C’è bisogno anche di preghiere

Il gesto del papa di recarsi a pregare davanti a due immagini considerate miracolose dai romani è uno di quei segni inattesi, sorprendenti ma molto eloquenti per capire la gravità della situazione

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Se qualcuno ci avesse detto due mesi fa che il papa sarebbe andato a pregare prima la Madonna Salus populi romani, a Santa Maria Maggiore e, poi, il Cristo miracoloso di San Marcello al Corso, avremmo risposto che non era credibile. Figuriamoci se papa Bergoglio si sarebbe prestato a un gesto da parroco vecchio stampo, da fede popolare, più da tradizionalista che da fan di Greta Thunberg, protettore dei migranti ed estimatore di simboli tribali dell’Amazzonia. Eppure lo ha fatto…

Non siamo mai stati grandi estimatori di papa Francesco. Finora abbiamo apprezzato ben poco del suo pontificato, forse solo l’ordine dato ai vescovi qualche giorno fa di riaprire le chiese. Eh già perché, in epoca di coronavirus, può anche essere comprensibile vietare le Messe pubbliche per evitare rischi di contagio, dispensando i fedeli dal precetto domenicale (affidato alla tv), ma non si può – oseremmo dire non si deve – chiudere le chiese, come aveva disposto il presidente della Conferenza dei Vescovi italiani.

Ai fedeli non era andata giù la decisione di chiudere le chiese, quando invece sono aperti i supermercati, molti negozi e gli uffici pubblica utilità.

Anche la dimensione religiosa e spirituale è una “prima necessità” assoluta, soprattutto in un periodo come questo. Basti pensare a chi ha parenti e amici ricoverati (anche non per il coronavirus) e non può neppure andare a trovarli.

Una Chiesa “materialista”, privata della dimensione spirituale, più preoccupata dei migranti che della salvezza spirtuale, diventa una ONG… quello che tante volte, purtroppo, è stata in questi anni. Questa volta però il papa è tornato a essere “buon pastore” sconfessando il cardinale Bassetti, così le chiese hanno riaperto le porte. Un gesto ormai quasi solo simbolico – perché, purtroppo, già prima erano poche le persone che vi si recavano per pregare – ma fortemente significativo per i credenti.

Ancora più significativo il mini-pellegrinaggio che ha portato Francesco là dove i romani erano soliti andare a pregare nei momenti più drammatici. Quindi, davanti alla Madonna Salus populi romani di Santa Maria Maggiore e al Cristo miracoloso di S. Marcello al Corso, portato in processione nel 1522 per chiedere la fine della pestilenza che affliggeva la Città eterna. Siccome i romani non possono uscire di casa, ci è andato lui, il vescovo di Roma.

Anche se qualcuno – come sempre – lo ha visto come una sceneggiata, un gesto di protagonismo (si poteva fare a meno di avvisare la Rai per fare le riprese?) a nostro avviso non è così.

L’immagine del Papa che si reca a pregare per Roma è stata ripresa in tutto il mondo e sappiamo quanto oggi sia importante la comunicazione. Si tratta, poi, di una immagine molto simbolica: non un papa trionfante a bordo magari della papa-mobile… ma un papa che cammina solo in un angolo del marciapiede. È l’immagine di un’umanità debole che guarda verso il Cielo per invocare la fine della pandemia che colpisce l’Italia e il mondo, implorando la guarigione per i tanti malati, ricordando le tante vittime di questi giorni, e chiedendo che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto.

Alcuni giornali, naturalmente, hanno preferito titolare “il blitz del Papa” o porre l’accento sull’aspetto umano e materiale del gesto “il papa a piedi” tralasciando il senso religioso.
Tuttavia, in chi ha Fede questo gesto, impensabile fino a un mese fa, riempie il cuore di speranza.

 

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