Covid-19: non dimentichiamoci di loro

C’è un’emergenza nell’emergenza e riguarda 270 mila alunni disabili che, a scuola, hanno un insegnante di sostegno ma che ora non hanno più neppure questo aiuto

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Un grido d’allarme, quello lanciato dalla Federazione persone con disabilità, che allarga la sua richiesta di intervento anche alle altre centinaia di migliaia di disabili italiani che frequentano quei centri disabili che ora sono stati chiusi per l’emergenza coronavirus, al pari dei centri anziani.

Iniziamo, però, dalla scuola e dalla precisa richiesta inviata all’Ufficio per la promozione dei diritti delle persone con disabilità, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: a seguito della sospensione della didattica delle scuole di ogni ordine e grado.

La federazione chiede di «prendere in considerazione la necessità di emanare un’urgente direttiva che, con effetto immediato, disponga che le istituzioni scolastiche attivino, al domicilio, degli alunni e studenti con disabilità, e in accordo con le famiglie, la continuità didattica attraverso gli insegnanti di sostegno ad essi assegnati e per le ore corrispondenti; prendere in considerazione la necessità di emanare analoga direttiva per gli enti locali interessati per assicurare, con le medesime modalità di cui sopra, l’attività domiciliare degli assistenti all’autonomia ed alla comunicazione e/o per l’assistenza igienico personale».

Per quanto concerne invece la chiusura o, comunque, la riduzione delle attività dei centri diurni frequentati da persone con disabilità, si chiede «di prendere in considerazione la necessità di emanare un’urgente direttiva che, con effetto immediato, disponga rispettivamente nei confronti delle Aziende Sanitarie e Socio Sanitarie e degli altri enti locali (ognuno per i servizi rientranti nelle proprie responsabilità) di garantire, in sostituzione e/o ad integrazione delle attività dei centri diurni, analoghe prestazioni domiciliari; indicare a tali enti di procedere al rafforzamento delle attività domiciliari in atto, relative sia alle prestazioni di assistenza che a quelle di carattere sanitario».

Tali provvedimenti, oltre che al positivo impatto che avrebbero sulle persone con disabilità e sui loro familiari, porterebbero anche un indubbio beneficio in termini occupazionali e di garanzia di stabilità economica per lavoratrici e lavoratori operanti all’interno degli enti del terzo settore che assicurano tali servizi e che hanno già segnalato le negative ripercussioni derivanti dall’interruzione o dalla limitazione di tali attività.

Secondo l’allarme lanciato da Alleanza Cooperative, infatti, sono 130mila i lavoratori del non profit a rischio per la crisi coronavirus. Naturalmente per loro, come per milioni di lavoratori autonomi o non garantiti da contratti, non si intravedono misure governative a sostegno né ammortizzatori sociali di alcun tipo.

Tornando agli studenti disabili, il 96% di essi ha una disabilità psicofisica e, dunque, difficoltà ovvie a seguire lezioni online, per non parlare poi di quella sorta di “affrancamento sociale” che è garantito dal rapporto umano con l’insegnante di sostegno. La didattica a sostegno per questi ragazzi dovrebbe, quindi, prevedere delle modalità appropriate, ma l’ormai famigerato decreto governativo non le specifica.

Il ministro della Pubblica istruzione, Lucia Azzolina, nei giorni scorsi aveva garantito una forma di assistenza a domicilio che, però, finora non si è concretizzata. Tutto tace anche dal fronte del Ministero della Famiglia, sempre più Cenerentola di un governo allo sbando. Da giorni Elena Bonetti ripete di avere allo studio provvedimenti ad hoc per la famiglia, senza averne ancora tirato fuori neppure mezzo.

I primi, drammatici risultati si sono già visti nella zona del Lodigiano dove, nella fase emergenziale più acuta, sono stati sospesi anche i servizi riabilitativi. Così come è già avvenuto in varie zone dell’Emilia, dove sta chiaramente vacillando anche il tanto decantato sistema di welfare. Non va meglio in quelle regioni dove l’emergenza piena non è ancora esplosa: in Sicilia, per esempio, alcune cooperative hanno già protestato davanti alla sede della Regione.

Questa emergenza nell’emergenza, non “fa rumore”, non fa audience, non permette passerelle televisive “a reti unificate”, quindi interessa poco e a pochi. Ecco perché ne parliamo noi.

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