La Protezione Civile non sa comunicare

Angelo Borrelli ha scelto da subito una narrazione sbagliata - smentita anche dai dati - e continua a esprimersi in maniera scorretta

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Di coronavirus si può morire ma, grazie a Dio, dal coronavirus si può anche guarire. A qualsiasi età, anche oltre i novant’anni, nonostante quello che ci raccontano. Lo hanno dimostrato le immagini della arzilla 95enne emiliana intervistata domenica all’ospedale da cui tra qualche giorno sarà dimessa e del centenario cinese che aveva lasciato l’ospedale di Wuhan.

Queste immagini possono far pensare a rarissime eccezioni, ma non è così. Al contrario, i dati – che chissà perché vengono tenuti nascosti – ci dicono che tra i malati novantenni colpiti dal virus il tasso di letalità è relativamente basso. Per la precisione l’analisi sul rapporto tra malati di coronavirus e decessi dice chiaramente che il 75% dei novantenni ricoverati si salva.

Un dato che contraddice la “narrazione” che ci viene ammannita dalla Protezione civile e dal mainstream, secondo la quale sembra che solo gli anziani muoiano e che tutti quelli particolarmente vecchi siano destinati a soccombere nel giro di pochi giorni, anche perché, soffrendo di altre patologie, hanno un organismo già indebolito… eccetera, eccetera.

Non è così. A smentire questa ennesima interpretazione distorta della realtà è il bollettino ufficiale di aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità, diffuso il martedì e il venerdì e, incredibilmente tenuto nascosto nelle quotidiane conferenze stampa di Borelli e soci.

È l’ennesima conferma che il governo e la Protezione Civile sull’emergenza coronavirus hanno (a dir poco) un serio problema di comunicazione. Infatti, da una parte c’è il governo che, ogni giorno, cerca di “manipolare” la realtà perché sembri meno grave di quella prospettava dai “cattivisismi” governatori del Nord. Così facendo, però, non ottiene certo il risultato di tranquillizzare gli italiani che, anzi, si sentono presi in giro o autorizzati a non dar retta a nessuno.

Dall’altra, poi c’è Angelo Borrelli, con la sua narrazione selettiva (“muoiono solo i vecchi”) che, quindi, non fornisce questo dato rassicurante, soprattutto per coloro che hanno genitori, parenti e amici anziani e per quelle stesse persone over 80 che trascorrono questi giorni con il terrore di ammalarsi.

Allora vediamoli questi dati. Al 19 marzo i positivi erano 35.731 e i morti 3.047. Tra questi 9 nella fascia tra i 30-39 anni pari allo 0,3%; 25 tra i 40-49 (0,8%); 83 tra i 50-59 (2,7); 312 tra i 60-69 (10,2); 1.090 tra i 70-79 (35,8%); 1.243 tra gli 80-89 (40,8%) e 285 tra gli over 90 (9,4%).

Come si diceva, quindi, il numero maggiore dei decessi è sicuramente nella fascia a cavallo degli 80 anni; molto pochi gli ultranovantenni. Se uniamo questo dato a quello del già citato tasso di mortalità (rapporto tra il numero dei malati e il numero dei morti) che ci indica un 75 di esiti positivi per gli ultranovantenni bisognerebbe dire a tutti che – anche in caso di malattia – ci sono molte probabilità di sopravvivere anche se si è sopra gli ottanta anni.

Per finire vorremo fare una riflessione sulla querelle tra i morti “con coronavirus” e i morti “per coronavirus”, distinzione che viene effettuata dalla Protezione Civile e che sui social trova sempre più post di protesta e indignazione.

Si sa che praticamente tutti gli over 65 soffrono di almeno una patologia e che convivono normalmente con la pressione alta, problemi cardiaci, di colesterolo o di diabete pur avendo una vita regolare, autonoma e autosufficiente. Se si ammalano di Covid-19, muoiono a causa dell’insufficienza respiratoria provocata dal virus.

Invece per il Capo della Protezione Civile sono malati “con coronavirus” deceduti a causa delle patologie pregresse. Quindi secondo questo “sofisma” di Borelli gli unici morti “per” colpa del coronavirus sarebbero quelli che non afflitti da altre patologie, ovvero forse meno di un decimo del totale.

Un dato chiaramente ridicolo. Eppure, ogni giorno Borrelli ripete la solita formuletta dei morti “con coronavirus”. Possibile che nel suo staff di comunicazione non ci sia nessuno in grado di spiegargli la questione?

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