L’Italia è un modello… da NON imitare

In tutta Europa e nel mondo il disastro sanitario italiano ha spinto ad adottare misure immediate e urgenti: quelle che Conte ancora oggi non è in grado di prendere

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Anche Europa e Usa sono ora travolti dal coronavirus e, in casa nostra, qualche commentatore asservito ha tentato di dire che nel resto del mondo si sta copiando un “modello Italia”. Un modello che, se esiste, è preso a esempio di cosa non bisogna fare.

Infatti, se l’Italia ha colpevolmente tardato con i provvedimenti di chiusura (con la “gradualità” di decreti contraddittori e mai coraggiosi), negli altri Paesi dove l’aumento dei casi è stato molto veloce non hanno perso tempo. Spagna, Francia e Belgio, pur con numero inferiore di malati, hanno già disposto provvedimenti di chiusura totale addirittura prima dell’Italia. Ancora sabato Conte tentennava costretto a rincorrere i provvedimenti presi autonomamente dai governatori di Lombardia e Piemonte a fronte della latitanza del governo.

In questi giorni una decina di Paesi UE hanno sospeso il Trattato di Schengen e ripristinato i controlli alle frontiere vanamente richiesti anche in Italia dall’opposizione ma rifiutati “sdegnosamente” da Conte. Mentre l’Unione Europea dispone i controlli alle frontiere esterne l’Italia consente ancora sbarchi di immigrati dal Nordafica ormai contagiato.

Quindi nessun “modello Italia”. L’Occidente non aveva forse previsto una tale emergenza osservando quanto avveniva nella lontana Cina con un certo distacco. Ma l’Italia ha drammaticamente e colpevolmente perso tento.

Come documentato ieri, il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva emanato la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per il coronavirus (PHEIC), recepita il 31 gennaio, con un decreto di Dichiarazione di stato di emergenza rimasto però carta straccia. nessun provvedimento è stato preso. C’era tempo per acquisti di dispositivi di protezione e persino di respiratori per le terapie intensive. C’era tempo per predisporre maggiori posti letto e per aumentare il numero di medici e paramedici a disposizione.

Almeno 21 giorni, tanti ne sono passati prima che fosse scoperto il primo caso a Codogno. Poi altri 20 giorni sono stati persi con provvedimenti contradditori con i governatori e alcuni sindaci (come quelli di Alzano Lombardo e Nembro) a chiedere misure rigide e gente come Sala, Zingaretti e Conte a minimizzare e a parlare di “ripartire”.

Il risultato, ovviamente, è il tragico bilancio di questi giorni, perché il contagio si è esteso in Lombardia a causa proprio delle misure inadeguate e della risposta lenta del governo. Si ha la sensazione che Conte arrivi a fare i suoi decreti (definiti “graduali”) almeno una settima, dieci giorni dopo che sono stati invocati dai governatori. Poi, mai completi, mai chiari, mai definitivi, sempre pieni di eccezioni.

Visto quello che sta capitando da noi, tutti i Paesi colpiti sono immediatamente passati alla chiusura totale: anche la Gran Bretagna di Boris Johnson che pure avvena tentennato (ma solo per 5 giorni). Il nostro governo continua a tentennare ancora adesso.

Il “modello Italia” risulta, poi, drammaticamente inadeguato anche sul piano economico. La Spagna ha annunciato un piano di aiuti da 200 miliardi; la Germania un piano eccezionale da 550 miliardi, la Francia un “maxipiano” da 300 miliardi. E noi? Dopo rinvii snervanti e ridicoli, Giuseppe Conte e l’amico della Lagrange (Gualtieri) ci hanno servito la loro manovrina da… 25 miliardi di euro, fatta di rinvii e casse integrazioni, senza nessun aiuto a chi deve fermare la sua attività.

Questo è il “modello Italia” del governo Conte. Ribadiamo quanto scritto anche ieri. Quando tutto sarà finito #celapagherete!

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