Personale altamente qualificato e formato in arrivo per le esigenze degli industriali e dei sindacati italiani

Mentre l’Italia soffre c’è chi trama per fregarci ancora di più

Approfittando del dramma del coronavirus il governo cerca di introdurre a marce forzate la cittadinanza agli immigrati clandestini

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Con le telecamere accese e i taccuini aperti altrove, stante la pressante emergenza economica e sanitaria del coronavirus, ti pareva che, in Parlamento, non cercassero di far passare di nascosto qualche vecchio provvedimento, già più volte respinto?

Ecco, infatti, riemergere in Commissione Affari costituzionali la “proposta di legge recante nuove norme per la promozione del regolare soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”. Tradotto per i non addetti ai lavori una riedizione dello Jus Soli, poi mutato in Jus Culturae. Provvedimenti regolarmente ritirati all’avvicinarsi di ogni elezione (perché chiaramente invisi al popolo italiano) e proditoriamente riproposti quando l’opinione pubblica è distratta.

Questa volta siamo allo Jus Lavoro, seguito della fallimentare campagna “Ero straniero” che aveva segnato il punto più basso della capacità di aggregazione del fronte progressista e immigrazionista. Appena 90mila, firme racimolate, peraltro a gran fatica, nonostante lo schieramento della poderosa macchina propagandistica che va dalle tv di Stato ai media mainstream.

Questo pacchetto ridicolo di firme è tuttavia bastato ad avviare la “proposta di legge di iniziativa popolare” che ora galoppa in Commissione approfittando delle pene degli italiani e di una ritrovata unità tra sinistra e M5S. Ecco così che, giusto in questi giorni (alla faccia dell’emergenza e della quarantena) hanno avuto luogo una serie di audizioni in Commissione.

Qui si è assistito a un vero e proprio miracolo italiano: la “saldatura” degli interessi tra grande capitale e sindacati: due lobby autoreferenziali che, ormai, si sostentano a vicenda sulla pelle di imprenditori e lavoratori non garantiti. Certo non senza contraddizioni.

«Il mondo produttivo ha bisogno di persone formate che possano venire e lavorare in Italia considerato – come è stato illustrato anche da diversi esperti durante le audizioni – che i giovani vanno all’estero e abbiamo il tasso di denatalità tra i più alti d’Europa», ha spiegato Filippo Miraglia, responsabile area sociale, immigrazione e internazionale dell’Arci.
Eppure, Giuseppe Massafra, della Cgil, era riuscito a lamentarsi del fatto che «la crisi rende più complessa la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno. Ciò genera lavoro irregolare e vere e proprie condizioni di sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali».
Illuminante anche la dichiarazione di Donatella Prampolini, vice presidente di Confcommercio «ci sono settori dell’economia – come supermercati o assistenza domestica – in cui non si trovano italiani per certi tipi di impiego. E questo per le imprese è un grosso problema».

Insomma, ad analizzare queste affermazioni, saremmo davanti a questo stranissimo racconto, dove le frasi tra parentesi sono la nostra spiegazione.

Nelle imprese c’è bisogno di personale già formato che venga in Italia (sui barconi?) iniziando a lavorare (al posto dei nostri ragazzi laureati ma sottopagati e costretti così a fuggire all’estero). Però, se non viene loro rinnovato il “permesso di soggiorno” finiscono per lavorare (in nero) per le organizzazioni criminali (che forse sono proprio quelle iscritte a Confidustria). Perciò bisogna indiscriminatamente aprire le frontiere, sennò chi si siede alla cassa del supermercato (lasciata vuota perché non si intende dare gli italiani un salario onorevole e contratti decenti)?

Alla fine di questa narrazione ci pare di poter trarre una sola conclusione: qualcuno il virus ce l’ha nel cervello e, ancora una volta tenta di fregarci… di nascosto, come un ladro.

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