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Sergio Ramelli e le fake news dei cattivi maestri

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Durante la discussione della mozione che presentai a Como per intitolargli un luogo pubblico, i militanti del fantomatico “coordinamento studentesco” dei Giovani Comunisti (ossimoro) diedero alle stampe un volantino in cui Sergio Ramelli era raffigurato sotto forma di fumetto mentre metteva bombe a Piazza Fontana e sul treno Italicus, per poi essere punito a colpi di chiave inglese in testa.

Ricordo che stracciai uno di quei miserabili volantini durante un intervento in consiglio comunale, con cui denunciai pubblicamente il vergognoso tentativo di mistificare la realtà da parte di una sinistra che, evidentemente accecata dall’odio, tentava di trasformare Sergio da vittima a carnefice.

Dramma nel dramma: quei volantini erano distribuiti da giovani evidentemente fuorviati da cattivi maestri che, anziché contaminarli con valori positivi, avevano plagiato le loro menti inculcandogli il seme dell’odio e del fanatismo, esattamente come fanno gli integralisti islamici con i loro figli, obbligandoli a studiare e ad applicare alla lettera i principi enunciati dal Corano.

Questo accadeva 17 anni fa. Oggi, a distanza di 45 primavere dalla sua morte, esiste ancora chi continua a uccidere Sergio accanendosi sulle sue spoglie esanimi con la medesima furia cieca degli assassini materiali, che gli sfondarono il cranio mentre legava il suo motorino a un palo sotto casa. Si tratta dei giovani di 17, 20 o 25 anni fa, a cui il seme dell’odio è cresciuto dentro attecchendo in ogni singola cellula, trasformando anch’essi in cattivi maestri pronti a negare qualsiasi evidenza pur di non riconoscere ciò che è ormai visibile agli occhi di tutti tranne che ai loro, e cioè che l’antifascismo si è palesato come il peggior retaggio del fascismo.

«Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a Fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda»

scriveva nel 1973 Pierpaolo Pasolini a Moravia, centrando perfettamente il punto: l’obiettivo degli utilizzatori di questa chiave inglese culturale è quello di spostare l’attenzione dalla loro reale natura per convogliarla su di una sorta di spaventapasseri – il Fascismo – che, di volta in volta, piazzano nel campo dell’avversario di turno.

 

Così facendo, i cattivi maestri costruiscono una narrazione che pur essendo palesemente falsa funge da contesto per delegittimare qualsiasi cosa facciano o dicano i propri nemici. Per essere ancora più chiari, cito un esempio che non c’entra nulla: nel 2002, per giustificare l’attacco all’Iraq, il vicepresidente americano Dick Cheney fece giungere ad alcuni giornalisti un finto dossier in cui era scritto che Saddam Hussein stava costruendo le celebri “armi di distruzione di massa”. Il giorno stesso in cui il New York Times diede la “notizia” Cheney si presentò in televisione dicendo che «Saddam sta costruendo la bomba atomica, ormai è di dominio pubblico», cioè, citò la fake news che egli stesso aveva confezionato legittimando, così, la volontà di procedere con una missione militare.

Insomma, cambiano contesto e protagonisti ma l’approccio comunicativo è sempre il medesimo. Quindi, se io martello ogni santo giorno dicendo che tutto ciò che sta al di fuori di quella narrazione è fascista, negazionista, revisionista, eccetera eccetera, mi sarò dotato di uno strumento per delegittimarlo.

Motivo per cui ai cattivi maestri danno così tanto fastidio le persone “non di destra” che hanno l’onestà intellettuale – e anche il coraggio – di uscire da questa logica perversa raccontando la verità: per rimanere ai giorni nostri pensiamo a Giampaolo Pansa, Luca Telese, Luciano Violante e, proprio l’altro giorno, Walter Veltroni. Avete notato? Dal momento esatto in cui smascherano la Grande Bugia, vengono immediatamente ripudiati, attaccati e vilipesi, financo da morti, come accaduto a Pansa qualche settimana fa.

Preso atto di questo, credo valga la pena citare nuovamente Pasolini parafrasando un suo celebre articolo, stavolta non per dare ulteriore importanza ai cattivi maestri ma per ricordare alle nuove generazioni che Sergio Ramelli – e insieme a lui tutti i Martiri a cui la vita è stata strappata via in quegli anni terribili – sono «un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese libero in un Paese asservito, un Paese coraggioso in un Paese vigliacco».

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