Riprendiamoci il controllo dei dati personali

Migliaia di aziende sanno tutto di noi per il solo fatto di averle contattate; ora c’è la possibilità di mettere in pratica il diritto a essere “dimenticati”

tempo di lettura 5 minuti

Hai ancora dei dubbi se utilizzare una App come Mine o simili, che promettono di farti riprendere il controllo sui tuoi dati? Ebbene, leggi i risultati di questa ricerca condotta proprio da Mine a proposito della condivisione dei tuoi dati online e di come essi siano alla mercé delle aziende e di malintenzionati. Sotto i riflettori alcuni numeri che parlano da soli:

  1. L’83% dei tuoi dati è detenuto da aziende che probabilmente non conosci – I dati di una persona in media sono detenuti da 350 marche;
  2. Oltre 190.000 richieste di diritto all’oblio inviate alle aziende in meno di un mese grazie a strumenti come Mine consentono agli utenti di riavere indietro i loro dati;
  3. Le prime cinque aziende con cui condividiamo i nostri dati sono Microsoft, YouTube, Netflix, PayPal e Spotify.

Andando nel dettaglio, l’83% dei dati di una persona in media è detenuto da società con cui hanno interagito solo una volta. Il 32% però sono aziende o siti che non hanno nemmeno richiesto agli utenti di aprire un account per memorizzare le loro informazioni.

Mine, lanciata in Europa nel gennaio 2020, ha scoperto che la maggior parte dei dati delle persone è in possesso di un numero ristretto di aziende: 350. Tuttavia, il primo 5% di utenti della App Mine ha scoperto che ben 2.834 aziende hanno avuto accesso ai loro dati. Per tutti noi, questo numero cresce in media di 8 nuove società al mese. Il 90% degli utenti sono rimasti scioccati dalle dimensioni della loro “impronte digitali” sul web, e scommettiamo che potrebbe succedere anche a voi.

Un dato, poi, è particolarmente preoccupante: solo il 17% dell’impronta digitale di una persona media è giustificato da servizi digitali che usa frequentemente. Il resto è quasi sempre inutile.

Mine consente alle persone di cancellare i propri dati dai servizi online non desiderati inviando in automatico una richiesta di “diritto a essere dimenticati” che le aziende devono rispettare entro 30 giorni secondo il regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR).

Dal momento del suo lancio, la nuova App ha rilevato che le aziende che ricevono il maggior numero di richieste sono quelle legate a tecnologia, shopping on line e viaggi. È ancora presto, ma da quando Mine è stato lanciato, un mese fa, il 37% delle aziende hanno completato le richieste e il 26% sono attualmente in dialogo con gli utenti, dimostrando che stanno prendendo sul serio la GDPR. Le aziende tecnologiche sembrano essere le meno reattive, con solo il 5% delle richieste di cancellazione dati completate, finora.

La ricerca qualitativa condotta da Mine ha scoperto che molte persone avevano perso fiducia nella privacy dei dati. Il 92% degli intervistati dicono di sentirsi a disagio per il numero di aziende che raccolgono dati su di loro e l’88% ritiene che rinunciare alla propria privacy sia il costo per l’utilizzo di Internet senza altre opzioni.

Nonostante questa scarsa fiducia nella privacy, molti hanno colto al volo l’occasione per riprendere il controllo dei loro dati. Infatti, dal momento del lancio, Mine ha potuto contare già decine di migliaia di utenti.

«Il fatto che così tante persone abbiano usato Mine per recuperare i propri dati conferma la nostra convinzione che, invece di parlare di privacy, abbiamo bisogno di spostare la nostra mentalità per lottare per la proprietà dei dati» ha dichiarato Gal Ringel, CEO e co-founder di Mine. «Qualsiasi forma di esperienza online non è possibile senza la condivisione dei nostri dati e cercare di nascondere la nostra presenza online non è una soluzione, è solo un evitare il problema. Piuttosto, con regolamenti come il GDPR, CCPA e LGPD che danno ai consumatori più diritti sui loro dati, dovremmo essere autorizzati a condividerli con le aziende solo quando necessario, e anche essere in grado di riprenderli quando il nostro scambio con quella società ha concluso».

Mine funziona utilizzando algoritmi di apprendimento automatico non intrusivo; non legge, raccoglie o memorizza alcun contenuto di posta elettronica e si impegna a utilizzare le informazioni minime assolute al fine di fornire il suo servizio.

Lascia un commento