La “cura” di Conte massacra le professioni

Il decreto del governo rischia di essere un veleno mortale per tutte le categorie di “non garantiti”

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L’Inps adesso smentisce il “click day”, la trovata geniale annunciata di Giuseppe Conte. Un’idea tutta italiana e neppure inedita, visto che, negli ultimi dieci anni (facendola passare sempre alla chetichella e con il silenzio assordante della gran parte dei media) è stata già usata dall’Inail e da alcune Regioni. L’idea che solo i “più rapidi” tra i possessori di partita Iva possano accedere ai 600 euro (una tantum, peraltro, mica al mese) per “tirare a campare” in questa situazione in cui tutto e fermo e, quindi, si fatturano 0 euro.

Dall’Inps, come detto, provano a smentire, peraltro – in mancanza della circolare esplicativa del Decreto – le bocce per ora restano ferme. Anche per il semplice motivo che non ci sono soldi per tutti.

Il tetto previsto dal ministro Gualtieri è, infatti, di 2,3 miliardi di euro e, nel caso tutti ne volessero usufruirne, fatti due conti, potrebbero essere erogati al massimo 350-400 euro a testa. Un’elemosina, con cui non si pagano neanche le bollette, impossibile campare con questa miseria.
A titolo puramente indicativo vorremmo ricordare che per “mantenere” un immigrato clandestino lo Stato stanzia 35 euro al giorno, ovvero 1.085 euro al mese; tutti i mesi non una tantum.

Purtroppo, però, c’è dell’altro, perché alla riffa statale puoi partecipare solo se sei iscritto alla gestione separata dell’Inps. Se invece hai e paghi l’Inpgi (mutua dei giornalisti) o l’Inarcassa (degli architetti e ingegneri) o la Cassaforense (degli avvocati) non hai diritto neppure a un centesimo.

Questa è solo una delle tante assurdità di un Decreto – pomposamente chiamato “Cura Italia” – che risulta vessatorio nei confronti di tutta quella parte di popolo che non gode della protezione dei sindacati, della Confindustria o che è invisa alla sinistra.

Guardiamo cosa è successo per tasse e contributi: in questi giorni commercianti, piccoli imprenditori e artigiani hanno comunque dovuto metter mano al portafogli per le scadenze, perché la comunicazione del possibile rinvio è arrivata pochi minuti prima della mezzanotte di giovedì, orario in cui come noto tutti gli italiani sono lì ad attendere le comunicazioni del dottor Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Il pasticciaccio brutto di Palazzo Chigi prosegue con il tanto strombazzato “bonus baby sitter”. Per giorni i tg del regime hanno fatto credere a milioni di persone che sono costrette a lavorare mentre i figli sono a casa (sono anche le più esposte: dai medici alle cassiere dei supermercati) che potevano stare tranquille perché sarebbe arrivato un bel voucher a limitare i danni economici dell’affidamento dei pargoli alle baby sitter.
In realtà, ancora non c’è nulla di definito e, se tutto va bene, il provvedimento attuativo arriverà non prima di un’altra settimana. Anche in questo caso, non ci saranno soldi per tutti: «Per accedere a questa misura il requisito è che devi semplicemente dimostrare di aver un contratto», die la viceministro dell’Economia Laura Castelli, grillina. Dunque, care partite Iva (medici privati, trasportatori o precari), vade retro anche questa volta.

Parliamo ora delle bollette di luce e gas: qualsiasi italiano di medio buonsenso penserebbe che il modo più rapido, semplice ed equo per aiutare le famiglie sia quello di cancellarle per un mese. Invece no: tutti in fila all’ufficio postale e nessun rinvio nel pagamento delle varie utenze, nonostante le serrate e circostanziate denunce delle associazioni dei consumatori e i mal di pancia in qualche frangia della maggioranza di governo.

Stante che molti (commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, liberi professionisti) in questi due mesi (marzo sta già andando via, aprile potrebbe non bastare per fermare l’emergenza) non avranno incassato praticamente nulla si troveranno egualmente, a maggio, a dover pagare tutte le scadenze.

Da molte parti arriva quindi la richiesta al sistema bancario di più flessibile per frenare l’enorme crisi di liquidità che è già alle porte, anche considerando gli enormi aiuti che la BCE sta erogando alle banche stesse. Dalle banche, però, non arriva nessuna risposta, il “Cura Italia” neppure ci prova a nominarle.

La richiesta di estensione delle tutele previste per i dipendenti, arriva anche dagli studi professionali come necessaria tutela del comparto delle professioni economico-giuridiche, con la richiesta – perché ovviamente nel “Cura Italia” non c’è traccia neppure di questo – di «prevedere lo sblocco della compensazione dei crediti per imposte dirette anche prima della presentazione della dichiarazione», di prorogare «la sospensione dei versamenti in scadenza a marzo per i soggetti con ricavi non superiori a 2 milioni di euro» e di estendere «la disapplicazione delle ritenute sugli incassi dei professionisti con ricavi non superiori a 400 mila euro».

Tra l’altro, come fanno notare molti commercialisti, la farraginosità dei contenuti del “Cura Italia” farà già ipotizzare –al momento dei controlli che scatteranno post-emergenza – tutta una serie di contenziosi tra contribuenti e fisco. Più che a una cura, il decreto Conte incomincia ad assomigliare a un veleno.

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