WeAreItaly: la cultura vince il terrorismo

Un team di archeologi italiani per resuscitare l’antica Hafra, sfregiata dalla barbarie dell’Isis, perché dove c’è Civiltà, c’è Italia

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Non ci sono state “quarantene” per gli archeologi italiani che si sono recati in Irak. La spedizione, finanziata da una fondazione svizzera, la Aliph Foundation di Ginevra, ma promossa dall’Ismeo di Roma, ha infatti raggiunto Hatra per catalogare, studiare e riparare i danni causati dall’occupazione delle milizie islamiche.

Lo rende noto l’agenzia AskNews che riporta anche le prime dichiarazioni degli esperti italiani cui è stato affidato il compito di far rinascere questo antico splendore. La missione è guidata dall’archeologo dell’Università di Padova, Massimo Vidale, che spiega: «Si tratta di uno dei più grandi complessi architettonici dell’Iraq. L’intero sito archeologico è stato sotto il controllo dell’Isis per tre anni e i danni sono evidenti; sia nell’incuria sia in alcune distruzioni fatte di proposito».

Hatra è, infatti, un’antica città-stato, nel deserto iracheno, a 120 chilometri a Sud di Mosul. Questo gioiello archeologico del II secolo d.C., ancora fino a tre anni fa era usato dalle milizie dell’Isis come poligono di tiro o come sfondo per video di propaganda.

Le architetture e gli oggetti d’arte antica di Hatra, gravemente danneggiati sono stati recuperati, documentati e messi al sicuro dal team italiano. A curare la documentazione topografica il professore Stefano Campana dell’Università di Siena: «Hatra è una grande città, un grande contesto urbano di circa 300 ettari di superfice. Stiamo facendo questo lavoro tramite l’uso di tecnologie sofisticate. In particolare, stiamo utilizzando dei droni per fare il rilievo dettagliato sia dell’area centrale sia di tutta la città».

La scoperta più spettacolare è stata l’individuazione di frammenti appartenenti alle due grandi teste scolpite la cui brutale distruzione era stata ampiamente diffusa sui social media dall’Isis. I frammenti più grandi si incastrano quasi perfettamente, lasciando sperare in bene per i restauri e per la possibilità di ricollocare le sculture nelle loro posizioni originali.

Quando anche questo sito storico, danneggiato dalla barbarie islamica, tornerà a essere fruibile per tutta l’umanità, lo si dovrà quindi alla capacità e alla dedizione di esperti italiani. Perché dove c’è Civiltà, c’è Italia.

 

 

 

 

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