e l’altra posizione. Il fatto è che quella era la linea del Governo, e il governo PD-5 Stelle andava difeso, qualunque cosa facesse. Anche se si trattava di un governo nato per scongiurare le elezioni e il pericolo Salvini, e magari non così adeguato a sostenere l’urto di una pandemia, anche se il Ministro della Sanità è “peraltro bravo”. Il governo era ottimista ? L’ottimismo andava difeso. Lasciamo perdere i riflessi condizionati degli altri tifosi, quelli della destra. Se il Governo era ottimista, loro pessimisti. Se il governo diventata pessimista, loro ottimisti: le campagne elettorali si giocano in due, e ripeto che la nostra classe politica, abituata a sfoderare campagne elettorali come emergenze, ha affrontato la pandemia come fosse una campagna elettorale. L’ottimismo andava difeso da saggi richiami contro l’isteria collettiva, non solo dai blogger: provate a digitare le due parole “coronavirus e psicosi” nei siti di ricerca delle varie testate. Il Fatto Quotidiano dà 115.000 risultati. La Repubblica 169.000. Open, il sito diretto dal mio grande amico – il miglior direttore abbia mai avuto – Enrico Mentana, ha 12 pezzi sulla psicosi già nella prima paginata , e non sono andato oltre.

Ma chi se ne frega, direte voi, e dico anch’io. Il fatto è che quel discorso sulla psicosi, cioè sull’esagerazione del pericolo, non è rimasto una lettura giornalistica, che si può tranquillamente dimenticare. E’ stata la scelta del governo, e questo invece ha avuto le sue conseguenze. Ricorderete – è quello il video da ricordare – il premier Conte che il 27 gennaio dalla Gruber dice che tutto è a posto, che siamo prontissimi. Ricorderete che il 31 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale, non in un profilo FB, appare la dichiarazione dello Stato d’emergenza da parte del Governo. Non ricorderete, perché non se ne è parlato, che esisteva un “Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale”, predisposto dopo l’aviaria del 2003. Sapete quando è stato aggiornato ? Il 10 febbraio, sì. Ma del 2006. Cioè: il governo, dopo aver dichiarato l’emergenza, non ha preso sul serio neppure se stesso. E la maschera ottimista, invece, è stata presa come una linea da seguire: Sala invita ad affollare i ristoranti cinesi e Milano a ripartire, Zingaretti sale a Milano per un aperitivo, il sindaco di Firenze invita ad abbracciare i cinesi (che nel frattempo, più saggi di tutti, hanno già preso le distanze da chiunque li volesse non abbracciare, ma anche entrare in un loro negozio o stringere loro la mano). Questo conta, non le previsioni sbagliate di qualche giornalista. Perché questo spiega come mai tutto è partito in ritardo, a incendio ormai scoppiato, e tutto sarebbe arrivato in ritardo: mascherine, respiratori, misure restrittive, bare.

Per nasconderlo, il governo, i vertici della Protezione Civile e l’altra sera il Commissario straordinario Arcuri ripetono: ci stanno imitando tutti, siamo un modello. Sì, è vero: si sono mossi in ritardo tutti, fuori dall’Asia, come noi. Facciamo quello che ci dicono gli esperti, ripete più volte Giuseppe Conte, come un alibi. Abbiamo visto come gli esperti siano spesso divisi su molte questioni (vi ricordate è poco più di un’influenza, vi ricordate le mascherine non servono ?), e non solo da rivalità professionali: è un virus nuovo, lo stanno studiando in corso d’opera. Nel Comitato Tecnico Scientifico che illumina Conte c’è Walter Riccardi, figura nota a livello internazionale, e già esponente di rilievo dell’ Organizzazione mondiale della Salute. Li volete vedere i tweet del WTO, che è l’acronimo inglese dell’OMS ? Volete vedere come minimizzava, coprendo la Cina ? Si sconsigliano restrizioni ai viaggi da e per Wuhan si sconsigliano restrizioni ai viaggi e commerci da e per la Cina .Controllate le date.

Sono messaggi di gennaio: l’11 marzo l’OMS dichiarerà la pandemia. Purtroppo ho una lunga esperienza di fallimenti delle Nazioni Unite, come forze di pace, dalla Somalia a Srebrenica. Diciamo che preferisco Medecins Sans Frontieres a tante agenzie umanitarie delle Nazioni Unite. Allora ha ragione Scanzi: hanno sbagliato proprio tutti. La Cina ha potuto nascondere, la malasorte ha voluto che l’Italia è stato il primo paese europeo con una sua trasparenza a essere investito dal virus e non ha capito, e così a ruota gli altri, dalla Spagna agli Stati Uniti. Tranne forse il cuore duro della ex Unione Europea, Germania e Olanda. Ecco, la intempestività perfetta: l’OMS, il governo, i media, gli esperti, le istituzioni europee, tutto in uno. Certo, ci dicono, avrebbe fatto meglio qualcun altro ? Non lo so, ma non mi interessa. Non sono tifoso di nessun altro. Certo, facile parlare, dice uno, avrei voluto vedere lei al posto suo.

Pubblicità. Scorrere fino a continuare la lettura.

Ognuno deve stare la suo posto. Se io sono barelliere non pretendo di fare il medico, né viceversa. Se un impegno mi travolge, chiedo aiuto, non sfodero la sicurezza che non ho. Ma no, adesso è il momento dell’unità. Sì, a patto che il caos non si ripeta anche nell’uscita dalle misure restrittive, a patto che la cura non sia peggiore del male, a patto che gli esperti non vengano usati come qualcosa dietro cui trincerarsi per non prendersi la responsabilità di scelte difficili, a patto che ripartiamo senza l’arroganza di essere quelli che fanno da modelli agli altri, mentre il Consiglio d’Europa fa l’OMS di turno. Certo, ma gli esperti consigliavano così, dice un altro. Vorrei solo dirvi che quando, dopo l’attentato, hanno processato ufficiali dei carabinieri e generali dell’esercito per non aver disposto adeguate difese a Nassirija, nessuno ha detto: avrei voluto vedere un altro, al loro posto. E vorrei aggiungere che quando hanno processato gli esperti che rassicurarono ingannevolmente gli abruzzesi toccati da uno sciame sismico, nessuno si è appellato alla difficoltà di previsione dei terremoti. Le colpe sono colpe, e resteranno. Viva l’Italia che dimentica. E viva l’Albania che ricorda.

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