La disperazione del sindaco dei ricchi

Un “mea culpa” a bocca storta per aver voluto a tutti costi continuare la “movida” meneghina, dietro al quale si cela una sola grande paura...

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Finalmente arrivò l’ammissione di colpa? Macché, essendo onnipotente, onnisciente, intoccabile e “sacro” per tutti (dalla Moratti a Renzi; dagli imprenditori a Zingaretti) ovvio che il sindaco di Milano non può ammettere di aver sbagliato.

«L’hastag #milanononsiferma impazzava in rete e tutti lo rilanciavano e l’ho rilanciato anche io, giusto o sbagliato? Probabilmente sbagliato». Come impazzava? Chi l’ha coniato e lanciato su tutti i media? Chi si è fatto fotografare nella spettacolare cornice della sua vasca da bagno con una patetica maglietta #milanononsiferma? “Probabilmente sbagliato”? Di quanti morti ha bisogno, signor sindaco, per considerarlo un errore dettato dalla sua smania di protagonismo se non da una crisi di astinenza da eventi mondani?

Povero Beppe Sala, secondo lui: «Nessuno aveva capito ancora la virulenza del virus e quello era lo spirito…». Il “suo” spirito, quello della Milano “da bere e da sniffare”, quello che ha portato anche Zingaretti a prendere l’aperitivo sui Navigli e, quindi, a beccarsi il virus.

Non è forse lui che dichiarava «Mi auguro che i voli per la Cina riprendano al più presto»; che sfilava nella chinatown di via Paolo Sarpi (da cui gli arrivano lauti sostegni) dicendo: «Così facciamo sentire la solidarietà di Milano»? Non è lui quello che definiva «richiesta eccessiva» la quarantena invocata dai governatori di Lombardia e Veneto?

Dopo le mezze scuse, ecco, poi, l’impennata d’orgoglio con lacrimuccia annessa: «Accetto le critiche, ma non tollero che qualcuno possa ancora marciarci su per scopi politici». Vorrà dire che ci marceremo su per scopi di Giustizia, in nome dei lutti e dei danni causati dalla sua inettitudine, signor sindaco.

«Io sono qui 7 giorni su 7 a fare la mia parte», continua Beppe riprendendo parte della sua sicumera. Ci mancherebbe, visto che lo stipendio lo prende, ma dov’era quando si chiedeva di cancellare la zona C e liberalizzare i parcheggi per evitare di usare pullman e metropolitane vettore di contagio? Dov’era quando la Regione ha chiesto di ridurre le corse degli stessi? Dov’era quando, ancora la Regione, ha chiesto l’uso dei padiglioni di FieraMilano per costruire un polo ospedaliero contro il Covid-19?

Glielo diciamo noi: era scierato con Borelli e Conte nel dire di no, che non serviva, che non c’erano i mezzi. Così ha fatto perdere più di una settimana, prima che il presidente della Regione si ostinasse e chiamasse Bertolaso. Sa quanto sono costati, in termini di morti, quei sette giorni? Oltre 500 in Lombardia.

Tuttavia, sappiamo benissimo che non è questo dato che la può impressionare e rendere così ombroso e corrucciato. Non è certo il rimorso per gli errori commessi e non è solo il rimpianto per le feste, la fashion week, le serate mondane con il “bel mondo” degli investitori che la coprivano di elogi e di favori.

La sua disperazione è dettata dall’aver perso il palcoscenico e le luci della ribalda. Messo in ombra, più che in quarantena, da un nemico pericolassimo. Non il Covid-19, bensì l’assessore regionale Giulio Gallera, che già in molti considerano il candidato ideale per scalzarla da Palazzo Marino.

Facile governare quando piovono soldi, lustrini e “cotillon”, vero Sala? Ben altra cosa, dimostrare fermezza e capacità quando si muore, si combatte in corsia e bisogna amministrare una situazione di emergenza avendo contro tutti: dalla Protezione civile nazionale al governo fino ad arrivare a lei… signor “sindaco dei ricchi”.

Ecco perché è corso in gramaglie chiedendo ospitalità all’amico dei potenti, Fabio Fazio. Nella disperata speranza di riconquistare visibilità e credibilità. Però non è stato neppure capace di chiedere davvero scusa e le sue sono sembrate solo le classiche lacrime di coccodrillo. Quelle di chi si è riempito la pancia con troppo sushi e champagne; di chi non vedeva l’ora che ricominciasse la movida… quella vera, fatta di palazzi, holding, investitori e business.

La festa, invece, è finita… nel peggiore dei modi. Per tanti milanesi e lombardi. Ma è finita anche per lei, signor sindaco dei ricchi. D’ora in poi si ricordi il nostro monito:  #celapagerete!

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