Libertà è partecipazione

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Al mondo d’oggi siamo “bombardati” di notizie, un bombardamento dinanzi al quale si rimane spiazzati per riuscire a capire quali sono le notizie vere e quali le fake, quali le importanti e quali le nascoste, semicensurate perché scomode.

Il ruolo di testate libere, anche online, come Orwell.live è proprio quello di svolgere un’azione di selezione per fornire gli strumenti sia sul piano della tecnologia che sul piano dell’informazione e della comunicazione con l’obiettivo di contrastare il realizzarsi del controllo da parte del “Grande Fratello” sulle nostre vite e della diffusione del pensiero unico.

Conoscere attentamente i social, software e tool per servirsi della tecnologia e non esserne servitore o vittima inconsapevole. Affrontare l’attualità, la storia, la politica italiana ed estera, il mondo del giornalismo, senza adeguarsi ai “cori” dei media mainstream. Favorire la formazione e lo sviluppo di un pensiero critico, tramite analisi precise e dettagliate. Evidenziare le contraddizioni, smascherare le tecniche di disinformazione che riescono anche a manipolare dati e statistiche. Tutto questo è il nostro ruolo.

Più volte abbiamo sottolineato l’esistenza di due Italia: quella reale e quella che ci governa e viene raccontata dal mainstream. Ben diverse, opposte fra di loro e, allo stesso tempo, si potrebbe parlare di due Gran Bretagna, due Usa, due Europa e così via.

Questo è il nostro lavoro, riconosciuto dal vostro apprezzamento di lettori che, tramite i social e il “passaporola”, diffondete e condividete articoli e analisi, avviando anche dibattiti e confronti che ci arricchiscono sul piano delle idee.

Quanto riteniamo importanti queste voci libere? La risposta è soggettiva, ma più le riteniamo importanti e più dobbiamo essere disponibili a sostenerle per far sì che possano svolgere il loro ruolo. È sempre antipatico chiedere soldi ma, talvolta, un contributo anche minimo rappresenta un simbolo, un forte segnale, un invito ad andare avanti, un partecipare a questa battaglia di libertà, perché come cantava Giorgio Gaber: “la libertà è partecipazione”.

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