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Coronavirus

Se vince la politica dell’accoglienza e della condivisione… del virus

Il programma “otto e mezzo” di ieri sera, alle 21 su La7, ha costituito una prova, l’ultima di una lunga serie, di come il qualunquismo di sinistra cerchi di utilizzare ogni evento, piccolo o grave, per tirare acqua al proprio mulino politico. Solo che  questa volta il gioco non è riuscito.

Lilli Gruber ha cercato più volte di indirizzare l’ospite, Fabrizio Pregliasco, sulla strada della polemica antisalviniana, spalleggiata da par suo dal solito Antonio Padellaro, ma il direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi non è caduto nella trappola riportando ogni volta la discussione sul proprio terreno, quello dei fatti e delle previsione caute e ragionevoli, illuminate dalla profonda competenza nel campo epidemiologico e dell’organizzazione sanitaria.

L’accusa (ma diremmo meglio: il consueto processo alle intenzioni) a Salvini era, in sostanza, quella di approfittare della generale paura del contagio per sostenere la propria politica anti immigrazionistica. Accusa particolarmente grave, perché un’operazione simile sarebbe, più che disinvolta, spregevole.

Padellaro ha anche fatto ricorso alle proprie reminiscenze scolastiche tirando in ballo gli “untori” citati nei Promessi Sposi.

Ha cioè proposto l’equazione fra questi ultimi, ingiustamente accusati di diffondere la pestilenza, e gli immigrati del nostro tempo altrettanto ingiustamente accusati di diffondere il coronavirus e pertanto discriminati.
Peccato, però, che il romanzo manzoniano offra ben altri spunti di riflessione, naturalmente dimenticati dagli opinion leader del pensiero debole.

Manzoni, per esempio, si sofferma sull’atteggiamento delle pubbliche autorità di fronte all’epidemia, “in tutt’altre faccende affaccendate” e favorite, nel loro disimpegno, da meccanismi psicologici di massa descritti magistralmente.
In sostanza la popolazione milanese del ‘600 non crede che vi sia la peste perché non vuole crederlo, pertanto si auto-illude che il morbo che sta circolando sia qualcosa di lieve o comunque di meno grave.

Così l’inerzia delle autorità, sommata all’incapacità delle persone di guardare la realtà negli occhi, generò quella sottovalutazione e quella lentezza nel prendere provvedimenti che favorì lo scatenarsi del morbo. Qualche cosa di molto attuale, dunque, che ci riporta a Conte e Speranza, però, non a Salvini.

Il leader leghista propone un serrato controllo alle frontiere e sugli sbarchi, quegli sbarchi che, con l’attuale governo, si sono moltiplicati. Ha posto un tema su cui altri tacciono illudendosi che non esista, ovvero: considerate le condizioni della sanità in Africa e la notoria presenza di milioni di cinesi nel nostro Paese, è assolutamente irragionevole illudersi che non giungano soggetti contagiati o portatori di contagio.

Pubblicità. Scorrere fino a continuare la lettura.

Ormai, però, il danno è fatto, e ci toccherà, in nome dell’accoglienza e della condivisione, condividere anche il coronavirus. Vorrà dire che saranno gli altri Paesi europei (il Regno Unito lo sta già facendo) a chiudere le loro frontiere a noi italiani.

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