La sindrome dello studente casalingo…

Per i ragazzi restare a casa non è più una vacanza ma una prigionia, sta ai genitori non peggiorare la situazione

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Molti genitori, in Italia, continuano ad andare a lavorare, nonostante gli appelli e forse anche nonostante la loro volontà. Ci sono lavori che non possono essere svolti a casa o servizi che richiedono la loro presenza.
I figli, invece, con le scuole chiuse – ancora non si sa esattamente per quanto tempo ma probabilmente sarà fino al 3 aprile se non fino alle vacanze pasquali – sono a casa, spesso da soli anche se minorenni. Perché anche i nonni, a rischio, sono isolati e sepolti vivi a casa loro.

In perenne ansia da separazione o da abbandono i genitori li monitorano alla meno peggio con infiniti messaggi di controllo via smarthphone. Insomma, questi genitori sono tutti in pieno stato di ansia e d’allarme non solo per il virus.

Secondo un sondaggio di Skuola.net compiuto su 13 mila ragazzi, il 69,9% degli studenti ritiene adeguata la misura della chiusura degli istituti scolastici, mentre solo il 15,1% lo considera un intervento eccessivo.
Intanto per non perdere un’importante priorità tra le tante, quella della continuità scolastica, le tecnologie ci danno una mano!

L’effetto coronavirus apre la via a nuove forme di condivisione: un esempio tra i molti è quello di Alessio di Giuseppe che si è laureato a Bologna in Scienze delle Comunicazioni ed è uno tra i primi dottori laureati online… il che può fare anche simpatia, ma la festa con parenti e amici è stata ovviamente rimandata e, dunque, anche qui si resta agli arresti domiciliari.

Per diplomarsi ma anche per non perdere l’anno scolastico in corso, la didattica a distanza è la risposta tecnologica giusta! Per superare questa emergenza didattica bisogna usare piattaforme valide e sicure sulle quali l’insegnate può ricreare le classi anche da casa, con la possibilità di parlare agli studenti, di interagire con loro, di verificare il grado di apprendimento… insomma quasi come a scuola!

Tra le piattaforme online le più utilizzate sono Google Classroom e Google Hangouts Meet. La prima è una piattaforma gratuita per studiare online e fare lezione a distanza, funziona sia su pc che, con apposita App, su Smarthphone. Il funzionamento è molto semplice e adatto a qualsiasi tipo di scuola di ordine e grado: dalle elementari (dove è necessario il supporto di un genitore per aiutare il bambino a studiare online), fino all’Università.

Google Hangouts Meet, anch’essa gratuita e polifunzionale, è più adatta a videoconferenze. Qui gli insegnanti (o la segreteria didattica) hanno tutte le possibilità di creare un nuovo corso e invitare gli studenti. Gli insegnanti possono caricare contenuti multimediali per la lezione online, assegnare compiti, inserire avvisi nella bacheca comune del corso e valutare positivamente o negativamente i compiti svolti da remoto dagli studenti.
Di contro gli studenti possono partecipare a un corso a cui si è stati invitati. La bacheca del corso ha la stessa funzionalità dell’aula: gli studenti possono entrare in contatto con i compagni di “classe” e chiedere informazioni ai professori. Tutto si appoggia su Google Calendar con il quale è possibile programmare le lezioni ma anche sapere entro quando consegnare i compiti e quando ci sono le verifiche.

Nonostante la possibilità di attivare questi servizi didattici, dopo neanche quindi giorni di assenza da scuola, e con il protrarsi dello stato d’allarme, i nostri studenti cominciano a manifestare i primi sintomi da alienazione relazionale.

Quello che lamentano, con varie forme di disagio e insofferenza, è proprio la perdita di quell’habitat umano – prima magari detestato – che è la scuola. I compagni di classe, ma anche i professori, persino i luoghi: le aule, i corridoi, la palestra così come, per i più grandi, il bar con i profumi delle brioche, oppure l’angolo delle macchinette con le bevande.

Tutto ciò accade perché stare a casa non è più una scelta o una vacanza… È un provvedimento disciplinare (anche se di emergenza sanitaria collettiva) e, si sa, che tutte le cose imposte vengono mal accettate e metabolizzate. Si manifestano, quindi, sensazioni di frustrazione, l’uso degli smartphone raggiunge – anche qui – dei picchi preoccupanti. Peggio se nelle ore notturne. Dopo i primi giorni passati a dormire fino a tardi al mattino, infatti, si finisce spesso per stare svegli la notte a chattare, con gravi e compromettenti alterazioni del ritmo naturale sonno-veglia, laddove il ripristino funzionale farà registrare – in alcuni casi – sgradevoli problemi, con casi di insonnia persistente e necessità, addirittura, di sgradevoli sedazioni indotte farmacologicamente.

In questo quadro di restrizioni comportamentali, non potendo ricorrere neppure alla palestra o ad attività sportive extrascolastiche, non potendo andare all’oratorio o trovarsi tra amici… l’unico sfogo rimasto è uscire all’aria aperta, andare in bicicletta, fare footing… ovviamente da soli, senza neppure approcciare una ragazza o stringere una mano.

Una vita agli arresti domiciliari? Purtroppo, le limitazioni relazionali imposte, se da un lato limitano il contagio, nel tempo limiteranno anche le naturali capacità socializzanti dei nostri giovani!

Ecco allora che il dialogo in famiglia è ancora più necessario in questo clima dove la fobia da relazione sociale raggiunge picchi rari. La famiglia deve esserci come momento di rassicurazione e di dialogo con i figli, affinché possano affrontare e superare questo periodo non semplice dove – non ci stancheremo di ripeterlo – è necessaria solo una infinita pazienza e la buona collaborazione tra tutti.

== Il dottor Angelo Musso è psicologo e psicoterapeuta a Torino. Incaricato di Psicodiagnostica e Psicoterapia presso la S.S. di Psicologia e Psicopatologia dello Sviluppo dell’ASLCN1.

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