INCHIESTA: perché l’Italia affonda (1) – I Baroni rossi

Nelle scuole e nelle Università domina, da almeno tre decenni, una casta di insegnati fedeli a schemi ideologici e socio-culturali ormai superati...

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«Purtroppo, l’Italia ancora oggi sconta una arretratezza morale, politica e civile frutto dell’aver consentito al maggior Partito comunista europeo di occupare – sin dagli anni Cinquanta – tutti i gangli vitali della Nazione». Così scrivevamo nell’editoriale di pochi giorni fa. Ora è arrivato il momento di capire le dimensioni di questo problema che affligge il nostro Paese. Iniziamo dal mondo dell’istruzione.

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Perché i laureati italiani non sono all’altezza dei loro colleghi europei (non parliamo di quelli americani)? Perché la ricerca arranca? Perché i nostri migliori talenti fuggono? Perché i ragazzi dopo essersi laureati (perdendo anni e spendendo cifre enormi) devono ancora ricorrere a master e corsi di formazione per avere una preparazione adeguata al mondo del lavoro?

La risposta è una sola: è l’intero sistema scolastico e universitario italiano che è arretrato, bloccato e incapace di tenere il passo con i tempi. Lo è per ottusità politica, certo, ma soprattutto perché si è trasformato, in questi ultimi trent’anni, in una sorta di fortino ideologico dove vivono, prosperano e si riproducono (per partenogenesi) i “Baroni rossi”.

Se qualcuno, nella classe politica italiana, anziché partorire ogni lustro una riforma (o una riorganizzazione degli esami), avesse studiato come si è “blindata” nei decenni questa casta, incistandosi nell’apparato di Stato, avrebbe forse capito l’origine del malfunzionamento di scuola e Università.

Avrebbe allora notato l’innata attitudine di questa congrega ideologica a rendere “intoccabile e indiscutibile” il sodalizio esistente tra i suoi appartenenti, sacerdoti laici di quella “egemonia culturale” che affonda le radici ben più in profondità del mitico 68.

Da questo terreno fertile di consorteria ideologica, che non educa e non forma se non clerici di partito (democratico), continuano a germogliare personaggi come l’attuale ministro dell’Università, Gaetano Manfedi, ex rettore dell’Università Federico II di Napoli, politicamente cresciuto alla scuola del “professore” per eccellenza: Romano Prodi.

Una analisi chiara e assai esplicita circa l’esistenza di questa casta di “Baroni rossi” l’ha proposta il Centro Studi Machiavelli. Impossibile avere dati certi, perché nella Unione europea delle libertà non è permesso raccoglierli. Nel mondo che ci ruba l’identità con gli smartphone pare che solo la classe docente vede tutelata la sua privacy…

Bisogna allora dedurre una certa appartenenza ideologica dalle scelte sindacali. Non a caso il settore della scuola è praticamente l’unica “isola felice” che ancora fa registrare una crescita delle iscrizioni ai sindacati in un’Italia dove, se i lavoratori non spariscono per crisi, voltano le spalle ostentatamente alle ormai sedicenti “parti sociali”.

Secondo i dati resi pubblici nel 2019, i sindacati orientati a sinistra detengono la maggioranza assoluta degli iscritti. La CISL il 24,7%, la FLC-CGIL il 24% mentre la UIL si ferma al 15,6%. Aggiungendo a tali percentuali quelle di GILDA e Cobas si arriva ad una cifra del 82,4%. Per dare un’idea, l’unico sindacato legato al centrodestra, l’UGL-Scuola, si fermava allo 0,3%.

Naturalmente questo dato non sarebbe sufficiente se non fosse accompagnato prima di tutto da quella che è l’esperienza di noi tutti, come allievi o come genitori di allievi; senza parlare dei fatti di cronaca che hanno spesso visto proprio gli insegnanti “progressisti” al centro di vergognose discriminazioni, insulti alla polizia o – recentemente – di episodi di negazionismo storico.

Il dubbio che una stortura così rilevante che neanche Gramsci, inventore dell’egemonia culturale, avrebbe immaginato, sia un pericolo per il Sistema Italia pare non sfiorare neanche il mondo della politica (neppure quello di centrodestra). Anzi, si colora di uno spesso strato di vernice classista.

Infatti, non sfugge che, sui “giornaloni” allineati, ci si faccia un vanto di quanto la lobby progressista abbia occupato i settori di influenza sociale: scuola, Università e giornalismo (di cui parleremo domani).

Nella ricerca citata da Repubblica, spicca il dato del 49% di professori universitari fedeli alla ortodossia “progressista” del politically correct. Secondo il CS Macchiavelli sono le facoltà umanistiche e letterarie a ospitare la gran parte dei professori schierati a sinistra, mentre più equilibrate sembrano le facoltà scientifiche.

In conclusione: quando una famiglia si affida allo Stato per l’educazione di un figlio sa che, in almeno otto casi su dieci lo mette nelle mani di un insegnante militante, appratente a quella vasta area che va dal cattolicesimo progressista al comunismo o allo stalinismo vero e proprio.

Così, mentre i Baroni rossi – scolastici e universitari – continuano a bombardare gli allievi di slogan e a spiegare anche quando e perché scendere in piazza (con Greta o con le Sardine); si perde per i nostri ragazzi anche solo la speranza di ricevere una formazione utile per un mondo (lavorativo e sociale) sempre più complesso, tecnologico, dinamico e innovativo.

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