L’Europa affonda… parola d’ammiraglio

Incapace di prendere decisioni e di difendere i suoi confini minacciati dall’azione ricattatoria della Turchia e dei trafficanti di esseri umani: così la descrive in questa intervista l'ammiraglio Nicola De Felice

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«L’Europa, ancora una volta, non sa cosa fare. Sembra non avere la minima idea di come procedere, è uno scenario a parer mio preoccupante considerando che, invece, altri capi di Stato (Erdogan e Putin ndr.) sanno molto bene perseguire i loro interessi».
L’ammiraglio Nicola De Felice ha sia grande esperienza militare che strategica, maturata grazie ad una lunga carriera di primo piano, ricoprendo i più alti incarichi nella Marina Militare Italiana e nello Stato Maggiore della Difesa. A lui ci siamo rivolti per avere un quadro della situazione geopolitica alla luce del conflitto turco-siriano e delle sue ripercussioni ai confini orientali dell’Europa.

Ammiraglio: che cosa la preoccupa di più?

«L’Europa è indecisa, disorientata, sembra procedere ma poi, per divergenze interne, cambia di nuovo orientamento… non si comprende che linea politica abbia, né dove voglia andare. Al confine tra Grecia e Turchia si stanno ammassando immigrati irregolari e non “profughi di guerra” come vorrebbero farci credere, di nazionalità irachena, afghana, pachistana, congolese e di altre nazioni africane. Tutta gente che aveva scelto il corridoio balcanico per entrare in Europa. C’è bisogno ora più che mai, di prendere posizione».

L’Italia che ruolo può svolgere?

«Difficilmente l’Italia potrà avere un ruolo in questo contesto o, se lo potrà avere, lo otterrà con un altro governo, non certo con quello attuale. Un governo che abbia un ampio consenso popolare, diversamente dall’attuale, potrebbe restituire dignitosamente alla nostra nazione un ruolo nel Mediterraneo».

Erdogan ha sempre saputo sfruttare a suo vantaggio le tragedie umanitarie.

«Sicuramente. Erdogan ha compreso che può alzare il prezzo della richiesta. Aveva già ottenuto 6 miliardi di euro per fermare i flussi migratori nel 2015, scaduti i cinque anni è tornato a battere cassa e ad alzare la richiesta. La Grecia, già in forte difficoltà per il “trattamento avuto da Francia e Germania”, si trova ora a fronteggiare un grande problema ai confini con la nazione rivale: la Turchia. L’Europa, come detto, tentenna, esita, non si capisce cosa vuole fare. Dovrebbe aiutare la Grecia con uomini e mezzi… Questa non è l’Europa dei popoli, non può andare avanti così questa Unione Europea, ci vuole un Europa completamente diversa. Bisognerà trovare una convergenza con altri Stati come la Polonia, l’Ungheria, la Croazia e cercare di fare un fronte unico per modificare questa politica deleteria».

Come bisognerebbe affrontare questa emergenza greco-turca, secondo lei?

«Abbiamo il diritto di difendere i confini europei e dobbiamo aiutare i greci a farlo, inviando reparti sia terrestri che navali sulla base delle richieste della Grecia stessa. Io penso che siamo in un momento in cui bisogna prendere posizione, non possiamo più indugiare. Se l’Europa permette lo sfondamento dei confini del proprio territorio, in questo caso quelli greci, si potrebbe verificare un’escalation di nuovi sbarchi in Italia o nuovi arrivi via terra. Tra qualche giorno sarà primavera, arriverà la stagione favorevole, riprenderanno i “viaggi della disperazione” dei nuovi immigrati economici e l’Europa sarà assente come lo è stata fino ad ora con un sacco di promesse nei confronti dell’Italia che non sono quasi mai state mantenute. Dobbiamo rivolgere il nostro sguardo a quegli Stati che hanno a cuore la sovranità come la maggioranza degli italiani e cercare di stringere accordi con chi vuole una Europa molto diversa da come la interpretano oggi Francia e Germania».

Cosa potrebbe accadere se cedesse il confine della Grecia?

«Si aprirebbero scenari inimmaginabili, con milioni di persone che nel lungo periodo arriverebbero in Europa attraverso i passaggi balcanici. Pensi che dal corridoio di Trieste sono già entrati in Italia, dall’inizio del 2020, più di 4000 immigrati: pakistani, irakeni, afgani, indiani… Se cedesse il fronte balcanico avremo conseguentemente il via libera per il flusso clandestino anche sul fronte italiano via mare. Pensi a cosa potrebbe succedere se un fiume continuo di persone arrivassero senza alloggio, senza lavoro, senza niente… L’economia e la società già messa a dura prova dalla epidemia di Covid-19, subirebbero duri contraccolpi. Cambieremmo letteralmente identità. S potrebbero formare, come l’esperienza insegna, dei nuovi agglomerati extraurbani incontrollati e a grande rischio. Tutto il tessuto sociale ed economico europeo avrebbe delle ripercussioni fortissime».

Erdogan, sembra però aver trovato chi lo riconduce ogni volta al tavolo del dialogo.

«Vladimir Putin è un abile statista che conosce bene le strategie e le tattiche di negoziati importanti e delicati. È consapevole della necessità di arginare un Erdogan che vuole fare il bello e il cattivo tempo nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Putin è abile nel manovrare sia nel breve che nel lungo periodo, ha chiara la strategia da seguire, vuole raggiungere gli obiettivi che la Russia si è prefissa senza fretta. Vedendo Putin all’opera ci si fa un’idea su cosa sia una vera politica estera. Quella che manca totalmente all’Italia e all’Europa».

La Turchia vorrebbe anche allargare le sue ZEE, si è già mossa con decisione a riguardo a largo di Cipro, sfiorando l’incidente diplomatico con Israele.

«Le ZEE (Zona Economica Esclusiva) sono vaste aree marine, in acque internazionali, sfruttate economicamente da chi le detiene. Il Mediterraneo non è un mare adatto a questo tipo di zone, sono indicati gli oceani per le ZEE, non un mare tutto sommato non grandissimo, dove si affacciano molti Stati. Si rischia un sovraffollamento delle acque internazionali con il rischio di incidenti diplomatici seri. Ricordiamoci che le ZEE sono difese anche militarmente da chi le detiene, bisognerebbe che ci fosse un tavolo d’intesa dei paesi del Mediterraneo, per evitare queste azioni inappropriate per il nostro caro Mediterraneo».

Secondo lei, Luigi Di Maio, come ministro degli Esteri come se la cava?

«Non parlo del singolo parlamentare. Bisognerebbe guardare il suo curriculum… Vedo quello che fa uno Stato, la sua politica, i suoi obiettivi, cerco di comprendere come e dove vuole arrivare attraverso il suo agire. Noi, come Italia, dobbiamo smetterla di non prendere mai posizione e conformarci passivamente a quello che dicono a Bruxelles. Sembra che in cambio di benevolenza da Francia e Germania, nei confronti del nostro debito pubblico e quindi del bilancio economico e del tasso di inflazione programmato, noi siamo relegati in un angolo a non disturbare l’asse Parigi-Berlino».

 

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