Italia profonda

Lettere da un paese chiuso 33

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Quando c’è un dolore da ricacciare in gola, bisogna prendersi cura degli altri. Bisognerebbe farlo sempre, occupati come siamo a prenderci cura di noi stessi. Ma quando ti sembra di annaspare, prendersi cura di qualcun altro aiuta, ti obbliga a tirare avanti. Immagino come dev’essere dura tenere i figli piccoli in casa, immagino come dev’essere difficile pensare ai propri vecchi, ma sono cose che aiutano a non mollare. Oggi voglio occuparmi di due piccole comunità, due paesi, uno nella bergamasca l’altro in Sicilia. Il primo si chiama Torre dei Roveri, il secondo Villafrati.

Nel primo non ci sono mai andato, nel secondo più di una volta perché è il paese di Salvo La Barbera, il cameraman con cui ho diviso tante avventure. Non sono paesi dimenticati di montagna, anche se sorgono in un paesaggio ondulato : Torre dei Roveri, che nel 1951 aveva poco più di mille abitanti, adesso ne ha 2310, forse attirati dal fatto che il capoluogo è a una decina di chilometri, e qui si vive più tranquilli e la vita costa meno. Dev’essere lo stesso a Villafrati, che aveva 3364 abitanti nel 1951 e oggi ne ha 3275, e che è un po’ più distante dal mare di Palermo, una trentina di chilometri all’interno. Sono paesi che sembrano usciti da quelle gallerie di immagini che una volta, quando la televisione era in bianco e nero, facevano da intervallo, con una musica dolce e soporifera. Posti senza fretta, quando gli intervalli erano possibili e lunghi. Posti che io mi immagino sempre come quel cruciverba della Settimana Enigmistica, con le foto della Chiesa, del Municipio, di uno scorcio tipico, e devi indovinare, verticale o orizzontale, il nome del paese. Posti da cartoline che nessuno scrive più, ma tutt’altro che spenti: a Torre dei Roveri si fa un vino – il Valcalepio bianco o rosso – che rallegra le tavole, a Villafrati fanno una infiorata che il mio amico ha ripreso per la prima volta con un drone, e il teatro ha un buon cartellone.

Torre dei Roveri l’ho sfiorata nei giorni scorsi, raccontando la scomparsa di Siro, che nel paese era il babbo Natale, ogni anno. Mi accorgo che sto usando spesso la parola “paese”. In friulano si dice “tal pais”, nel paese, e non so come suoni in bergamasco. Forse a Villafrati, se il siciliano assomiglia a quello di Pantelleria, si dice “u paisi”. E’ una parola che mi piace, perché sa di posto dove ci si conosce tutti, ci si sopporta tutti e ci si supporta. Ogni paese ha la sua bella, il suo scemo, il suo storico locale, la sua squadra di calcio, le sue associazioni, piccoli mondi intatti, che sono come un rifugio di tepore, di tradizioni, di cognomi che si ripetono, di soprannomi che si tramandano, attorno al campanile (quello di Torre dei Roveri sembra una torre, perché è merlato). Posti che se vai in viaggio, o in vacanza e ti chiedono di dove sei, devi dire subito la provincia, se no ti guardano come uno caduto dal cielo. Sconosciuti e felici, che è tanto se hanno una locanda, ci torna qualcuno il fine settimana, e turisti senza pullman e senza guida: gli agritur di Torre e le terme arabe di Villafrati. Fino a quando arriva un’epidemia.
Da Torre dei Roveri mi ha scritto la figlia di Siro, che è stato cremato ieri. A Villafrati ho parlato al telefono con Salvo. Gli ho detto di salutarmi Vincenzo, l’artista del tufo che ha reso la Sicilia bella, le ha dato colore sotto il sole, prima che arrivasse il cemento a rovinare un po’ la scena. Gli ho chiesto come stanno gli amici della biblioteca dove hanno costruito un povero e bel museo sulle migrazioni dei villafratesi. Gli amici del bar all’aperto, in cima al paese, dove d’estate sale il fresco della sera. Sono i posti dove ho presentato i miei libri, ma conosco anche il fruttivendolo e il macellaio, e il marmista che mi ha regalato una mensola di marmo solo perché era stato compagno di Salvo alle elementari. Non ci si perde di vista, nei paesi.

Lo scorso fine settimana a casa della famiglia Marchesi, la famiglia di Siro, è stato un incubo. Da inizio marzo Siro, 65 anni, immunodepresso, aveva qualche linea di febbre e tosse, il respiro corto. Nessun tampone. Venerdì è peggiorato, ed è morto. Per trentasei ore la salma di Siro è rimasta in casa, nel salotto, con la moglie Judit e la figlia Asia a vegliarla. Alla fine il sindaco, scavalcando la burocrazia, ha dato alle pompe funebri l’autorizzazione a chiudere la bara e portla al cimitero, anche in assenza della dichiarazione di morte: nessun medico- travolti da chiamate, privi di protezioni – aveva potuto o voluto avvicinarsi.

A Villafrati è stata una settimana da paura. Da quando il contagio è emerso non come una notizia da tg dai paesi del nord, ma come breaking new da un paese che, pur non lontano da Corleone, non aveva mai fatto notizia. Alla Residenza delle Palme, una residenza sanitaria assistita. La Residenza non ha nulla, a giudicare dal sito on line, della tristezza severa e spoglia di un ospizio: due reparti, uno per anziani con ridotta mobilità e non autosufficienti, uno per malati di Alzheimer. Non sappiamo in quale dei due reparti fosse ospitato Carmelo Pecoraro. Novantenne e originario del vicino paese di Vicari, sta male. Lo portano all’ospedale di Partinico, muore. Aveva il coronavirus. Scattano i controlli nella Residenza e i positivi, tra ospiti e personale risultano 69: un focolaio. Altri nove anziani vengono ricoverati a Partinico, Villafrati viene dichiarata subito zona rossa, nessuno entra, nessuno esce. Le ipotesi su come il virus sia arrivato in paese potrebbero assomigliare a un’inchiesta del commissario Montalbano. Secondo una prima pista è stata una giovane donna rientrata in Sicilia nell’esodo dal nord che tutti ricordiamo, a venire a trovare il nonno e, inconsapevole, a trasmettere il virus. Seconda pista: è stata un’ inserviente della Residenza. Ma in breve tempo le due piste sembrano saldarsi: nel paese di Vicari, lo stesso della prima e finora unica vittima, una ventenne che lavora come tirocinante alla Residenza delle Palme, risulta positiva al tampone, sebbene asintomatica. E per di più ha un nonno ospite della Residenza: due più due fa quattro. Deve intervenire il sindaco di Vicari: guardate, dice, la ragazza non è mai stata la nord, smettetela. Perché in rete e perfino con un video molti l’accusano e qualcuno la minaccia, l’untrice che è adesso in isolamento, a casa. I carabinieri, oltre a chiudere gli accessi al paese, devono occuparsi anche di questo, adesso.
A Torre dei Roveri ieri è stato cremato Siro Marchesi. Io l’avevo ricordato come potevo, da distante, come a mettermi la cravatta al funerale che non c’è di un uomo che non conoscevo, in un paese che starà senza babbo Natale, il prossimo dicembre. La figlia mi ha scritto. Una lettera a tratti dura da leggere. Ma aiuta a capire che Siro ha seminato amore come fossero giocattoli lanciati dalla slitta:

“Buongiorno Signor Capuozzo. Sono la figlia di Siro il Babbo Natale di Torre de’ Roveri.Le faccio i complimenti per l’ articolo e se le fa piacere le descrivo il mio papà: Siro mi ha preso come sua figlia quando avevo 5 anni io sono nata a Budapest nel ’76,poi mia mamma conosciuto Siro che era in vacanza in Ungheria e se ne è innamorata subito! Ha divorziato da mio padre biologico e nell ’81 siamo venute in Italia. Siro, un grandissimo lavoratore(impresario edile,tipico bergamasco), mi ha cresciuto come sua figlia, mi ha dato una tutto quello che danno i padri alle figlie. Poi nel ’83 nasce Miriam e nel ’95 Asia. Circa nell’84 papà per lavoro va in Liguria a Lerici, dove poi costruirà una casa nel bosco. Lui aveva un grande amore per la natura, era un cacciatore, una grande passione, e’andato a caccia persino in Argentina, Finlndia, Scozia, ,Grecia e chissà quanti altri posti….Papà era un “figlio dei fiori”da giovane ha girato il mondo in autostop, è arrivato persino in Afghanistan in autostop e mezzi di fortuna, Istanbul, Siria, Libia,e ha persino dormito sotto la Torre a Parigi, ha fatto il gelataio in Scozia per poterci stare un po’ piu di tempo….lui veniva a casa, lavorava duramente qualche mese, e una mattina si svegliava”ciao mamma io vado”e partiva per i suoi viaggi….così…dove lo portava l’ istinto, e la mia povera nonna chissà che pensieri…poi dopo settimane o mesi”ciao mamma….so riat(sono arrivato)”Il mio papà era uno spirito libero, molto colto, molto intelligente, onesto,e con il tempo e gli anni molto saggio. Negli anni circa ’85/’86 un ‘estate eravamo sul fiume Oglio a fare un pic nic….e un ragazzotto va nel fiume e dopo un po’ comincia a urlare…stava annegando! Mio papà è subito corso a salvarlo insieme a un altro uomo…mio papà ha salvato il ragazzo e con il fiato ancora corto per la fatica …si gira verso il fiume e l’ altro uomo stava annegando anche lui, c’ era un mulinello nell’ acqua e lo stava risucchiando, mio papà stava correndo in suo soccorso ma capì di non avere fiato…allora gli urlava dalla riva cosa doveva fare….lasciarsi andare e farsi spingere via dalla corrente del mulinello…infatti lo fece e si salvò! Un GRANDE UOMO il mio papy! Poi ci sarebbero tante altre storie su persone che ha aiutato e salvato…. Nel 2005 si ammala di tumore al fegato, aveva 50 anni…la paura…l’ angoscia! Ma dopo varie peripezie va nella lista per i trapianti.

Era in cura al Centro Tumori a Milano, una delle prime cose che ha detto al medico è stata”Ho 3 figlie una è piccola ha 9 anni, devo tirarla grande, devo vederla crescere, vorrei portarla all’ altare da grande! “ Gli avevano dato 3 mesi di vita! Ad agosto dopo 2 mesi che era in lista,la chiamata”Marchesi Siro, abbiamo un fegato per lei!” via subito da Lerici in direzione Milano! L’intervento andò bene…gli sembrava di aver sentito nel dormiveglia che il fegato era di un ragazzo giovane sportivo morto per aneurisma. Si riprese alla grande il mio papà…gli restò il diabete e faceva insulina 3 volte al giorno. Curava l’orto nel suo terreno sopra Lerici, andava a caccia quando si poteva….stava benissimo! Arriva a casa il 21 febbraio…un piede gonfio, livido , zoppicava,non era caduto nè fatto male…era strano. Il 22 febbraio va al PS dell’ ospedale di Seriate con mia mamma, il medico gli chiede cosa facesse lì..immunodepresso con diabete…e lui gli spiega del piede, infezione,amoxicillina per una settimana. Il 23 febbraio scoppia la bomba Covid-19, pronto soccorso chiusi sia ad Alzano Lombardo che Seriate. Il mio papà comincia una tossettina,ma è a casa,comincia a sentirsi stanco,sta a casa una settimana e poi riparte i primi di marzo per Lerici con il treno Mi-Sarzana. Venerdi 6 marzo chiama mia mamma e dice che non sta bene! Ci allarmiamo subito….”il papà per ammettere che non sta bene e di andarlo a prendere a Lerici…sta proprio male”! Arrivano a casa verso le 19, il mio papy respira affannoso…molto affannoso, ha febbre! Chiamiamo il 112…1 ora e 7 min.di attesa in linea! Verso le 00.00 arriva ambulanza,5 volontari e basta…”una tosse trascurata! sciroppo Seki” Sabato sta peggio…andiamo dalla guardia medica”aerosol e una mela al giorno!!e se riesce passeggiate….”siamo sconvolti!!! Lunedi chiamiamo il suo medico curante…non esce per fare la visita!

Aantibiotico Rocefin…cortisone e aerosol. Martedi sera viene il medico”è una polmonite batterica, andate avanti con la cura”! Giovedi mangia bene dopo giorni di digiuno …sembra meglio..noi contentissime. Venerdi 13 sempre più affannato…un fiatone..più di 30 respiri al minuto…e lui diceva che passerà! Verso le 19 mi chiama Asia”si è aggravato,respira malissimo’!…vado su a casa da lui(confiniamo con i giardini)…è verde e grigio…occhi sbarrati fiatone come dopo una grande corsa….cominciamo le chiamate…medico di base non c’ è…guardia medica non risponde….112 siamo in linea da 13 minuti e ci rispondono….smistano la chiamata..altri min di attesa….ci rispondono spieghiamo e dicono che ci richiamano per parlare con Infermiere ats…. I minuti passano…il panico….mando mio marito a cercare una farmacia di turno per avere ossigeno. Chiamo un’ amica infermiera e chiedo se ha dell’ ossigeno,mi dice che fa delle chiamate…. Con il saturimetro gli misuro la saturazione..70!!!panico!!! Alza le braccia per prendere più ossigeno…il fiatone è sempre peggio… Raccoglie le forze e sente il bisogno di andare in bagno.. Io e Asia ancora in cerca di aiuto al telefono. Mia mamma era con lui in bagno…piange disperata,gli ha detto”ci lascio le penne stavolta” ha chiesto un abbraccio e carezze!. Vado in bagno da lui…è una scena orribile…gli occhi piccoli erano spalancati all’ inverosimile in cerca di ossigeno…bianco..giallo in volto verde…a bocca aperta in cerca di aria…lo abbraccio e sorreggo…capisco che non può farcela….mi avvicino a lui….gli parlo nelle orecchie…lo ringrazio di tutto quello che ha fatto per me di avermi cresciuto come sua figlia naturale….gli dico di salutarmi i nonni…Asia si avvicina anche lei e lo ringrazia per tutto!…. Un respiro ogni tanto…ogni 10 secondi…..poi ogni 20…capiamo…..il mio papà ci ha lasciati!il mio GRANDE UOMO è spirato su un wc . Ci facciamo forza…lo portiamo sul letto in 4 persone un peso morto…la testa che gli penzola e il sangue dagli orifizi. Arriva di corsa la mia amica infermiera e mi dice che l’ ossigeno piu vicino era a 40km…a Bergamo non c e più ossigeno! E il mio papà è nel letto e dopo minuti ha fatto ancora uno sforzo per cercare l’ aria! La disperazione…. Cerchiamo numero per pompe funebri, mio marito chiama varie ditte….non vengono..troppo lavoro…tutti malati, allora chiama un’ altra impresa che ha fatto funerale ai miei suoceri,…viene perchè ci conosce….alle 23.30 arrivano distrutti…provati…poi hanno ancora 3 servizi per la notte ed era tutto il giorno che venivano chiamati….qui nella bergamasca si muore come mosche! Portano una bara…una croce di legno e mio marito aiuta questi uomini stremati a mettere il mio papà nella bara…in mutande e canottiera e calzini…non me lo hanno neanche vestito…lo coprono con la coperta che c’ era sul letto…appoggiano il coperchio sopra e se ne vanno per gli altri servizi. Mia mamma ha passato la notte tra venerdi e sabato a disinfettare la casa…il terrore la attanaglia”ci ammaleremo anche noi?””faremo la stessa fine”? E la bara non refrigerata è stata in salotto fino a domenica alle 13….non abbiamo visto nessuno…neanche il prete !

ABBANDONATE con la bara accanto al tavolo dove di solito si mangia. Mio marito domenica mattina chiama il sindaco del paese, spiega la situazione e lui si prende la responsabilità di far chiudere la bara dall’ impresa funebre senza le carte del asl del necroforo….e lo portano al cimitero in un loculo momentaneo, in attesa della cremazione. La cosa più dura: morto senza gli aiuti…senza aver fatto il tampone…e noi in quarantena volontaria …perchè nessuno ci ha detto di cosa è morto il mio papà.
E la cosa che mi ripeto giorno e notte è che il mio papà era un grande uomo e non meritava una morte cosi….e senza funerale! Mi scuso per lo sfogo Viky”

E’ l’Italia della primavera 2020, che non fa notizia. Ci sono anche storie migliori, come il sindaco di Asiago che affida agli alpini la distribuzione delle mascherine casa per casa, nella buca delle lettere. E’ un altopiano che conosce la guerra, per antiche memorie. Ma in ogni paese, quando si vive, si è meno soli. Quando si muore, anche se si muore soli, lo si è di meno. Quando tutto questo finirà… ecco mi sono ricordato il nome di quel cruciverba della Settimana Enigmistica: “una gita a….”: fate una gita a Torre dei Roveri o a Villafrati.

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