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Perché in Italia si muore di più?

Il bilancio a martedì sera era di 10.149 casi con 631 morti e 1004 guariti. L’Italia non solo ha superato la Corea per il numero dei contagi ma ha anche il drammatico record delle vittime con un tasso di mortalità superiore al 6% (per la precisione il 6,22).

In Italia si muore di più (come mostrato chiaramente dal grafico animato) perché ci sono pochi posti letto in terapia intensiva e pochi respiratori ai quali attaccare i malati più gravi. In tutta Italia siamo a poco più di 5 mila posti di intensiva contro i 10 mila della Corea del Sud dove, quindi, si registrano meno morti.

Sembra incredibile ma è proprio questo ciò che sta accadendo in un Paese “civile” come dovrebbe essere l’Italia. Medici, infermieri e operatori sanitari si fanno in quattro per colmare le lacune del nostro sistema sanitario. Le testimonianze che girano in rete sono davvero drammatiche e parlano ormai apertamente di “scelte”, di “triage selettivo”, di respiratori tolti agli anziani per salvare i più giovani, di un “protocollo” che porta ad abbandonare a se stessi i malati più deboli, segnati da altre patologie.

Questo spiega anche il mantra – consolatorio appena per l’INPS – secondo cui il virus “uccide solo i vecchi”. Le testimonianze di chi è in prima linea parlano, invece, di moltissimi giovani ricoverati. Forse, se ci fossero posti di rianimazioni e respiratori per tutti il tasso di mortalità sarebbe minimo, intorno al 2%.

Di chi la colpa? Di tutti i governi che, negli ultimi dieci anni hanno operato tagli alla Sanità che hanno portato alla cancellazione di 70 mila posti letto, con la chiusura di 359 reparti e di molti piccoli ospedali.

Il governo attuale, poi, ha battuto ogni record, perché non ha saputo prevenire, predisponendo un piano per affrontare il contagio con i suoi ovvi sviluppi e ora non sa gestire nemmeno l’emergenza.
Da gennaio tutto il mondo sa che il coronavirus è molto contagioso e provoca, nei casi più gravi, una polmonite interstiziale che si può curare solo in terapia intensiva con un respiratore artificiale. Il ministro sapeva che i posti in terapia intensiva sono poco più di 5 mila su tutto il territorio nazionale; un numero chiaramente insufficiente in caso di contagio, anche perché utilizzati regolarmente per altre patologie (dagli infarti ai traumi stradali).

A questo punto cosa avrebbe fatto una persona sana di mente? Quello che hanno fatto ad Hong Kong: ovvero sigillare subito le frontiere e fermare ogni attività collettiva. Avrebbe poi agito per aumentare il numero dei letti e dei reparti, nonché acquistato nuovi respiratori.
Tutti i virologi e i medici avevano prospettato a i rischi cui l’Italia stava andando incontro. I presidenti delle Regioni del Nord (e ora anche i sindaci) avevano chiesto provvedimenti drastici.

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Dinanzi a tutta ciò il nostro governo quando si è mosso? Quando ormai era troppo tardi… e con le sue scellerate decisioni ha generato la fuga che sta mettendo a rischio anche l’Italia meridionale.

Aggiungiamo un’altra notizia su cui i mainstream hanno sorvolato. La principale ditta che produce respiratori e altre apparecchiature per la terapia intensiva non si trova dall’altra parte del mondo, ma in Italia, in Emilia-Romagna, nella provincia di Bologna. Ma il governo quando ha pensato ad acquistare nuovi respiratori? La ditta è stata conattata soltanto venerdì 6 marzo con la richiesta di 5 mila respiratori. In 48 ore è stata organizzata una “gara” (adesso ci manca solo che un giudice blocchi tutto) della Consip e già lunedì 9 sera la ditta ha consegnato i primi 350 respiratori, mentre per gli altri ci vorrà, ovviamente, più tempo. Intanto, però, Di Maio annuncia giulivo che la Cina ce ne manda 1000. Mica gratis però, a un prezzo non specificato ma sicuramente superiore a quello “di mercato”.

Tutti sanno che, in Cina, hanno cominciato a costruire ospedali di emergenza in tempi record (10 giorni). Allora c’era chi (come Cecchi Paone) si lasciava andare a battute e risolini, adesso capiamo la necessità di avere posti letto per terapia e isolamento, in tempi record. Da noi? Ecco un altro esempio. Nel Lazio si è deciso di attrezzare un nuovo ospedale esclusivamente per il Covid-19, oltre allo Spallanzani. Si tratta del Columbus, collegato al Policlinico Gemelli. Saranno 130 posti letto, di cui 50 di terapia intensiva. Tra quanto sarà pronto? Quattro settimane… sperando di arrivare in tempo.

A Roma il complesso dello Spallanzani aveva già un’altra struttura affiliata, il Forlanini, specializzata per le malattie polmonari (era il sanatorio dove curavano la tubercolosi) con 3 mila posti letto che, però, è stata chiusa da Zingaretti qualche anno fa. Si poteva riaprirla in tempi rapidi, ma finora dal presidente della Regione Lazio e del Pd – in isolamento per aver voluto fare “lo splendido” prendendo un aperitivo a Milano – non è giunta nessuna risposta, nonostante una petizione online che ha superato le 10 mila firme.

Tutto questo (e purtroppo molto altro) spiegano perché di coronavirus in Italia si muore di più che nel resto del mondo.

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