Vogliamo il governo dei governatori

Basta con i “professioni del caos”, con gli incompetenti e i ciarlatani: vogliamo persone che hanno coraggio, sanno decidere e si assumono le proprie responsabilità nei momenti del bisogno

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Se al governo, come abbiamo visto ieri, ci sono i “professionisti del Caos”: burocrati, perditempo, narcisisti, incapaci di affrontare la situazione e privi di buonsenso: per nostra fortuna ben diversi appaiono alcuni governatori delle Regioni. Soprattutto quelli chiamati a gestire direttamente e concretamente l’emergenza.

In primis la Lombardia, la più colpita, poi il Veneto, l’Emilia-Romagna e il Piemonte: quindi Fontana (supportato dall’assessore Gallera), Zaia, Bonaccini e Cirio. Due su quattro colpiti dal virus, però non hanno perso tempo, seppur ostacolati da un governo incapace di adottare misure serie, decise e tempestive. Mentre Conte e Borrelli negavano l’evidenza di chiudere tutto, loro diramavano ordinanze e appelli con forza e rigore, anche assumendosi responsabilità dirette e gravose.

Se l’atteggiamento inizialmente  contrario – per non dire ostruzionista – da parte del governo era evidentemente dovuto “all’antipatia” politica nei confronti dei leghisti Fontana e Zaia, con il passare delle settimane il fronte si è aperto e ora, contro l’egocentrico Conte, l’inutile Speranza e la corte dei miracoli romana si stanno schierando anche molti governatori del Pd.

Il pugliese Emiliano ha lanciato l’allarme in tv per la mancanza di dispositivi di protezione e respiratori in Puglia. Il campano De Luca ha scritto una durissima lettera per denunciare i ritardi del governo e annuncia l’imminente collasso della sanità campana. Il marchigiano Ceriscioli ha preferito chiamare Bertolaso per realizzare in tempi brevi una struttura ospedaliera, invece che rivolgersi all’inetto Borrelli, capo della Protezione civile.

Ora possiamo aggiungere anche le lamentele del governatore dell’Emilia, Bonaccini (che per il Pd era un mito, dopo la vittoria alle regionali) scatenato contro il “suo” governo che non capisce le esigenze dei territori e agisce con ritardo. Questi governatori di sinistra rappresentano la prova inequivocabile del fallimento della gestione dell’emergenza sanitaria da parte del governo più a sinistra della storia d’Italia.

I governatori regionali sono la prima linea dinanzi all’emergenza coronavirus, più dei sindaci, visto che a loro fa riferimento la gestione della sanità e delle relative strutture che, però, non possono funzionare senza adeguate forniture di materiali (di protezione), strumenti (nuovi respiratori) e mezzi finanziari (per ampliare i reparti e assumere nuovo personale). Tutto ciò che il governo (pur avendo dichiarato lo stato di emergenza il 31 gennaio) non ha pensato a cercare, ordinare, acquistare, distribuire o fornire.

Eppure Conte, Gualtieri, Speranza, Borrelli (come tutti noi) vedevano le immagini della Cina, con i medici completamente protetti e dove, in dieci giorni, hanno costruito ospedali per mille posti di terapia intensiva per gestire la situazione.

Governare significa “dirigere, guidare, condurre” (vocabolario Treccani) “reggere le sorti di uno Stato”, non fregarsene, voltarsi dall’altra parte, far finta di niente. Vorremmo aggiungere che governare “bene” significa anche saper guardare avanti, prevenire i pericoli e, poi, affrontarli quando si presentano. Non sottovalutare (per interessi personali) i rischi, irridere chi chiede controlli e, poi, correre a nascondersi quando scoppia il dramma (come hanno fatto Speranza, Zingaretti, Di Maio) o cercare di scaricare le colpe su altri (come ha fatto Conte).

Contro questa banda di inetti che ci governa si sta compattando il fronte dei governatori. Oltre a quelli in prima linea e a quelli già citatati, anche Marsilio (Abruzzo), Musumeci (Sicilia), ma soprattutto Santelli (Calabria) e Bardi (Basilicata), che hanno ereditato una sanità a livelli disastrosi, hanno adottato in queste settimane provvedimenti speciali e chiesto di poter sigillare i confini regionali. Totalmente inascoltati dal ministro dell’Interno Lamorgese, preoccupata solo di trovare accoglienza ai migranti che lei continua a lasciar sbarcare.

Dalla Sicilia al Friuli (dove Fedriga ha invocato l’esercito per controllare il confine sloveno), dalla Sardegna alla Liguria di Toti, dal Trentino alla Valle d’Aosta, è un fronte compatto di governatori preoccupati per la salute dei loro cittadini che vorrebbero più mezzi e più sicurezza da un governo sordo.

Solo nella conferenza stampa dell’altro giorno, il solito tentennante e vanesio Conte ha dichiarato di voler lasciare “carta bianca” alle Regioni per poter disporre ulteriori restrizioni al fine di contenere la diffusione del virus. Se l’avesse fatto prima ci saremmo risparmiati qualche centinaio di morti, frutto delle sceneggiate in stile #Milanononsiferma messe in piedi dal sindaco di Milano Sala e costate il contagio anche al segretario del Pd, Zingaretti.

A proposito… ovviamente avete notato che nell’elenco dei governatori virtuosi manca proprio quello del Lazio che, al contrario dei suoi colleghi, ha impedito la rapida riattivazione di un Ospedale specializzato (il  Forlanini da lui promesso alle ONG straniere). Com’è che si chiama il governatore del Lazio?

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