MES, Eurobond, Borse: tutte le trappole in cui ci stanno trascinando

Il professor Antonino Galloni spiega in questa intervista che la strada scelta dal nostro governo in questa emergenza è – tanto per cambiare – quella sbagliata...

tempo di lettura 11 minuti

Prima parte –
«Dobbiamo ripensare l’Europa, come una Confederazione di Stati autonomi e sovrani, uniti da una unica unità di misura monetaria e da trattati che favoriscano il libero scambio, ma che permettano a ogni realtà nazionale di crescere liberamente, collaborando tra loro secondo le proprie caratteristiche e peculiarità».

Chi parla così è Antonino Galloni, economista di grande esperienza e professionalità, che è stato Direttore generale, al Ministero del Lavoro (dal 1990 al 2002), nonché dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro, Politiche per l’Occupazione Giovanile e Cassa Integrazione Straordinaria. Attualmente è Presidente del Centro Studi Monetari, un’associazione per lo studio dei mercati finanziari e delle forme di moneta emettibili senza creare debito pubblico. È stato ricercatore presso l’Università di Berkeley ed ha collaborato con l’economista Federico Caffè nella facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma.

Professore, da mesi viviamo con l’incubo del MES, può spiegarci esattamente di cosa si tratta?

«È un meccanismo che eredita le funzioni del cosiddetto “salva stati”, ampliandole anche alle banche. Il Fondo salva-stati fu pensato quando si riteneva che la Banca Centrale Europea non potesse fare interventi sul mercato dei titoli, in particolare dei titoli di Stato. Visto che non c’era una “banca per le emergenze”, ci si pose il problema: di come intervenire se uno Stato andava in difficoltà? Mentre si stava preparando il MES, allargandone le competenze, Mario Draghi in una situazione di emergenza (“Whatever it takes”) decise proprio di intervenire sul mercato secondario, per calmare gli spread comperando i titoli che banche, Fondi di investimento, Fondi pensione e altri, avevano acquistato e di cui volevano liberarsi perché non avevano più fiducia nel debitore. Quindi, non è vero che la Banca Centrale non possa intervenire sul mercato dei titoli, sul mercato secondario, e non è neanche vero che la Banca Centrale non possa intervenire sul suo mercato primario. Si chiamano “Outright monetary transactions”, ovvero transazioni “fuori-legge”, quando la Banca Centrale compra i titoli direttamente dagli Stati. In questo caso però lo Stato che ha questo chiamiamolo “beneficio”, subisce un commissariamento completo. Quindi la contropartita delle “Outright monetary transactions”, cioè l’intervento diretto della BCE sul mercato primario, produce il commissariamento di questo Stato, che perde completamente la propria sovranità».

Da chi viene governato: dalla Troika?

«Esatto: BCE, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale. Seguire la logica del MES, è come dire: mi debbo indebitare per avere le risorse monetarie per partecipare al MES come contributore, se avrò bisogno di questi fondi li dovrò poi ripagare con interessi e condizioni che sono gravose».

Sarebbe di difficile applicazione per l’Italia?

«Se l’Italia, dovesse avere un abbassamento del rating e, quindi, le banche che in genere comprano i titoli di Stato, non li potessero tenere più nel bilancio, il mezzo non servirebbe a niente perché è troppo piccolo. Se invece l’Italia, dovesse avere un declassamento e subire l’intervento diretto della BCE finirebbe commissariata. Questo, senza considerare altri aspetti importanti di carattere anticostituzionale e legali… aspetti, tra l’altro, che sono già stati sollevati dalla Corte Costituzionale tedesca che non ha approvato il MES».

Cosa potrebbe succedere con un commissariamento?

«L’azione della Troika potrebbe riguardare qualunque aspetto del Paese, quindi anche i conti correnti, i conti depositi, qualsiasi tipo di bacino di risparmio: i monumenti, le partecipazioni statali, i beni pubblici, la proprietà dell’acqua o quella dell’energia, asset strategici e quant’altro di valore possediamo. Poi dipende dagli accordi che si fanno… anche se, quando sei con la pistola puntata alla tempia, firmi qualunque transazione».

In questo periodo, a causa del Coronavirus, il parlamento si riunisce una sola volta la settimana. Può il primo ministro decidere, appellandosi ai poteri dell’emergenza, di aderire al MES senza autorizzazione?

«Gli atti vengono predisposti da un’euroburocrazia, la firma che conta è quella dei parlamenti sovrani, la quale può anche essere ottenuta senza che i parlamentari capiscano quello che stanno facendo, come accadde con l’articolo 81 (pareggio di bilancio in Costituzione). Comunque, non sarebbe legittima la sola firma di Conte, se non fosse congiunta alla volontà degli organi parlamentari. Se entrasse in vigore senza l’approvazione del parlamento sarebbe una procedura da annullare».

Però Conte, in una recente intervista, ha chiesto di attivare il MES, contro i danni economici da coronavirus…

«Questo è molto difficile da comprendere… non si capisce perché il nostro governo chieda il MES. Noi dobbiamo chiedere la stessa cosa che ha chiesto la Merkel, ovvero 350 miliardi (facendo le proporzioni tra Italia e Germania in base al PIL), ma non con un ulteriore indebitamento, bensì con una emissione non a debito della BCE, come fanno la FED americana e la Banca Centrale Cinese. Questo è un punto fondamentale: perché non possiamo operare con la stessa prassi già adottata dalle banche centrali degli altri Stati? All’Italia non conviene mettere altri 350 miliardi di titoli del debito pubblico, a prescindere dal tasso di interesse, conviene casomai portare presso la BCE, come hanno fatto storicamente le banche pubbliche francesi e tedesche, un determinato quantitativo di titoli derivati, titoli tossici, crediti da cartolarizzare. In Italia abbiamo un grandissimo campionario di crediti inesigibili tra questi i crediti tributari e previdenziali dello Stato i quali possono essere “collateralizzati” e trasmessi alla BCE, per avere in cambio moneta fresca. Non c’è bisogno di mettere in campo strumenti molto pericolosi come il MES».

Cosa pensa della eventuale emissione di Eurobond?

«Gli Eurobond sono altro debito. Noi avremo, tra un po’ di mesi, verso la fine dell’anno, un rapporto debito PIL che sarà come minimo intorno al 150%. Teoricamente non è un problema ma praticamente lo è, per i mercati, che ci potrebbero dare un rating basso, facendo aumentare lo spread. Si arriverebbe così al punto che le banche italiane non potrebbero tenere nei loro bilanci i titoli del debito pubblico (se giudicati dalle Agenzie di Rating spazzatura). A quel punto – come detto – dovrà intervenire la BCE».

Si è atteso troppo prima di intervenire in Borsa, soprattutto riguardo sulle grandi speculazioni delle “vendite allo scoperto”, che hanno favorito il precipitare dei vari listini e i guadagni dei grandi speculatori?

«Il mio maestro, Federico Caffè, diceva che le Borse possono anche essere chiuse definitivamente, in situazioni di emergenza, se non si vuole che le azioni precipitino. Bisogna impedire tempestivamente la speculazione al ribasso che è sempre stata la tecnica principe di quelle potenze finanziarie che dominano i mercati guadagnando quando le cose vanno male, o per una pandemia o per una crisi economica o per una crisi bellica. Questi grandi gruppi finanziari guadagnano sempre, i risparmiatori normali guadagnano solo quando le borse procedono al meglio».

Con i titoli che perdono anche il 35-40%, sono possibili scalate e acquisizioni straniere di asset importanti e strategici italiani?

«Questo meccanismo, in passato, ha favorito anche lo Stato italiano che ha acquistato il 67% del Monte dei Paschi ormai crollato. Le opzioni per evitare le speculazioni sono poche, perché le stesse speculazioni sono parte integrante dei meccanismi delle Borse».

Cosa pensa delle dichiarazioni di Christine Lagarde?

«La missione della Lagarde alla BCE è quella di affrontare una diatriba sorta in Germania tra le industrie e le banche. Le banche volevano un aumento dei tassi per guadagnare qualcosa; le industrie, invece, hanno bisogno che continui la politica di facilitazione monetaria. In Germania, nel conflitto tra Industrie e banche vincono sempre le industrie. La Lagarde è frutto di questa vittoria delle Industrie sulle banche. Ovviamente, questo ha mandato su tutte le furie Trump, che sperava in una rivalutazione dell’euro e, conseguentemente, una svalutazione del dollaro, perché era la strada che gli impediva di insistere con i dazi pur mantenendo le sue promesse di riduzione dell’importazione, aumento dell’occupazione e aumento dei salari».

D’accordo, ma la gaffe sullo spread c’è tutta…

«La dichiarazione è stata sicuramente improvvida e intempestiva. Dice il contrario di quello che farà. Lo deve dire per tranquillizzare le banche tedesche ma ottiene esattamente il contrario, cioè terrorizza le borse. Adesso per lei arriva una strada in salita, occuparsi dell’economia europea dei prossimi mesi, con una crisi economica pesante e la recessione di molti Stati europei».

Di quello che potrebbe capitare in Italia e in Europa nei prossimi mesi e di come si potrà uscire dalla crisi, ne parleremo domani.
(1 – Continua)

 

 

 

 

Lascia un commento