Igor Matovic e Benjamin Netanyahu

C’è destra e destra… poi c’è molto altro

Il mondo cambia e non si possono usare ovunque le stesse, vecchie “etichette” politiche che, però, sono comode per giornalisti (e politici) pigri e ignoranti

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RaiNews “vince il centrodestra”, Il Giornale “Crolla la sinistra”, il Post “hanno vinto i populisti di destra”… Corriere della sera “Maggioranza vicina per il blocco di destra”, La Stampa “In testa il blocco di centrodestra“.

Per tre titoli a due vince la Slovacchia su Israele… Sì, perché l’eterno stereotipo ottocentesco, tipico di una sottocultura politica e giornalistica incapace di svecchiarsi, colpisce indistintamente ogni valutazione da qualsiasi parte del mondo provenga.

Davvero sembra che non si riesca mai a uscire da questo “bipolarismo” forzato, ormai stantio e ridicolo, già sbeffeggiato da Giorgio Gaber negli anni Novanta (ovvero trent’anni fa…) con la sua celeberrima canzone “destra-sinistra”.

Allora andiamo a vedere cosa è successo. In Slovacchia ha vinto il partito Gente comune e personalità indipendenti (OL’aNO) che già dal suo nome ha davvero ben poco dei modelli politici tradizionali. Igor Matovic, leader di OL’aNO, è diventato famoso per le sue battaglie contro i politici corrotti, che è andato a stanare anche all’estero usando slogan come “Insieme contro la mafia”. A gennaio, andò a Cannes, in Francia, per mostrare la lussuosa villa di proprietà dell’ex ministro delle Finanze slovacco (ci ricorda la villa di Fini?). Matovic suonò anche al citofono dicendo: «Buongiorno mafia» (ci ricorda il citofono di Salvini?). Infine, concluse il collegamento rivendicando la proprietà della villa alla Repubblica Slovacca.

Stupisce che abbia preso il 25 % dei voti? Certo. Stupisce i nostri commentatori politicamente corretti che lo accusano (udite, udite) di avere una politica «in difesa della famiglia naturale, contro la droga e contro le quote di accoglienza». Qualcun altro dice che «usa metodi grillini», ma il guaio vero è che «formerà lui il prossimo governo con i partiti cattolici»…

In realtà il panorama slovacco è molto diverso e ha ben poco del bipolarismo destra-sinistra come lo intendiamo noi. OL’aNO è un partito “populista” ma sarebbe giusto chiamarlo “popolare”, nel senso che incarna il sentire del popolo contro le caste burocratiche, le élite di privilegiati che si annidano all’ombra del partito al governo da 15 anni: Direzione-Socialdemocrazia (Smer). Altro partito che ha aumentato i suoi voti è SNS (Slovacchia nostra) di Marian Kotleba. Anche qui i giornalisti italiani sono disperati: partito di “estrema destra”, “neonazista”… Magari solo nazionalista e il nazionalismo non è “di destra” (nel senso classico del termine); basterebbe studiare la storia (anche quella italiana) per capire che è un sentimento del popolo incarnato ed evocato anche dalla Unione sovietica di Stalin (tanto per fare un esempio).

Lasciamo la Slovacchia per andare in Israele. Anche qui vince “la destra”? il Likud, cioè il partito di Benjamin Netanyahu, al terzo tentativo, forse ce la fa a governare alleandosi con i partiti della “destra religiosa” (definizione della maggior parte dei media). In effetti il Likud può incarnare il significato storico di “destra”, perché rappresenta le oligarchie economiche, ha un’impostazione liberale, diremmo “conservatrice” e perché si colloca nella tradizione del parlamentarismo di stampo inglese, in opposizione al partito Laburista (di “sinistra”) fedele, invece, alla tradizione massimalista e sionista dei kibbutz.
Ma le cose stanno ancora così?

Contro il Likud di Netanyahu, che incarna ormai il globalismo e che governa interrottamente dal 2009, questa volta si era creata una coalizione chiamata Blu e Bianco (che ora di sicuro si dissolverà). Tra i due litiganti è emersa però una terza forza, il partito arabo-israeliano ed è questa la vera novità delle elezioni. Perché il popolo israeliano da troppo tempo ha perso di vista un orizzonte di convivenza che non sia affidato alla sola forza militare. L’aver appoggiato le primavere arabe e la guerra contro Assad in Siria stringendo un’alleanza innaturale con il mondo islamico sunnita ha intristito il suo ruolo nella regione.

Ormai rimane solo il potere da gestire, nessuna prospettiva di crescita, nessuna vera minaccia, nessun progetto, nessuna ambizione. Come quando in Italia si sfidavano Berlusconi e Prodi.

Quando, però, il popolo incomincia a soffrire, quando si vede andare a picco l’economia, quando i confini sono minacciati da ondate di migrazione forzata, quando i risparmi sono demoliti dalle speculazioni internazionali… Allora è giusto ribellarsi.

Le etichette becere con cui si tenta, poi, di ingabbiare, demonizzare ed emarginare questo fenomeno le lasciamo ai colleghi dei media asserviti… e incapaci di cogliere i cambiamenti.

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