CDU in crisi, l’ordine politico tedesco è in frantumi

In quello che è stato il partito conservatore più granitico d’Europa negli ultimi vent’anni, gli equilibri sono cambiati e la lotta per la successione ha accelerato la disfatta strutturale

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In soli quindici giorni il potente partito di Angela Merkel sembra essersi liquefatto. In Turingia, due settimane fa, la Cdu ha subito uno smacco che i dirigenti ritenevano fosse il punto più basso a cui poteva scendere. Non avevano fatto i conti con le elezioni ad Amburgo, dove i cristiano-democratici hanno perso 20.000 voti attestandosi all’11,5% (il minimo storico), mentre la Spd ha ottenuto il 39% e i Verdi il 24%.

Però la notizia che ha sconvolto i merkeliani è stata l’ingresso nel Parlamento della città di AfD, la destra di Alternativa per la Germania, con il 5% dei voti.

Non si tratta di un risultato eclatante, come quello registrato in Turingia, dove ha raggiunto il 39% dei consensi, tuttavia è pur sempre ragguardevole considerando che è la prima volta che un movimento di destra, nazionale e sovranista, supera la soglia di sbarramento ad Amburgo.

La Cdu, dunque, è in frantumi. Tutti contro tutti e Annegret Kramp-Karrenbauer, designata a succedere alla Merkel sia alla testa del partito sia al cancellierato, dopo aver rinunciato alla seconda carica, sta per lasciare anche la prima; come ha fatto trapelare dopo la sconfitta in Turingia.

La Merkel ha fatto il vuoto intorno a sé, al punto che adesso chiunque (anche emeriti sconosciuti) si sente investito del ruolo di leader e sono in tanti che si apprestano a concorrere alle due cariche, una delle quelli, quella di Cancelliere, difficilmente però toccherà a un cristiano-democratico. Secondo i sondaggi, ad ancor più valutando gli andamenti elettorali nei Länder e nei comuni, è probabile che le prossime elezioni portino al successo di socialdemocratici e Grünen che potrebbero governare senza la Cdu.

Finisce un’èra a Berlino. Molti pensano che l’emorragia di voti dalla Cdu porterà a una ulteriore ascesa di AfD.

Il partito di destra ha saputo – per unanime ammissione dei commentatori – interpretare, soprattutto nelle regioni dell’Est, il malcontento, l’impoverimento, gli effetti della sudditanza ai parametri europei che hanno determinato veri e propri choc in agricoltura e nell’artigianato.
Soprattutto si è qualificato come contestatore delle politiche iperliberiste pratiche negli ultimi anni dalla Merkel che ha prodotto disagi soprattutto nelle classi sulle quali si sono abbattuti gli effetti dei provvedimenti fiscali: veri e propri colpi assestati ai loro risparmi che le hanno indotte a ritrarsi  dall’investire, come nel passato.

La Merkel non è più in grado di garantire il primato della Germania in Europa e, una volta “scoppiata” la coppia franco-tedesca (con l’ormai provata inettitudine di Macron), i cittadini che la votavano si sentono privi di protezione, a testimonianza che il traino dei due Paesi ha condizionato le politiche continentali a detrimento degli altri Stati membri.

Ovviamente si fanno varie ipotesi sulla successione. Messa già da parte Annegret Kramp-Karrenbauer, si fa avanti Friedrich Merz. Non un esponente di spicco: è stato membro del Parlamento europeo nel 1989-94, membro del Bundestag nel 1994–2009 e presidente del gruppo parlamentare Cdu/Csu nel 2000-02. Nel 2018 si è candidato come leader della Cdu ma senza grande successo. Ora la concorrenza è agguerrita, anche se di scarsa qualità: il primo ministro della Renania settentrionale-Vestfalia, Armin Laschet; il ministro della Sanità, Jens Spahn e l’ex ministro dell’Ambiente, Norbert Röttgen.

Ciò che è accaduto ad Amburgo potrebbe determinare un terremoto politico in tutta la Germania. La crisi della Cdu è il paradigma delle incertezze rappresentate, da un lato dall’ascesa della destra e, dall’altro, dei Grünen (non più assimilabili ai vecchi partiti Verdi, “costole” della sinistra post-comunista).

In quello che è stato il partito conservatore più granitico d’Europa negli ultimi vent’anni, gli equilibri sono cambiati e la lotta per la successione a chi ha esercitato un potere autocratico ha accelerato la disfatta strutturale. Il vacillante potere a Berlino potrebbe ripercuotersi in Europa, con conseguenze ancora non definite e contribuire a mutare i rapporti di forza nel Parlamento europeo qualora si dovesse arrivare a una scissione.

Alle primarie di aprile la Cdu deve scegliere non soltanto la linea politica, ma anche come condurla. Se innestare sul tronco solidarista-cristiano elementi di conservatorismo oppure guardare a sinistra. Nel secondo caso AfD, nonostante le infondate accuse formulate ai suoi dirigenti, si preparerebbe ad accogliere “profughi” cristiano-democratici quanti mai ne avrebbe immaginato.

Nel primo caso, per esempio se dovesse affermarsi Merz che ha imputato alla Merkel un approccio politico eccessivamente moderato verso gli immigrati, si imporrebbe l’ala più conservatrice del partito forse in grado di frenare l’ascesa dell’Afd di Jörg Meuthen. Tuttavia, stando a un sondaggio dellIstituto “Forse” pubblicato dal quotidiano Handelsblatt, il 23% degli elettori CDU non voterebbe più il partito se fosse cacciata la Merkel. Un bel problema.

L’ordine tedesco è andato in frantumi. Questo è certo. Con o senza la Merkel. Un ciclo si è irrimediabilmente chiuso.

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