Satelliti e privacy 2: in gioco c’è la libertà

Anche se i satelliti non riconoscono (ancora) i volti, le loro immagini combinate con altri flussi di dati rappresentano una minaccia non solo per la privacy

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Seconda parte –
Come abbiamo visto ieri, tecnologie sempre più avanzate stanno spingendo verso un monitoraggio capillare delle nostre vite. «I movimenti delle singole persone, in che tipo di negozi vai, dove vanno i tuoi figli a scuola, che tipo di istituzioni religiose visiti, quali sono i tuoi schemi sociali. Tutti questi informazione migliaia di altre potrebbero essere facilmente rintracciate, nel caso qualcuno fosse interessato». Lo afferma Peter Martinez, della Secure World Foundation.

Dopo aver fatto un primo punto della situazione, cerchiamo ora di capire anche se vi siano modi per arginare questo pericolo.

È costoso guardarti sempre

Una cosa che potrebbe salvarci dal controllo celeste è il prezzo. Alcuni imprenditori satellitari sostengono che non c’è abbastanza domanda per pagare una costellazione di satelliti in grado di monitorare 24 ore su 24 a risoluzioni inferiori a 25 cm. «Diventa una questione di economia. – afferma Walter Scott, fondatore di DigitalGlobe, ora Maxar – Alcune aziende stanno lanciando “nanosatelliti” relativamente economici dalle dimensioni di un tostapane e i 120 satelliti lanciati da Planet hanno “ordini di grandezza” più economici dei satelliti tradizionali ma c’è un limite alla grandezza delle immagini che possono essere acquisite e che potrebbero non essere iper-dettagliate.

«È un principio fondamentale della fisica che la dimensione dell’apertura ottica determina il limite della risoluzione che puoi ottenere. – afferma Scott – A una certa altitudine, è necessario un telescopio di determinate dimensioni». Cioè, nel caso di Maxar, un’apertura di circa un metro di diametro, montata su un satellite delle dimensioni di un piccolo scuolabus. Satelliti più grandi significano lanci più costosi, quindi le aziende avrebbero bisogno di un incentivo finanziario per raccogliere tali dati.

Detto questo, c’è già richiesta di immagini con una risoluzione inferiore a 25 cm. Per esempio, alcuni sottoscrittori di assicurazioni hanno bisogno di quel livello di dettaglio per individuare gli alberi a strapiombo sul tetto o per distinguere un lucernario da un pannello solare e possono ottenerlo da aeroplani e droni. Ma se il costo delle immagini satellitari scendesse abbastanza, le compagnie assicurative ne approfitterebbero.

Naturalmente, i droni possono già raccogliere immagini migliori di quanto non possano fare i satelliti. Ma i droni sono limitati nelle aree di sorvolo.

Negli Stati Uniti, la Federal Aviation Administration proibisce di far volare droni commerciali su gruppi di persone ma anche su tutte le aree di rispetto militare, civili, aeronautico o strategico. Un drone che pesa più di 227 grammi deve essere registrato come un’arma. Nello spazio non ci sono tali restrizioni.

Il Trattato sullo spazio esterno, firmato nel 1967 da decine di Stati membri delle Nazioni Unite, offre a tutti libero accesso allo spazio, e i successivi accordi sul telerilevamento hanno sancito il principio del “cieli aperti”. Durante la Guerra Fredda questo aveva senso, poiché consentiva alle superpotenze di monitorare altri Paesi per verificare che fossero aderenti agli accordi sulle armi. Ma il trattato non prevedeva che un giorno sarebbe stato possibile per chiunque ottenere immagini dettagliate di quasi ogni luogo privato.

Il futuro della libertà umana

Le leggi americane sulla privacy sono vaghe quando si tratta di satelliti. Le corti hanno generalmente consentito la sorveglianza aerea, sebbene nel 2015 la Corte suprema del New Mexico abbia stabilito che una “ricerca aerea” da parte della polizia senza un mandato era incostituzionale. I casi spesso dipendono dal fatto che un atto di sorveglianza violi la “ragionevole aspettativa di privacy” di qualcuno.

Una foto scattata su un marciapiede pubblico va bene ma una foto scattata da un drone attraverso la finestra della camera da letto di qualcuno: probabilmente no. E un satellite in orbita a centinaia di miglia di distanza, che cattura l’immagine di un’auto che entra nel vialetto? Poco chiaro.

Ciò non significa che il governo degli Stati Uniti sia impotente. Non ha giurisdizione sui satelliti cinesi o russi, ma può regolare il modo in cui i clienti americani utilizzano immagini straniere. Se le compagnie statunitensi ne traggono profitto in un modo che viola la privacy dei cittadini, il governo potrebbe intervenire.

Raymond sostiene che proteggersi significherà ripensare il concetto stesso di privacy. Le attuali leggi, afferma, si concentrano sulle minacce ai diritti delle persone ma quelle protezioni «sono anacronistiche di fronte all’intelligenza artificiale, alle tecnologie geospaziali e alle tecnologie mobili, che non solo utilizzano i dati di gruppo, ma immagazzinano dati di gruppo come gas nel serbatoio».

Regolamentare queste tecnologie significherà concepire la privacy come applicabile non solo agli individui, ma anche ai gruppi. «Però, fino a quando non saremo tutti d’accordo sulle norme sulla privacy dei dati – afferma Raymond – sarà difficile creare regole durature sulle immagini satellitari. In gioco c’è il futuro della libertà umana».
(2 – Fine)

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