La fede in tv spopola l’audience

Con le chiese chiuse, milioni di fedeli si sono riversati davanti alla televisione o a internet... e oggi, alle 12, c’è l’appuntamento con la recita del “Padre Nostro”

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In questi momenti difficili, a volte drammatici, gli italiani non dimenticano le loro profonde radici cattoliche e, stante la chiusura dei luoghi di culto, cercano la preghiera… in tv. In più di 4 milioni hanno assistito al “Rosario per l’Italia” del 19 marzo, recitato alle 21 in diretta su Tv2000, l’emittente della Cei, un canale assai poco frequentato in genere, che ha realizzato – in questo caso – un autentico boom di ascolti raggiungendo il 12,8 % di share, ovvero di percentuale di ascoltatori connessi.

Ancora di più (oltre 5 milioni) hanno seguito le Messe mattutine domenicali (1.527.000 alle 10 per quella trasmessa dal Santuario del Divino Amore su Canale 5 e ben 3.557.000 alle 11 per quella di Rai uno trasmessa dalla Cappella della Conferenza Episcopale Italiana che ha ottenuto uno share del 21,34%). Cifra che salirebbe ulteriormente se potessimo sommare i dati delle varie celebrazioni trasmesse da reti regionali o emittenti locali. Su tutte, quella trasmessa dai Rai3 Lombardia, dall’Istituto Sacra Famiglia celebrata dall’arcivescovo di Milano, Delpini.

Si tratta di più del doppio (forse addirittura 3 volte tanto) del pubblico che segue la Messa in TV nelle domeniche “normali” e questo è un dato significativo e confortante della fede degli italiani costretti agli “arresti domiciliari” per limitare i contagi.

A questi numeri già consistenti bisogna ancora aggiungere coloro che hanno seguito la Santa Messa trasmessa in streaming su Facebook dalla propria parrocchia (diverse decine in tutta Italia) e quanti hanno seguito la Messa delle 7 del papa (trasmessa da Tv2000 e da Rtl 102,5) o l’Angelus trasmesso dai Rai uno (2 milioni e 617 mila ascoltatori con il 19.1 di share)

Per i cattolici che desiderano pregare per i propri cari e per la fine del contagio, oggi, alle 12 c’è un nuovo appuntamento “collettivo”: la recita del Padre Nostro chiesta da papa Francesco per il giorno dell’Annunciazione. Venerdì 27, poi, altro appuntamento, alle ore 18, per la preghiera in diretta dal sagrato vuoto di piazza San Pietro.

Sono appuntamenti significativi per un pontefice che, come abbiamo già avuto occasione di commentare, in occasione del suo pellegrinaggio al Cristo miracoloso di San Marcello, sembrava aver smesso i panni del difensore dei migranti, di Greta Tumberg e delle Ong per indossare quelli del pastore che guida il popolo cattolico nel suo rapporto con Dio.

Certo poi, con l’intervista a Repubblica ci ha subito smentito, con la caduta di stile della citazione di Fabio Fazio, che ha suscitato un mare di polemiche. Polemiche alle quali ha cercato di porre rimedio con un’altra intervista, rilasciata a La Stampa ben diversa negli argomenti e nei toni.

Non c’era più l’arroganza e la sicumera del papa “militante” che condanna il sovranismo, ma tutta la debolezza e l’umiltà del sacerdote che si rivolge a Dio. «La preghiera ci fa capire la nostra vulnerabilità» dice Francesco parlando della Pasqua, della Quaresima, della forza della preghiera, di Dio (cosa rara per lui), della debolezza umana e concludendo con un invito “a non avere paura” che a tutti a ricordato il ben più caldo ed emotivo grido di San Giovanni Paolo II.

Certo sarà quasi irreale vedere il papa venerdì sera da solo in una piazza deserta. Speriamo sia per tutti l’immagine del buon pastore che cerca il suo gregge, recluso nelle case.
In questo momento particolare ogni appuntamento di preghiera diventa straordinariamente importante per colmare in qualche modo questa inedita emergenza spirituale, senza sacramenti per i vivi e senza funerali per i morti.

Vera emergenza se si pensa che, per esempio, a Bergamo, in mancanza dei cappellani ospedalieri (alcuni ammalatisi, altri deceduti) il vescovo ha autorizzato medici e infermieri a impartire la benedizione ai morenti e ai parenti che la richiedono, ricordando che nella nostra religione ogni battezzato è un ministro di Dio e, quindi, può farlo a pieno titolo in caso di necessità.

Chissà se, quando finirà questa emergenza, anche il papa sarà cambiato? Oppure si ritornerà a parlare dello scisma, paventato dai molti seguaci di Giovanni Paolo II (il papa “evangelizzatore”) e di Benedetto XVI (“il difensore della fede e della dottrina”)? Ne riparleremo tra un po’ di mesi.

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