Covid 19: a che punto siamo con la cura?

L’Italia è all’avanguardia nella ricerca e sperimentazione di soluzioni per combattere il coronavirus o i suoi effetti sull’organismo...

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Per ogni virus che l’organismo umano incontra… spetta al sistema immunitario identificarne la pericolosità e attuare una sana risposta difensiva. Il sistema immunitario degli esseri umani è meraviglioso e anche lui, come il cervello, è duale. Ovvero, esistono due sistemi: uno di pronto intervento e uno che opera con armi più sofisticate, ma più lento. L’ulteriore fascino è dato da come questi due sistemi lavorino insieme. Esistono codici con i quali le diverse cellule immunitarie dialogano tra loro e come ci sia, per ogni tipo di microrganismo, l’arma appropriata per eliminarlo.

In alcuni casi, tuttavia, anche il sistema immunitario può sbagliare e colpire i nostri organi causando le malattie autoimmuni, oppure scagliarsi contro bersagli innocui come il polline o il pelo del gatto o, addirittura, addormentarsi o aiutare il “nemico”, come accade nei tumori o nei confronti di batteri e virus.

Il sistema immunitario è come un esercito

I veri soldati, la truppa sono i globuli bianchi, localizzati nel sangue e in diverse aree dell’organismo, assolvono compiti differenti ma lavorano tutti insieme, in modo armonico, per proteggerci nella maniera migliore. Le truppe speciali sono, invece, le cellule chiamate linfociti T, sovrintendono al corretto funzionamento difensivo dagli agenti ambientali patogeni.

Sono due i meccanismi chiave del sistema immunitario: riconoscimento e comunicazione. Il riconoscimento è fondamentale per individuare la presenza di invasori esterni e distinguere fra microbi buoni e cattivi, aggredendo solo questi ultimi e riparando i danni subiti, senza colpire i componenti normali dell’organismo. La comunicazione, invece, è necessaria perché solo avendo un sistema di trasmissione delle informazioni efficace ed efficiente è possibile fare tutto questo nel modo giusto e senza autodanneggiarsi.

C’è, poi, anche un gruppo specializzato di linfociti T killer, che riconoscono le cellule infettate dai virus e le uccidono.

Cosa sappiamo del coronavirus

Secondo quanto emerso fino a oggi è un virus zoonotico: pipistrelli e serpenti sembrano essere il serbatoiodel virus 2019-nCoV, ma l‘ospite intermedio non è stato ancora davvero identificato. Il fenomeno di passaggio del virus dagli animai all’uomo si chiama spill over, o salto di specie, e si pensa che possa essere alla base anche dell’origine del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2).

Ad oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare l’uomo, dunque non è la prima volta. Però quello denominato SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV), non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019.

La sua gravità ormai pandemica è nella rapida modalità di trasmissione non del tutto chiara e nella grave SARS, ovvero “Sindrome respiratoria acuta grave”. Chi viene colpito gravemente ha necessità di intubazione respiratoria, altrimenti non è in grado di respirare da solo e dunque muore.

L’OMS è a conoscenza di una possibile trasmissione del virus da persone infette ma anche asintomatiche. Contatti diretti personali (toccare o stringere la mano e portarla alle mucose) e contatti indiretti: toccando prima un oggetto o una superficie contaminati dal virus e poi portandosi le mani (non ancora lavate) sulla bocca, sul naso o sugli occhi… possono contaminare.

Test di diagnosi e cura

I sistemi di sorveglianza delle malattie respiratorie per individuare infezioni da 2019- nCoV includono test diagnostici RT-PCR specifici nei sistemi di sorveglianza, nazionali ed internazionali, di Malattie simil-influenzali (ILI) e Infezioni respiratorie acute severe (SARI)

Non esistono al momento terapie specifiche per le infezioni causate dal nuovo coronavirus. Viene attuata una “terapia di supporto” per curare i sintomi della malattia in modo da favorire la guarigione, che comprende antiinfiammatori di natura cortisonica e ventilazione assistita.

Come alcuni virus bypassano le difese

SARS-CoVid 19, è un virus con RNA a singolo filamento di polarità positiva, con un genoma di 27-31 kb, il più grande per un virus a RNA. Il virus riesce a penetrare nella cellula tramite il legame della sua proteina S di superficie (spike protein) ad alcuni recettori cellulari. Recenti risultati indicano la proteina ACE2, angiotensin-converting enzyme 2, come possibile recettore di membrana per il SARS-CoVid19.

Il sistema immunitario non riconosce al volo il Covid 19 che, dunque, si installa nell’organismo e si moltiplica senza pause. Alcuni studiosi dell’Ospedale San Raffale di Milano, sulla falsa riga degli studi immunitari su HIV, virus da Epatite B ed epatite C, sono andati a vedere che cosa accade nei linfonodi, dove normalmente i linfociti B si attivano per produrre gli anticorpi. L’obiettivo era capire cosa andasse storto nel funzionamento della risposta immunitaria.

I nostri ricercatori hanno visto che i virus LCMV dei topi o l’HIV sono capaci di richiamare nei linfonodi una popolazione particolare di cellule del sistema immunitario – i monociti infiammatori – e di scatenarle contro i linfociti B, uccidendoli: questo blocca la produzione di anticorpi che permette la proliferazione del virus.

Il punto di svolta è stato quello inibire questi monociti infiammatori… e subito i linfociti B, nostro esercito della salvezza, riescono di nuovo a produrre anticorpi per eliminare i virus maledetti! Ma non sappiamo ancora se questo metodo funziona anche con il Covid 19.

Le altre sperimentazioni italiane

Intanto su chi è già affetto si provano trattamenti farmacologici in grado di agire sul sistema immunitario per stimolare informazioni biochimiche atte a contrastare alcune patologie già chiare e autoimmuni, come l’artrite reumatoide. Arrivano risultati ancora embrionali ma incoraggianti e, anche qui, si procede per tentativi e sperimentazioni.

A Napoli, grazie a una collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera dei Colli, l’Istituto dei tumori di Napoli e alcuni medici cinesi, potrebbe essere stata trovata una risposta agli effetti del Covid 19 con la somministrazione del Tocilizumab, un farmaco che viene solitamente utilizzato nella cura dell’artrite reumatoide, oltre ad essere un medicinale di elezione nel trattamento della sindrome da rilascio citochimica dopo trattamento con le cellule Car-T.

Al Policlinico San Matteo di Pavia si prova, invece, un cocktail di farmaci (non ancora divulgato) mix tra immunostimolanti e immunosoppressori i cui risultati non sono resi noti.

Una task force è attiva tra Ospedale Sacco di Milano, Policlinico di Pavia, Azienda Ospedaliera di Padova, Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma e Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Gli studiosi sperimentano un farmaco chiamato Remdesivr, fin’ora  provato su alcuni casi di virus ebola che viene testato come rimedio per il Covid 19.

Speranza e fiducia nei ricercatori sanitari di tutto il mondo

Tutti i tentativi qui descritti sono made in Italy e sono nuove possibilità che devono essere monitorate nel tempo per vedere su quali tipi di pazienti funzionano e su quali no… Ci vorrà del tempo.

Anche per studiare i vaccini e monitorarne l’efficacia occorrono anni. Tuttavia c’è speranza… Per esempio, studiando le persone il cui organismo tollera una convivenza asintomatica con il virus e di conseguenza, sviluppa una naturale immunità. Studiare questi pazienti positivi ma asintomatici, si rivela una strada più sicura da percorrere, ma comunque complessa, non semplice e non immediata.

Sappiamo comunque che ricercatori e studiosi in tutto il mondo si stanno dando da fare e, prima o poi, c’è la faremo a trovare una cura e una prevenzione. Nel frattempo, non contagiamoci. Non possiamo fare altro… che restare a casa!

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