Anche online la scuola italiana è divisa?

Tra mille difficoltà sta partendo quasi ovunque la didattica online, il più delle volte improvvisata e con gravi difficoltà e disparità tecnologiche

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Da un paio di settimane, a causa dell’emergenza Covid-19, è partita alla meno peggio l’armata Brancaleone della scuola digitale. La nuova didattica online si sviluppa alla selvaggia, in emergenza, senza norme e regole.

Le scuole e gli Istituti di ogni ordine e grado, attraverso il prodigarsi attivo di quei professori che si sono inventati “informatici” e tutti si sono lanciati, come altrettanti Indiana Jones in una nuova avventura pazzesca: la digital school online.

Al Nord dove la connessione alla rete internet viaggiano quasi ovunque su banda larga tutto è stato più facile. Non mancano certo le piattaforme, anche gratuite, per creare le classi online e nelle case tutti (o quasi) hanno un computer moderno con cui connettersi.

Viceversa, in alcune zone del Sud o in quelle orograficamente più difficili (valli alpine o appenniniche, isole, zone scarsamente abitate), là dove non ci sono stati investimenti per la banda larga; allora si cerca di usare la connessione con la piattaforma del registro elettronico e relativa chat, che però si dimostra più lenta e limitata a 10 allievi alla volta. Commessione che spesso e volentieri va in crash.

Secondo dati forniti da Skuola.net, relativamente agli allievi delle scuole medie, si fa più fatica per la connessione più lenta in alcune zone del Sud Italia , dove il 77% degli studenti afferma di essere online con difficoltà, del tipo: “io speriamo che me la cavo”!

Altro dato importante: sono ancora molti (troppi) i professori che hanno difficoltà tecnica nell’organizzare e gestire le connessioni online!

Comunque sia, la differenza della new digital school online si evidenzia fondamentalmente nel tipo di strumenti utilizzati. La piattaforma Weschool, usata in prevalenza alle scuole medie limita gli allievi che, se non sono invitati per la partecipazione dall’insegnante restano tagliati fuori. Le Università, invece, preferiscono la piattaforma Edmodo che, a dire dei laureandi, fornisce ottimi risultati di stabilità. Le scuole di formazione, abituate a infrastrutture più stabili per effettuare lezioni in video conferenza, usano G Suite Haungust Meet o Microsoft Teams.

Queste piattaforme sono conosciute da più della metà degli studenti (58%), mentre il 15% degli studenti (soprattutto al sud) continua a restare escluso dal cambiamento interagendo con i docenti tramite e-mail, gruppi WhatsApp o social network.

Confrontando i dati di flusso su internet di marzo 2020, rispetto al gennaio pre virus, si nota che gli accessi a Google sono cresciuti del 45% e quelli a Facebook del 42%. In aumento anche l’utilizzo di Netflix e, soprattutto, dei veri intasatori della rete: i flippati del gaming che giocano veramente pesante, in tutti i sensi. Secondo il CEO di Telecon Italia, il traffico dei multiplayer è cresciuto del70% nell’ultimo mese. D’altra parte, il tempo, agli arresti domiciliari, bisogna impiegarlo in qualche modo.

Tornando alla DAD (didattica a distanza), per ora improvvisata a causa dell’emergenza, si può dire che sta comunque entrando nella quotidianità di studenti e docenti. Fare scuola a distanza comincia a piacere. La comodità di stare a casa consente di seguire le lezioni in pigiama o di fare la colazione alla scrivania e, magari, anche il prof resta in ciabatte. Per ora anche il rendimento si sta dimostrando positivo ed efficace (forse perché è una novità) e questo comincia a rincuorare anche i genitori che temono la perdita dell’anno scolastico.

La difficoltà che emerge, in questo tipo di lezioni, è la distrazione.  Per non creare difficoltà di connessione il più delle volte la connessione video degli allievi viene tenuta spenta e così pure il microfono. Per il docente diventa alienante parlare a uno schermo, per gli studenti diventa monotono ascoltare e basta.

Comunque sia, grazie agli sforzi di tutti, insegnanti, allievi e genitori, la nuova digital school sta prendendo forma ma ha ancora bisogno di adattamenti, di migliorie tecniche e, soprattutto, di stabilità. Da parte degli insegnanti cresce la consapevolezza che la metodologia d’insegnamento online non può essere uguale a quella d’aula. Per gli studenti e le loro famiglie c’è una maggiore serenità sapendo che non essere abbandonati a casa. Sicuramente però i sistemi e le reti dovranno migliorare se si vorrà, anche in futuro, puntare al maggiore perfezionamento della offerta didattica digitale.

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