Cronache dalla peste

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Nell’immagine, a sinistra, c’è il “Medico della peste”, con il suo becco da uccello riempito di essenze medicamentose per filtrare l’aria, munito di occhiali, guanti, una lunga tunica di lino e una bacchetta. Una tenuta ideata dal dottor Charles De Lorme, durante la drammatica pestilenza del 1630 a Venezia. A destra il “Medico del coronavirus” con la maschera per filtrare l’aria, occhiali, guanti, tunica… come il suo collega di 390 anni fa. Nel poco allegro carnevale veneto, quest’anno è prevalsa la seconda maschera.

Aperture e chiusure.

L’Austria ha fermato per ore un treno proveniente dall’Italia. La Basilicata ha vietato l’ingresso a lombardi e veneti. Idem l’isola di Ischia che però ha esteso il divieto anche… ai cinesi. L’ultima battuta sul web (mica poi tanto improbabile) è che i Paesi del Nord Africa hanno chiuso i porti per le navi italiane. Questo mentre noi, ovviamente, abbiamo appena fatto sbarcare 274 migranti africani tra cui diversi infetti. Da varie malattie, non dal coronavirus, ovviamente. Come ben sa l’OMS il coronavirus in Africa non esiste… Come in Francia… lì si muore di polmonite e basta, senza dare fastidio.

Virus selettivo

Curiosi effetti delle restrizioni. Gli studenti (e i professori) non possono andare in classe, però possono affollare i centri commerciali e i bar che rimangono aperti… fino alle 18. I dipendenti di uffici, musei, enti non devono andare al lavoro ma possono prendere l’auto e il treno per fare una gita in montagna (c’è il sole e l’ultima neve). Gli stadi sono chiusi e tutti gli eventi pubblici bloccati perché la gente non entri in contatto… ma i supermercati sono intasati di gente che sgomita per un barattolo.

Non si vive di solo pane

A questo proposito definire “sconcertante” la decisione di vietare le S. Messe è poco. Ancora più sconcertante il fatto che i parroci (non ovunque ma quasi) abbiano anche chiuso le chiese, che non sono esattamente luoghi affollati quando non ci sono funzioni domenicali. Vietato entrare anche solo per pregare, accendere un cero, affidarsi a Chi potrebbe fare per noi molto di più… del ministro Speranza, soprattutto se ci aggiungessimo un po’ di Fede (non Emilio) e di Carità.

Ma nemmeno di sola farina

Curioso osservare le persone che hanno preso di assalto i supermercati domenica. Visto che le chiese erano serrate, in mancanza di un’ostia, tutti hanno pensato a mettere sotto i denti “qualcosa”. Se avete amiche commesse fatevi raccontare, perché la “sindrome da carestia” ha effetti esilaranti. Così, uno dei prodotti che per primo è finito è stata la farina… Retaggio antico, visto che quasi più nessuno fa il pane o la pasta in casa… Speriamo sappiano almeno fare le torte. A ruota sono spariti dagli scaffali pasta e passate di pomodori. Agli italiani toglili tutto ma non gli spaghetti. Alla fine, c’è persino chi ha comprato cibo cinese (sic!) perché non c’era altro. Ah, scusate, e dove vogliamo mettere quelli che hanno fatto la scorta annuale di crocchette per il cagnolino o il gattino?

Mors tua vita mea

C’è sempre chi ci guadagna dalle disgrazie altrui. Giuseppi Conte è il più felice, slittata sine die la fine del suo governo che pareva ormai imminente. Un altro che si sfrega le mani è il ministro dell’Economia Gualtieri: se i conti non tornano e l’economia precipita questa volta sarà colpa del virus, idem per le nuove tasse “assolutamente necessarie” e i “sacrifici che tutti saremo chiamati a compiere”. Tutti tranne lui che si appresta a d affiancare allo stipendio di ministro anche quello di deputato, visto che si è candidato nel collegio che fu di Gentiloni (chi?).

La disperazione di Sala

Il più affranto di tutti, in questi giorni e, invece, il “sindaco dei ricchi”, Giuseppe Sala. Nelle settimane scorse si era speso in prima persona con il suo elettorato della Chinatown, una lobby economica potente con la quale Beppe aveva stretto un accordo ancora ai tempi delle primarie, concedendo spazi e togliendo controlli. Adesso però l’emergenza è un’altra. Chiude la Fashion week, non ci sarà il Doposalone del Mobile, il ”suo” modello della Milano fatta di eventi, happy hour, modelle e frikettoni entra in crisi. È un duro colpo alla città “multietnica, accogliente e inclusiva” però solo per chi ha il portafoglio pieno di goldencars, per pagarsi hotel 7stars, appartamenti AirB&B e auto NCC (divertitevi a decriptare).

Per oggi è tutto, appuntamento alla prossima…

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