A mali estremi, estremi rimedi

L’economista Marco Zanni: «tra i 170 e i 180 miliardi: questa è la misura minima degli interventi che devono essere messi in campo. Dobbiamo salvare i nostri lavoratori, gli autonomi, gli artigiani, gli imprenditori, le categorie produttive e le famiglie che rischiano di fallire e di non arrivare alla fine del mese».

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Sono giorni di grande allarme in Europa e nel mondo, prima di tutto per la salute di milioni di persone, poi per le conseguenze economiche di questa crisi che rischiano di compromettere seriamente la nostra vita lfutura.
Come se non bastasse di sono speculatori internazionali, gruppi affaristici e lobby (anche in Italia) che cercano di trarre vantaggio dalla situazione sia per guadagnarci sia per asservirci ulteriormente e logiche “di mercato”. L’Europa è divisa, indecisa, incapace di reagire e si muove in ordine sparso.

C’è chi parla di Eurobond (o Coronabond) e chi insiste con il MES (come il vanesio Conte). C’è anche chi, come il tedesco Klaus Regling (amministratore del MES) spiega con arroganza a cosa servirà il Meccanismo di Stabilità: «Italia e Spagna dovranno inginocchiarsi» ha detto senza usare eufemismi.

Marco Zanni

Per capire qualche cosa di più dell’attuale confusa situazione economica europea ci siamo rivolti all’onorevole Marco Zanni, 34 anni, laureato in Economia Aziendale all’Università e studi presso l’ESADE Business School di Barcellona. Professionalmente si è occupato di finanza strutturata, ristrutturazioni aziendali, fusioni e acquisizioni e strutturazione di emissioni obbligazionarie per grandi gruppi italiani ed europei. Deputato al Parlamento europeo dal 2014, ha lavorato come membro della Commissione per i Problemi Economici e Monetari e della Commissione Bilancio. Da giugno 2019 è Presidente del gruppo “Identità e Democrazia”, che si oppone al centralismo e alla burocrazia di Bruxelles per riconsegnare agli Stati un ruolo primario nelle scelte politiche.

Onorevole come commenta le frasi di Klaus Regling nei confronti di Italia e Spagna?

«Spero ancora che non siano vere, visto che si sono affrettati a smentire, purtroppo però non mi stupirebbero, perché questi signori ci hanno dato molteplici prove della logica “malata” sulla base della quale formulano i loro ragionamenti».

La Germania rifiuta di attuare i Coronabond, vogliono portarci verso l’opzione capestro del MES?

«È chiaro ormai che la direzione è quella, ovvero ingabbiarci nei meccanismi perversi del MES da cui poi sarà difficile, se non impossibile, uscire».

Perché tutti i Paesi hanno messo in campo misure anche 10 volte maggiori di quelle italiane? Per intenderci, la Spagna ha annunciato un piano di aiuti da 200 miliardi; la Germania un piano eccezionale da 550 miliardi, la Francia un “maxipiano” da 300 miliardi e noi una “manovrina” da 25 miliardi…

«Perché abbiamo un Governo completamente succube di Bruxelles, dal momento che è proprio in virtù del placet europeo che è potuto venire alla luce. Del resto, il Conte bis non è certo nato dal volere degli italiani. Gli altri Paesi giustamente, oggi come in passato, fanno i loro interessi. Per quanto riguarda l’Italia, invece, sembra di vedere il solito film: dobbiamo andare con il cappello in mano a chiedere l’elemosina».

Sarebbe favorevole agli Eurobond?

«Gli Eurobond non servono. Serve una banca centrale che faccia il suo mestiere. La BCE dovrebbe acquistare illimitatamente i titoli di Stato dei Paesi europei, sterilizzando tutto il deficit necessario a rispondere all’emergenza Covid-19 e alla crisi economica conseguente».

Come vede la possibilità di coniare una moneta parallela nazionale, valida solo in Italia, per ripartire?

«Credo che neanche questa sarebbe una soluzione semplice ed efficace. La crisi in corso dimostra la sensatezza di ciò che abbiamo sempre chiesto, ovvero il superamento dei vincoli del Patto di stabilità, la messa in campo di interventi massicci da parte della BCE e la modifica alla normativa sugli aiuti di Stato (come peraltro affermato, poi, ieri anche da Mario Draghi ndr.). Tutte queste misure, se attuate senza condizionamenti e in maniera mirata, possono essere molto utili. Certo, restano sempre necessarie l’ambizione e la tenacia che non mi pare il nostro governo stia dimostrando di avere».

Abbiamo ricevuto molta solidarietà da Paesi extra UE: come la Russia, persino Cuba; cosa ci possiamo aspettare dall’Europa?

«L’Unione Europea è in affanno, si è mossa tardi e male e soltanto dopo che anche Francia e Germania sono state colpite dall’emergenza. Non mi aspetterei grande solidarietà, ma pretendiamo che almeno non vengano posti ostacoli nella nostra ripresa. Bisogna assolutamente evitare atteggiamenti come quello della Lagarde, che hanno già avuto impatti devastanti».

C’è un effettivo rischio di Commissariamento dell’Italia attraverso il MES?

«Certo, il MES è uno strumento confezionato appositamente per commissariare i Paesi “non virtuosi” e sarà la Troika (BCE, UE, FMI) a imporci le sanzioni, come avvenuto per la Grecia. Saranno loro a dirci quali riforme fare (modello Fornero), con quei i tagli massicci al welfare che ci hanno portato dove siamo ora (fu Monti ad avviare il taglio degli ospedali e dei posti letto ndr.). Lo scenario che si prospetterebbe è sconfortante: saremmo ancora più succubi di quanto già siamo».

Come si può resistere o contrapporci al duopolio Francia-Germania?

«Francia e Germania non stanno meglio di noi, hanno solo più consapevolezza nei propri mezzi e maggiore decisione nelle loro azioni: l’Italia deve prendere coraggio, non siamo la Cenerentola d’Europa come qualcuno vuole farci credere. Abbiamo un tessuto imprenditoriale di prim’ordine, che dobbiamo assolutamente preservare da questa crisi e rilanciare sul tavolo europeo. Dobbiamo iniziare una volta per tutte a difendere e valorizzare le nostre priorità, come del resto fanno da tempo tutti i nostri partner continentali».

Quali riforme potrebbero essere fatte per cambiare la politica economica europea che ci sembra improntata solo sull’austerity?

«Come dicevo prima, rivedere il Patto di Stabilità e crescita, le regole sugli aiuti di Stato e il ruolo della BCE sono le basi per iniziare un nuovo percorso. O si procede in modo netto con queste riforme, oppure l’Ue e l’eurozona non sono progetti utili».

Quali proposte per uscire da questa situazione di crisi e ripartire?

«Abbiamo chiesto di aumentare gli ammortizzatori sociali, di procedere con gli interventi fiscali, di predisporre misure più incisive di sostegno al reddito per tutte le categorie di lavoratori e di dare agevolazioni forti alle imprese. Siamo in una situazione di estrema difficoltà, da cui usciremo solamente con misure straordinarie, mai viste prima. Le stime recenti danno un calo del Pil in Italia dell’11% nel 2020, che si traduce con una perdita fra i 170 e i 180 miliardi. Questa è la misura minima degli interventi che devono essere messi in campo dal governo. Dobbiamo salvare i nostri lavoratori, gli autonomi, gli artigiani, gli imprenditori, le categorie produttive e le famiglie che rischiano di fallire e di non arrivare alla fine del mese. Dobbiamo osare e fare in modo che da Bruxelles non ci venga impedito di fare tutto quello che è necessario per la ripresa del nostro Paese».

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