Può esistere un’algor-etica?

Si possono codificare principi e norme etiche in un linguaggio utilizzabile dalle macchine? Al quesito posto in Vaticano non risponde il business delle multinazionali... eppure

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L’algor-etica entra ufficialmente nel vocabolario della Chiesa cattolica e lo fa con l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontifica accademia per la vita che venerdì ha concluso i lavori della tre giorni romana intitolata «The “good” Alghoritm? Artificial Intelligence: Ethics, Law, Health» (Il buon algoritmo? Intelligenza artificiale: etica, legge, salute).

Il convegno, organizzato dalla Pontifica accademia si è tenuto alla presenza di circa 500 esperti del settore tecnologico, ma anche filosofi e, ovviamente, teologi.

La chiusura dei lavori doveva essere affidata al papa che aveva voluto questa assise definendo l’algor-etica «una nuova frontiera» che «intende assicurare una verifica competente e condivisa dei processi secondo cui si integrano i rapporti tra gli esseri umani e le macchine nella nostra era».

A questa nuova frontiera viene ora affidato anche il compito di fare da ponte «per far sì che i principi si inscrivano concretamente nelle tecnologie digitali, attraverso un effettivo dialogo transdisciplinare. La profondità e l’accelerazione delle trasformazioni dell’era digitale sollevano inattese problematiche, che impongono nuove condizioni all’ethos individuale e collettivo».

L’ultima giornata di lavori ha visto anche convergere attorno al tavolo di lavoro vaticano quello che, a prima vista e a tanti, è apparso come una sorta di “commistione” tra diavolo e acqua santa, con due colossi come Microsoft e Ibm ed un’organizzazione come la Fao, da una parte e monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia della vita, dall’altra.

Obiettivo dell’incontro la firma di un documento intitolato “Rome Call for AI Ethics”, controfirmato dal direttore generale della Fao, Dongyu Qu, dal presidente di Microsoft, Brad Smith, e dal vicepresidente di Ibm, John Kelly III.

«Non è un testo ufficiale dell’Accademia – ha tenuto a precisare in sede di presentazione monsignor Paglia, come a smorzare anche eventuali critiche – ma un documento di impegni condiviso, da noi proposto, in cui, in forma sintetica, si offrono alcune linee per un’etica dell’Intelligenza Artificiale e si formulano alcuni impegni, legati fondamentalmente a tre capitoli: etica, diritto, educazione. L’Accademia non avvia esclusive partnership industriali né sponsorizza alcunché, né viene sponsorizzata, ma condivide, senza ingenuità, tratti di cammino con quanti hanno un desiderio serio di comprendere meglio come promuovere il bene dell’umanità e di compiere alcuni passi in questa direzione, verificando le proprie pratiche, nella disponibilità a pagare anche i costi che ne possono derivare»

L’importanza della “Carta” è stata richiamata anche dal papa che l’ha definita «un passo importante, con le tre fondamentali coordinate su cui camminare» avvertendo, però, che le nuove tecnologie «non sono strumenti neutrali, perché plasmano il mondo e impegnano le coscienze sul piano dei valori. C’è bisogno di un’azione educativa più ampia. Occorre maturare motivazioni forti per perseverare nella ricerca del bene comune, anche quando non ne deriva un immediato tornaconto. Esiste una dimensione politica nella produzione e nell’uso della cosiddetta “Intelligenza Artificiale“, che non riguarda solo la distribuzione dei suoi vantaggi individuali e astrattamente funzionali. Non basta semplicemente affidarci alla sensibilità morale di chi fa ricerca e progetta dispositivi e algoritmi; occorre invece creare corpi sociali intermedi che assicurino rappresentanza alla sensibilità etica degli utilizzatori e degli educatori».

Assolutamente “politicamente corretto” il parterre durante gli interventi conclusivi, con tanto di ministro dell’Innovazione tecnologica, Paola Pisano, e di presidente dell’Europarlamento, David Sassoli. Altrettanto formali le dichiarazioni del vicepresidente di Ibm:  «l’intelligenza artificiale è una tecnologia incredibilmente promettente che può aiutarci a rendere il mondo più smart, più sano e più prospero. A patto che, fin dall’inizio, sia sviluppata secondo interessi e valori umani. La ‘Rome Call for Ai Ethics’ ci ricorda che dobbiamo pensare con attenzione alle esigenze di chi beneficerà dell’Intelligenza Artificiale e investire significativamente sulle competenze necessarie».

La centralità di questa tre giorni doveva essere, invece, l’algor-etica, come ricordato il primo giorno da padre Paolo Benanti, teologo francescano e docente alla Gregoriana, oltre che membro della Pontificia accademia per la vita. «Se vogliamo che la macchina sia di supporto all’uomo e al bene comune, senza mai sostituirsi all’essere umano – ha ricordato padre Benanti- allora gli algoritmi devono includere valori etici e non solo numerici. Abbiamo bisogno di poter indicare questi valori etici attraverso i valori numerici che nutrono l’algoritmo».

«L’etica ha bisogno di contaminare l’informatica. Abbiamo bisogno di un’algor-etica, ovvero di un modo che renda computabili le valutazioni di bene e di male. Solo in questo modo potremo creare macchine che possono farsi strumenti di umanizzazione del mondo».

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