“Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”

Certo né Giuseppe Conte né Borrelli né Arcuri sanno l’origine e il significato di questa frase: un’antica denuncia contro le lentezze del potere, ancora attuale.

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«Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur» fu l’amara constatazione di Tito Livio, Roma tergiversò a lungo senza ascoltare l’accorato appello degli ambasciatori di Segunto così, dopo otto mesi di combattimenti, la città si arrese e Annibale la rase al suolo.

Oggi l’accorato appello arriva – ormai da settimane – da medici e governatori, da sindaci e da operatori sanitari, da commercianti, piccoli imprenditori, liberi professionisti… Ma a Roma si tergiversa, ci si balocca negli adempimenti burocratici, non si emanano neppure i decreti attuativi dei provvedimenti adottati.

Qualcuno si rende conto che c’è una emergenza sociale, oltre a una sanitaria in atto? Qualcuno si rende conto che – dopo un mese di inattività – ci sono migliaia di famiglie in difficoltà?

I giornalisti democratici, qualche giorno fa, deridevano gli americani in fila davanti alle armerie per acquistare armi e munizioni, dopo i primi provvedimenti di chiusura… Adesso si comincia a capire il perché…

È trascorsa più di una settimana dalla sofferta pubblicazione del decreto cosiddetto “Cura Italia” e i sussidi previsti dal testo non sono ancora attivi. Per esempio, se chiedete la sospensione di mutui e finanziamenti, in banca rispondono: “Siamo in attesa dei provvedimenti di attuazione; vi invitiamo a ricontattarci nei prossimi giorni”.

Eh già, perché non bastano 295 pagine di articoli (che per decifrarli completamente commercialisti e consulenti del lavoro stanno lavorando alacremente da giorni) ci vogliono anche i decreti attuativi del ministro Gualtieri.

Per la cassa integrazione il presidente dell’Inps sta tentando di accelerare i tempi. Forse i soldi arriveranno a fine aprile. Forse… Intanto cosa pensano? Che la gente si mangi le pagine del decreto? Abbiamo visto le immagini del supermercato a Palermo con la gente che non voleva pagare? Questo è solo il primo atto.

Nel Palazzo sembra che non capiscano cosa vuol dire la parola emergenza. Dicono che dalla prossima settimana (ovvero quindici giorni dopo la pubblicazione del decreto) si potranno fare le domande. Vedremo cosa succederà.

Intanto uno che ha capito la differenza fra la teoria e la pratica è Domenico Arcuri, il commissario straordinario per l’approvvigionamento dei materiali. Pensava fosse un compito facile, ma anche lui si è arenato nella burocrazia e, alle Regioni, non sono arrivate né le mascherine né i respiratori che saranno consegnati – forse – tra un mese.
I resoconti della lite nell’ultima videoconferenza con le Regioni, riportati anche da Repubblica e da Il Fatto quotidiano, sono tragicamente esilaranti.

Tragicamente, perché le Regioni hanno bisogno sia dei respiratori che dei dispositivi di protezione per medici e sanitari, ma ricevono poco o nulla, per cui i governatori sono costretti ad agire per conto proprio. In questa situazione il commissario ha dovuto ammettere: «Effettivamente c’è una discrepanza che non mi aspettavo, e che ancora oggi non mi spiego… non so se è un problema di corriere o di aziende ma da qualche parte il meccanismo si inceppa».

Sulle mascherine il bilancio è “ridicolo”. Per dare un’idea: alle Marche dovrebbero essere state consegnate più di un milione di mascherine, ma ne sono arrivate 0; alla Campania 800 mila, arrivate 0. Quindi non solo il commissario ha trovato materiale insufficiente (un quinto del fabbisogno) ma questo non arriva neanche a destinazione.

Lo ha ammesso anche “la voce dei padroni” Repubblica: «Quello che invece in queste ore nessuno vuole ammettere, ma che rischia di diventare presto uno degli argomenti principali del dibattito pubblico – stando almeno alle inchieste penali aperte, da Torino a Bari, da Genova a Enna – è che il caos è il precipitato del grande ritardo con cui lo Stato si è mosso».

Noi lo scriviamo da settimane anche perché il dramma di medici, sanitari contagiati e di tutto il popolo italiano in pericolo continua.

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