Calabria: tra assenti e presenti

In Regione c’è chi si prepara con determinazione ad affrontare l’emergenza e chi fugge dalla sue responsabilità

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La Calabria, come tutta l’Italia, sta fronteggiando l’emergenza coronavirus. Nella Regione che da 12 anni ha la Sanità commissariata, i numeri, seppur in aumento, sono ancora contenuti rispetto al Nord, ma la paura che il contagio possa esplodere anche qui è tanta, proprio per la situazione critica in cui versa la Sanità regionale da anni.

Come spesso avviene in queste situazioni, insieme con l’emergenza vengono fuori le diversità tra chi mantiene un comportamento esemplare al servizio della comunità e chi antepone il proprio interesse a quello generale. La Calabria, non fa eccezione, così negli ultimi giorni sono emerse figure che appartengono tanto all’una quanto all’altra categoria.

In prima linea troviamo sicuramente la governatrice Jole Santelli, che quotidianamente lancia messaggi alla popolazione e agisce negli ambiti più delicati. Subito in prima linea contro l’ignavia del governo e i ritardi della Protezione civile nazionale, si è adoperata per la stesura di un Piano d’emergenza regionale che prevede un aumento dei posti nei reparti più interessati.

Quindi ha anticipato il governo ordinando il blocco della circolazione in entrata e in uscita dalla Regione, per arrestare il folle esodo verso Sud dei giorni scorsi.

Le misure prese dalla governatrice possono piacere o meno, ma non si può discutere il suo impegno quotidiano in prima linea per fronteggiare l’emergenza. Anche tutta la macchina operativa non deve essere dimenticata. A oggi, tutto il personale sanitario e quanti lavorano nei settori strategici stanno rispondendo con prontezza e professionalità.

Non tutti però. Un discorso a parte, purtroppo, lo meritano i commissari dell’Azienda Sanitaria di Reggio Calabria almeno stando a quanto denunciato dal deputato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro che ha depositato un’interrogazione parlamentare in merito (caso mai il Parlamento funzionasse e il governo si degnasse di rispondere).

Cannizzaro denuncia l’assenza, proprio in questo momento, dei tre commissari inviati circa un anno fa dal governo per occuparsi dell’Asp reggina. Mentre chi non dovrebbe muoversi torna in Calabria, loro tre, da oltre 15 giorni, risultano “non presenti” sul territorio di loro competenza.

Il deputato ha sottolineato come, in un momento in cui tutte le forze in campo lavorano senza tregua, sia inaccettabile questa assenza e, per questo motivo, ha chiesto spiegazioni e provvedimenti al ministro della Salute, Roberto Speranza…

I commissari, però, non sono gli unici irreperibili Il loro cattivo esempio ha contagiato anche una corposa parte del personale dell’Asp di Crotone.

Parliamo di ben 300 dipendenti che risultano “in malattia”, proprio in questo momento. Tra essi: 91 infermieri, 33 medici e 17 operatori socio sanitari. Il diritto ad assentarsi dal posto di lavoro per motivi di salute è legittimo, ma qualche dubbio sorge spontaneo leggendo questi numeri. Sul caso è intervenuta la deputata di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro anche lei presentando un’interrogazione parlamentare che Speranza ovviamente non ha degnato di risposta, stante che ormai anche l’Italia è “commissariata” dal narcisismo del premier.

Una Calabria dal doppio volto, dunque, da un lato sicuramente tra le più reattive ad anticipare e prevenire (per quanto possibile) il rischio del diffondersi del contagio, dimostrando anche coraggio, determinazione e altruismo. Dall’altro quella “solita”, che si volta dall’altra parte e si fa vincere dalla paura e dall’egoismo tradendo il senso del dovere. Quando ne usciremo sapremo senza dubbio chi ringraziare e chi disprezzare.

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