Dopo-virus: 200.000 licenziamenti nella logistica?

Lo stop dei trasporti, le norme incomprensibili, gli aiuti inesistenti rischiamo di far saltare un comparto che era già in difficoltà

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Prima parte –
«La logistica in Italia – evidenzia Guido Nicolini, presidente di Confetra (Confederazione della logistica e dei trasporti ndr) – è un comparto che impiega un milione di lavoratori e genera 85 miliardi di euro di fatturato l’anno».[1] A preoccupare non è tanto il previsto danno economico (quantificato da Nicolini in 17 miliardi di euro), causato dalla diminuzione del volume di affari ma, soprattutto, il futuro di 200.000 lavoratori che rischiano il posto se dovessero protrarsi troppo a lungo i blocchi imposti da governo e Regioni allo scopo di arginare l’epidemia di coronavirus.

Abbiamo approfondito la delicatissima situazione del settore con S.G., responsabile di un’azienda del milanese che si occupa, appunto, di logistica. Al nostro taccuino non ha celato angosce e preoccupazioni.
Dalla lunga chiacchierata è emerso, infatti, che le merci circolano a fatica, il lavoro è calato se non, in alcuni casi, addirittura bloccato. Anche se il timore più grande è per i dipendenti che rischiano davvero di restare a piedi.
La pubblicazione dell’intervista avviene in forma anonima su richiesta dell’interessato.

Dall’introduzione dell’ordinanza regionale, supportata in seguito anche dai decreti del governo, quali sono state le difficoltà che avete maggiormente avvertito? 

«L’ordinanza, più o meno, è identica a quella precedente, cambia poco. Continuiamo a fare il nostro lavoro. Professionalmente parlando, il problema principale che riscontriamo è legato alla protezione e alla sicurezza dei servizi».

Si riferisce alla mancanza di guanti e mascherine oppure anche ad altro?

«Non solo alla difficoltà di reperire guanti e mascherine per lavorare in sicurezza. Attualmente ci troviamo in una sorta di giungla in cui dobbiamo capire se siamo noi a dover scegliere da chi ritirare la merce e da chi, invece, no».

Un problema non da poco.

«Con certezza le posso confermare che molte aziende del nostro settore, autonomamente, hanno preferito tutelare i lavoratori e i conti bloccando l’attività».

Per capirci: lei ha un’azienda di logistica che presta servizio anche per terzi. È corretto?

«Sì, siamo corrieri, ma forniamo servizi anche per altre società di logistica: nello specifico Poste Italiane (attraverso Sda, principale vettore nel panorama italiano ndr)».

Per colpa dell’epidemia il suo settore ha dovuto affrontare – comprensibilmente – anche le proteste sindacali legate alla sicurezza dei lavoratori. Rivolta che, notizia di queste ore, potrebbe montare anche nelle fabbriche alla luce dell’ultimo decreto del governo non proprio digerito dai sindacati.

«Certo, la salute viene prima di tutto. Lo hanno intuito in anticipo i Cobas di categoria, tra i primi a sollevare il problema della carenza di tutele nei confronti dei lavoratori del settore logistico.
Il sindacato, quindi (sigla che vanta numerosi iscritti nel comparto ndr) ha deciso di incrociare le braccia».

Una presa di posizione molto dura. Ha comportato particolari problemi? 

«Sì, perché i Cobas raccolgono molti consensi tra i lavoratori di queste cooperative. Hanno decimato, di fatto, la forza lavoro utile per la distribuzione della merce».

Quanti dipendenti conta la sua realtà? Hanno tutti contratti regolarmente registrati? Ma soprattutto: lavorate in sicurezza?

«Nella mia azienda gravitano una dozzina di lavoratori, garantiti da regolare contratto. Sulla sicurezza le rispondo “ni”… Ci chiedono di operare seguendo le regole, ma sostanzialmente andrebbe tradotto in “arrangiatevi”. Come si può pensare di mantenere, in un magazzino, la distanza di un metro? Impensabile. I lavoratori sono preoccupati e spaventati. Ho ordinato delle mascherine serie in Corea, ma purtroppo non arrivano. Stiamo utilizzando materiale inadeguato».

In questo momento di difficoltà, come ha riorganizzato la sua azienda?

Tenga presente che, da quando è scoppiata l’emergenza, lavoriamo a pieno regime solo in cinque/sei unità, quindi al 40% della nostra struttura».

S’ipotizza che, mediamente, il volume d’affari nel vostro comparto sia diminuito intorno al 30%: conferma questo dato?

«Scherza? Il lavoro, almeno per quanto concerne la mia azienda, è calato dell’80% partendo, ovviamente, dalle prime ordinanze restrittive emesse, un mese fa, dalla Regione Lombardia. Per noi contano soprattutto quelle…».

Può indicarci quanto fattura la sua attività?

«Circa 400.000 € all’anno».

Il fatturato di quanto è calato?

«Attualmente “solo” (ride beffardamente ndr) del 50%. Però sono diminuiti drasticamente gli utili. Soprattutto quelli collegati ai clienti più piccoli».

Di quanto sono diminuiti gli utili?

«Vuole la verità? Attualmente siamo in perdita».
(1-Continua)

 

[1] Giancarlo Salemi, “Coronavirus, le merci circolano ma la logistica va sostenuta. Parla Nicolini”, Formiche.net

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