Forse Macron ha finito di fare… il galletto

Perché nessuno ci ha detto come sono andate a finire le elezioni in Francia?

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Delle elezioni amministrative in Francia si era parlato, in termini scandalizzati, come di un palese controsenso. Nel momento in cui si chiudeva tutto per il pericolo del coronavirus, era sembrato a molti ridicolo e pericoloso chiamare il popolo alle urne.

Il presidente Macron, però, aveva voluto fortemente questa tornata elettorale, andando contro tutti coloro che ne chiedevano il rinvio. Era un test, che interessa 35.000 comuni francesi, con città molto importanti come: Bordeaux, Marsiglia, Nizza, Lione, Tolosa, Lille, Montpellier e Parigi.

Oggi, dovrebbe essere presa una decisione su come, quando… e se effettuare il secondo turno di ballottaggio, come prevede la legge elettorale francese. Qualcuno vorrebbe addirittura annullare anche il voto della prima tornata e rimandare tutto a giorni più tranquilli. Perché? Quali sono stati i risultati? Possibile che nessuno dei canali di informazione italiani sia televisivi sia web (anche se comprensibilmente concentrati sulla pandemia) abbia ritenuto utile farci sapere il responso delle urne transalpine?

Ovvio, perché Macron (il modello cui si ispira Conte) ne è uscito a pezzi. Una sconfitta pesante che mette in luce tutta la sua inconsistenza politica. Una débacle che va al di là dei semplici dati elettorali e mette ancora più in luce la sua essenza di personaggio costruito a tavolino, da forze estranee al popolo francese.

Il “presidente dei ricchi”, come ormai lo chiamano, fu arruolato in fretta e furia dalla grande finanza e dai poteri europei per contrapporlo a Marine Le Pen per la corsa all’Eliseo una volta defunti tutti i partiti storici.
Però è da più di un anno che i francesi scendono in piazza contro di lui e, alla prima occasione di voto, i suoi candidati sono stati spazzati via, difficilmente fanno capolino nei primi tre posti della classifica di ogni comune, dal più grande al più piccolo.

Macron non paga solo la sua arroganza, la sua boria e la sua leziosità, paga il completo distacco anche da quei francesi che lo hanno ingenuamente votato alle presidenziali. Solo le elite di potere e della finanza sono rimaste al suo fianco.
Prima i gilet gialli, con cui non ha voluto mai intavolare un vero dialogo, successivamente la rivolta popolare di tutti i sindacati contro la riforma del sistema pensionistico, lo hanno trascinato verso un disastro che ormai mette in dubbio persino la corsa alla rielezione.

A chi sono andati i voti dei francesi delusi da Macron? I verdi hanno confermato un andamento positivo già visto alle europee, piazzandosi ai primi posti in diverse città importanti, come Grenoble, Lione, Strasburgo. Ottimo il risultato del Rassemblement National di Marine Le Pen, che conferma un forte radicamento territoriale, aumentando ancora i propri consensi, soprattutto nelle città del sud della Francia. Fanno capolino, dopo anni di crisi, i socialisti che, attraverso alleanze con altri partiti a sinistra o con esuli del partito di Macron, riescono a difendersi bene a Parigi e in altre grandi città, riguadagnando qualche posizione nei feudi storici.

Probabilmente, al secondo turno (chissà quando e se ci sarà), Macron riuscirà ad aggrapparsi disperatamente a questa nuova alleanza di sinistra per i ballottaggi (decisive saranno le scelte dei verdi) che gli permetterà di portare a casa (nel gioco degli scambi) qualche sindaco.

In qualche modo, quindi, la Francia sta tornando a un bipolarismo che contrappone una nuova destra (non più gollista) alle forze socialiste. Le lotte di piazza hanno ricompattato la sinistra, il malcontento premia i verdi, mentre Marine Le Pen sta rosicchiando consensi nei ceti medi.
In tutto ciò chi è destinato a sparire, per il bene dei francesi e dell’Europa parre essere proprio il vanesio Macron.

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