Parigi: luci rosse meglio dei gilet gialli

Dopo più di un anno di manifestazioni e scioperi basta un post erotico per “abbattere” il numero 2 di Macron

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Il delirio di onnipotenza è estremamente negativo per un politico, come anche i comportamenti ipocriti in materia di sesso o di droga. Sono tutti segni di grande stupidità. Eppure, ogni tanto, qualcuno ci casca nonostante si tratti di errori da abc della comunicazione politica.

Cosa farebbe chiunque di noi, anche senza essere un politico (magari candidato a sindaco della capitale francese), se sui social finissero sue immagini “hot” e messaggi di una relazione intima adultera? Chiederebbe scusa (innanzitutto alla persona tradita). Magari tenterebbe di far credere a “un momento di debolezza”, a una temporanea follia.

Ecco che, invece, l’arroganza del politico – Benjamin Griveaux, pupillo di Macron, già portavoce del governo e, appunto, fino a ieri candidato alla carica di sindaco di Parigi – lo porta a gridare al complotto per colpire un vero democratico e ad accusare i social di ignobili attacchi alla sua vita privata.

Ex socialista, 42 anni, già collaboratore di Dominique Strauss Khan (un altro finito nei guai per scandali sessuali…), Benjamin Griveaux è un fedelissimo di Macron e fa parte della cosiddetta “banda dei Mormoni” (equivalente francese del nostro “cerchio magico”) che ha portato il presidente alla vittoria del 2017.

Per carità, in politica agli scandali (anche sessuali) ci siamo abituati; non dimentichiamo che, da noi, una pornostar come Cicciolina è stata eletta deputata; quindi nessun parlamentare italiano si è mai giocato la carriera (al massimo il divorzio) per essere stato “beccato” a fornicare (magari anche nei bagni di Montecitorio). Più bacchettoni sono certo in Gran Bretagna (da John Profumo in poi non sono pochi i ministri e i deputati che hanno dovuto rinunciare) o negli Usa, se ricordiamo le vicende di Gary Hart e l’indimenticabile querelle sul “peccato veniale” di Bill Clinton con Monica Lewinsky.

In ogni caso, un politico “serio” riconosce le proprie colpe, si assume le responsabilità e, magari, chiede scusa alla famiglia e agli elettori. Solo gli arroganti tentano di ribaltare il gioco e di passare da colpevoli di adulterio a vittime di una macchinazione dei “social”, contando ovviamente sulla solidarietà e il cordoglio dei media allineati.

Un «torrente di fango» ha, infatti, urlato il macronista. «La mia famiglia non lo merita, nessuno dovrebbe essere sottoposto a tale violenza». Frasi che ci ricordano certe “difese di ufficio” di casa nostra. Infatti, chissà perché, se sotto i riflettori degli scandali finisce un politico di destra si tratta di una “salutare reazione democratica”, se chi ci finisce è di sinistra, allora è “la macchina del fango”…

Un esempio nostrano è, ovviamente Repubblica, che tenta di screditare le accuse: «Lo scandalo è nato da un controverso artista russo Pjotr Pavlenskij che ha rivendicato la pubblicazione dei contenuti privati sul suo sito pornopolitique.com per “denunciare l’ipocrisia” del candidato macroniano, sposato e con figli» e, più avanti: «L’artista russo, che ha ottenuto asilo politico in Francia nel 2017, è famoso per le sue performance estreme: si era cucito la bocca in solidarietà con le Pussy Riot, si è tagliato un lembo di orecchio per denunciare le violenze psichiatriche in Russia. Nel gennaio scorso è stato condannato a un anno di carcere per aver dato fuoco alla facciata della Banque de France». Insomma, un mini-Russia gate.

Però il video e i messaggi sono veri e talmente eloquenti da non essere smentibili, né si può accusare Putin di aver ordito una macchinazione, perché Pavlenskij è un oppositore russo e ha raccontato al quotidiano di estrema sinistra Libération di aver ricevuto le immagini dalla donna che ha avuto una relazione con Griveaux.

Così, alla fine, il politico francese ha fatto una doppia figuraccia dinanzi ai cittadini che vorrebbe far passare per stupidi (estremamente efficace il titolo “Quella pippa di Griveaux” scelto da “Il Foglio” per un articolo firmato da Paola Peluzzi). L’unica cosa per cui si può essere d’accordo con Griveaux è che la famiglia “non lo merita”. Così come la Francia non merita degli arroganti come lui e il suo leader, Macron.

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