A sinistra i nuovi posti in allestimento nei padiglioni di FieraMilano; a destra l'Ospedale Forlanini a Roma

La guerra delle terapie intensive

Mentre la Regione Lombardia inizia a costruire 400 posti in Fiera, Zingaretti rifiuta di crearne 80 in una struttura da lui chiusa per...

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Chi ha paura di aumentare il numero dei letti di terapia intensiva? Sembra una domanda folle in tempi di emergenza sanitaria per il coronavirus. Eppure, è doverosa dinanzi a quello che sta accadendo in Lombardia, con l’Ospedale della Fiera e quanto sta avvenendo nel Lazio, per l’Ospedale Forlanini

In questo secondo caso si stanno scontrando, da una parte l’ex primario, Massimo Martelli, che ha presentato un progetto per riaprire un’ala di 1000 mq. della struttura, chiusa nel 2015 dal governatore Zingaretti e realizzare così 80 letti di terapia intensiva, attivabili in una sola settimana.

MILANO VA IN FIERA

In Lombardia, per il momento, pare aver prevalso la ferrea volontà del governatore, Attilio Fontana che (salvo trabocchetti e infami sempre possibili) ha vinto il braccio di ferro a livello nazionale, battendo l’opposizione del governo, la contrarietà della Protezione Civile e l’ostruzionismo del sindaco Sala.

Il suo progetto prevede di realizzare 400 posti di terapia intensiva – che sarebbero in questo momento di fondamentale importanza – sia per la Lombardia oggi, sia, in futuro, per tutta Italia. Al primo no della Protezione Civile,

Come si sa, Fontana ha reagito nominando consulente l’ex direttore della Protezione Civile, Guido Bertolaso che Conte non aveva voluto come commissario nazionale perché proposto dal centrodestra.

Martedì è “sceso in campo” (tanto per cambiare) anche Silvio Berlusconi che ha donato 10 milioni per questo ospedale, seguito a ruota con la stessa cifra da Remo Ruffini di Moncler e da Giorgio Caprotti, il figlio del fondatore di Esselunga. Il loro esempio è stato contagioso e anche la famiglia Agnelli ha annunciato una donazione di 10 milioni, mentre il gruppo Sapio “sponsorizzato” da Allianz fornirà l’impianto di distribuzione, l’ossigeno e i gas medicali.

A questo punto il governo ha dovuto abbozzare, sconfitto da questa cordata leghista-privatista, anche se il ministro Boccia ha tenuto a sottolineare piccato: «Il nuovo ospedale in Fiera a Milano è un’ottima idea, che però va raccordata sul piano nazionale».

ROMA VA…

Nel Lazio, invece, purtroppo, la questione è ancora aperta. Il professor Martelli ha lanciato una petizione online che ha superato le 100 mila firme e ha incontrato il consenso del cantrodestra e anche del sindaco, Virginia Raggi. Ma il doppio presidente, Nicola Zingaretti (del Pd e della Regione) e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato hanno detto no.

Intanto la Regione ha avviato due progetti con strutture private, la Columbus e la Casalpalocco, rinominate Covid-2 e Covid-3. Dai due complessi si otterranno in totale 83 posti terapia intensiva più 100 posti letto per ricoveri. Presentando i lavori alla Casalpalocco, l’assessore D’Amato ha detto che Roma può contare così su 200 posti letto in terapia intensiva esclusivamente dedicati al coronavirus, 500 in tutto il Lazio.

Saranno sufficienti? Si spera e si prega che lo siano. Ma ulteriori 80 posti da realizzare in una settimana, come richiesto da Martelli per una città di oltre 2 milioni di abitanti, non erano da sottovalutare

Per ora i casi nel Lazio non sono moltissimi (circa 700) ma il quotidiano Il Tempo parla di cifre sottostimate perché sono molti di malati a casa con la febbre alta che aspettano di essere contattati dal 118. Bisogna, poi, ricordare che con 1.800 positivi la Lombardia aveva più di 200 persone in terapia intensiva.

Sul caso, la Regione ha emesso un comunicato ufficiale che fa indignare sin dal titolo “La triste fake news sul Forlanini sulla pelle delle persone e dei malati”. Nel testo si legge: «In queste ore circola una fake news sulla possibilità di riaprire il Forlanini. Bisogna fare chiarezza, perché è una campagna di speculazione sulla pelle delle persone, soprattutto in questa fase di emergenza».

In realtà la speculazione la sta facendo la Regione che aveva in progetto di trasformare il Forlani in sede di organizzazioni internazionali e Ong, magari con il contributo di Soros.

Vergognosa poi la chiusa del comunicato che ricorda che i posti a disposizione dell’emergenza in tutta la Regione Lazio sono circa 1.500 (numero che, in realtà, comprende tutti i posti letto non solo quelli della terapia intensiva). Si legge infatti: «Noi abbiamo il dovere di aprire nuovi reparti in tempi brevissimi, come stiamo facendo, ma in strutture sanitarie che garantiscano igiene, efficacia e funzionalità perché si parla della vita di esseri umani. Le persone hanno bisogno di soluzioni concrete in 7 giorni, non di cose che si possono realizzare in 7 anni. Chi porta avanti questa campagna, quindi, ha una grave responsabilità, suscita attese e speranze, produce frustrazione quando avremmo tutti bisogno di speranza».

Parole davvero squallide soprattutto perché gli 80 posti al Forlanini sarebbero proprio disponibili in 7 giorni. E così sui social gira un video con il durissimo sfogo del professor Martelli e quello di Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, che ha scovato la delibera della Regione a favore delle organizzazioni internazionali.

Infine viene spontaneo chiedersi: perché nel centrosinistra sono così contrari all’idea di realizzare posti letto in terapia intensiva? Forse che ordino gli italiani?

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