Pensiero critico: Ferdinand Tönnies

La società sarà divorata dalla sua stessa crescita: un corpo troppo grande per un cervello troppo piccolo. La radicale inversione di tendenza sta soltanto nella ripresa dei valori tradizionali

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A Ferdinand Tonnies (1855-1936), fondatore della sociologia tedesca insieme con Werner Sombart e George Simmel, si deve la più completa definizione del “comunitarismo” come reazione alle strutture societarie del liberalismo borghese.

È probabile, come è stato detto più volte, che Tönnies non sia mai riuscito a creare una scuola, tuttavia le sue teorie hanno alimentato il dibattito culturale nel secolo scorso fino a influenzare i movimenti politici più vari che a diverso titolo si sono richiamati e si richiamano allo spirito comunitario.
Per quanto la produzione di Tönnies sia ragguardevole, il suo nome e la sua fama restano legati all’opera che racchiude tutto il suo pensiero: Gemeinschaft und Gesellschaft (Comunità e Società), del 1887.

Come si configurano nel pensiero di Tönnies la Comunità e la Società?
La comunità organica di un gruppo umano vivente in comune, per il sociologo si basa «sulla perfetta unità delle volontà umane come stato originario o naturale, che si è conservato nonostante e attraverso la separazione empirica, atteggiandosi in forme molteplici a seconda della natura necessaria e data dei rapporti tra gli individui diversamente condizionati».

Ma c’è un elemento ancor più particolare su cui si fonda la Comunità: la dignità. Un elemento che nessun sociologo prima di Tonnies aveva “isolato” e considerato scientificamente. «Si può chiamare dignità o autorità» scrive Tönnies «una forza superiore che viene esercitata per il bene dell’inferiore o secondo la sua volontà, e viene perciò affermata da questa. Se ne possono così distinguere tre specie: la dignità dell’età, la dignità della forza e la dignità della saggezza e dello spirito. Tutte e tre si trovano unite nella dignità che compete al padre, che sta al di sopra dei suoi in posizione di tutela, di assistenza, di guida. Il lato pericoloso di questa potestà genera nei più deboli il timore, e questo di per sé quasi soltanto negazione e rifiuto (a meno che ad esso non sia frammista l’ammirazione); ma il lato benefico di essa e la benevolenza inducono all’onore ed in quanto essa predomina, dall’associazione nasce il senso della reverenza. Così la tenerezza e la reverenza, o (in grandi più deboli) la benevolenza e il rispetto si contrappongono come le due determinazioni-limite – nel caso di una decisa differenza di potestà – del modo di sentire che è alla base della comunità».

Tönnies considera come esempi sui quali la comunità si fonda i rapporti più prossimi derivanti dalla discendenza e dal sesso, e quindi quelli più lontani espressi dalla parentela, dal vicinato, dall’amicizia dall’omogeneità dei mestieri e delle arti esercitate.

Tutti questi rapporti sono “legittimati” dal “consenso”, vale a dire dalla comprensione che si estrinseca come modo di sentire comune che costituisce la “volontà propria” della Comunità, ma anche la forza che tiene uniti gli uomini come membri di un tutto. Alla base delle forme di Comunità richiamate c’è sempre la stessa nozione di “eredità comune”: di sangue, cultura, religione, storia, etnia, etc.: “eredità comune” che, al contrario di quanto sarebbe portati a credere, non appiattisce uniformandoli gli appartenenti, ma, al contrario, li differenzia essendo essi partecipi organicamente differenziati dei vari “corpi” che concorrono a formare la Comunità.

Discorso inverso per l’individuazione della società. Essa, osserva Tönnies, «muove dalla costruzione di una cerchia di uomini che, come nella comunità, vivono e abitano pacificamente uno accanto all’altro, ma che non sono già essenzialmente legati, bensì essenzialmente separati». Con questo Tönnies vuol dire che nella società non esiste alcun bene comune e ogni individuo vive dei propri beni escludendo gli altri, in continua tensione di fronte ai suoi simili. Ecco perché in tale forma di aggregazione umana i rapporti tra i singoli sono essenzialmente di scambio il cui suggello è il contratto «risultante di due volontà individuali divergenti che s’intersecano in un punto».

Le forme comunitaria e societaria rispecchiano anche (e soprattutto) le strutture funzionali-abitative che gli uomini si danno.

Nella Gesellschaft, nella Società l’anonimato diventa la regola, l’interesse personale la morale dominante, ogni manifestazione o atteggiamento umano rispondente ad uno sterile criterio di razionalità. Analizzando i due tipi di volontà che stanno alla base delle nozioni di Comunità e di Società, Tönnies individua una “volontà essenziale” e una “volontà arbitraria”. La prima è «l’equivalente psicologico del corpo umano, cioè il principio dell’unità della vita, in quanto questa viene concepita sotto quella stessa forma della realtà alla quale appartiene lo stesso pensiero».  La seconda, invece «è una formazione del pensiero stesso, la quale possiede una vera e propria realtà soltanto in relazione al suo autore, il soggetto del pensiero, anche se essa può venir conosciuta o riconosciuta da altri». La Comunità, quindi, discende da «caldi impulsi del cuore», mentre la Società «procede dal freddo intelletto».

Inutile dire che Tönnies dimostra ampiamente di preferire la Comunità alla Società in quanto nella prima individua concretizzazione di un modello reale di vita organica, e nella seconda un ideale di vita meccanico. Esempi contrapposti – all’estremo limite – delle due sono il mondo contadino legato alla terra, con tutti i significati che essa racchiude, e quello del mondo mercantile che vive rinchiuso nel proprio egoismo utilitaristico.
Questi i capisaldi della teoria di Tönnies dalla quale hanno originato le moderne elaborazioni neo-comunitariste.

A questo punto s’impone una domanda: è possibile ritornare alla Comunità, o quanto meno a ricrearne nelle condizioni attuali lo spirito, dopo le devastazioni operate dal razionalismo illuminista?
La conclusione che Tönnies adombra è in senso positivo. La società, sostiene, sarà divorata dalla sua stessa crescita: un corpo troppo grande per un cervello troppo piccolo. La radicale inversione di tendenza sta soltanto, dunque, nella ripresa dei cosiddetti valori tradizionali.

== Per “Pensiero critico” sono già stati pubblicati: Roger Scruton, Paul Valéry, Eduard Limonov, Panfilo Gentile, Emil Cioran, Douglas MurrayWerner Sombart, Paul KirchhofAlain Finkielkraut, Wilhelm Schmid

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