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Joe come Jeb? Biden è ormai all’ultima spiaggia

Per l’ex vicepresidente di Obama l’ombra che diventa sempre più inquietante è quella di Jeb Bush che, nel 2016, fallì la nomination pur partendo da favorito come lui

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Hudson, nel New Hampshire, è una piccola cittadina di contea al confine con il Massachusetts. È famosa per essere stata tra le più colpite dalla crisi degli oppioidi e per la sua vicinanza a Lawrence, la città di chi nel New England compra e vende fentanyl, eroina e metanfetamina come se fossero caramelle.

Nella Alvirne High School è la domenica pomeriggio precedente al voto per le primarie in New Hampshire. Tra le 300 persone che stanno aspettando Joe Biden per il suo comizio, sono molte le famiglie vittime del ciclo infernale della tossicodipendenza. Tante di loro si aspettano un discorso motivazionale, coinvolgente e ricco di speranza, da parte del loro candidato. Troppe di loro, la Alvirne High School, l’avrebbero lasciata con parecchia delusione addosso.

Il fallimento della campagna dell’ex vice presidente di Barack Obama, che 48 ore dopo quel comizio avrebbe concluso le primarie in New Hampshire appena 5°, lontano dalla doppia cifra percentuale, passa da scuole come quella di Hudson. Dove Biden ha mostrato i sintomi che hanno portato al tracollo delle prime due uscite elettorali: poca empatia, messaggi troppo deboli, toni troppo pacati e proposte vicine allo zero.

SLOGAN NEGATIVI

A farlo notare per primo è stato Chris Cilizza, di CNN, la sera dello spoglio dei voti in New Hampshire, martedì. Tra la campagna presidenziale del 1988, quando ci provò la prima volta, quella del secondo tentativo nel 2008 e la corsa di oggi nel 2020, Joe Biden non ha ancora vinto né un caucus né una competizione delle primarie. Un dato che colpisce dritto al cuore del problema, per un candidato che ha fatto della sua eleggibilità, il centro del suo messaggio elettorale.

“Tra noi e il declino c’è solo la mia elezione”, si potrebbe riassumere così lo slogan con cui Joe Biden si è presentato agli elettori in Iowa e in New Hampshire. Dove per “noi” si intende il popolo americano che deve ritrovare i suoi valori. Per “declino”, la rielezione di Donald Trump. E per “mia elezione” quella che il nativo di Scranton, alla Casa Bianca, non è mai riuscito a ottenere. E che sarà difficile da ottenere, se il messaggio continuerà a essere così negativo come lo è stato nella scuola di Hudson, dove la folla lo ha accolto quasi con timidezza, come per far sollevare qualche dubbio e dove Biden ha parlato con un tono di voce più da preghiera che da comizio.

ELEGGIBILE?

La domanda che molti opinionisti si sono fatti negli Stati Uniti, la notte di martedì, due giorni dopo l’opaca prestazione di Hudson, è stata molto semplice: se non si è capaci di vincere contro Bernie Sanders, Pete Buttigieg, Elizabeth Warren e persino la candidata-sorpresa, Amy Klobuchar a febbraio, si può pensare di sconfiggere Trump a novembre? “Credo debba ottenere uno Stato al più presto per convincere gli altri e i suoi donatori”, ha detto a Orwell Chris Thompson, suo sostenitore in New Hamsphire. “L’ho sempre supportato, ma dovesse andar male ripiegherei su Buttigieg o Bloomberg potessi votare altrove”.

A Manchester e Nashua, tra domenica e martedì, una risposta a quella domanda era già arrivata anche ai vertici della campagna di Biden, che non a caso ha compreso subito il trend di voto, decidendo di lasciare lo Stato anzitempo nel primo pomeriggio di martedì 11, volando nella South Carolina a lui affezionata.

“Siamo solo all’inizio degli inizi”, ha promesso Biden nel discorso dove ha riconosciuto la sua sconfitta in New Hampshire. “Solo una manciata di delegati è stata assegnata”, ha aggiunto. “Il 99% del popolo afro-americano non si è nemmeno ancora espresso”, ha sottolineato, come per ricordare a tutti il grande affetto che le minoranze, anche dalla comunità latina, provano nei confronti dell’ex vice di Obama.

JOE VS JEB

Quando Biden iniziò la sua corsa alla Casa Bianca in pochi tra l’establishment dei Democratici avevano dubbi: sarebbe stato lui, la figura destinata a trionfare alle primarie per il 2020, a unire la base moderata del partito e ad attrarre il voto degli afroamericani e dei latini nei cosiddetti swing-States. Quasi un anno dopo, con i caucus dell’Iowa e le primarie in New Hampshire alle spalle, tutte queste certezze sembrano essere crollate. E per il vice presidente di Barack Obama, alle prese con gli strascichi di un processo di Impeachment che ha finito per danneggiarlo, in termini di consenso, più di Donald Trump, l’ombra che diventa sempre più ingombrante è quella di un candidato repubblicano che nel 2016 fallì partendo da favorito come lui: Jeb Bush.

I contesti sono diversi, le campagne pure. Ma i destini di Biden e Bush sembrano intrecciarsi. Front-runner e favoriti, supportati per il loro essere istituzionali al punto giusto e credibili al corpo di elettori nel mezzo che decide storicamente le elezioni in America, le loro candidature hanno subito una flessione simile nelle prime competizioni. Bush, fratello di George H.W e figlio di George W., ne prese atto proprio in South Carolina nelle primarie repubblicane 2016, che consegnarono lo scettro della nomination a Trump. Biden, in South Carolina, vivrà uno stress-test di sopravvivenza politica essenziale.

COME CLINTON?

In uno scambio di battute con i giornalisti a Manchester, New Hampshire, a poche ore dalla chiusura dei seggi che ha decretato la sua brutta prestazione, Biden ha provato a difendersi, dicendo che anche Bill Clinton, nel 1991, perse in diversi “early-States” salvo poi ottenere la nomination. E ricordando che siano “Vladimir Putin e il Presidente Trump a non volermi alla Casa Bianca”. Il secondo statement rischia di essere smentito ora dai fatti. Mentre il primo, pur avendo una base di verità, deve essere contestualizzato.

È vero, l’ex Presidente Clinton uscì sconfitto dalle prime competizioni elettorali nel 1992. Ed è vero, Iowa e New Hamsphire, dove il 93% degli elettori che si è recato al voto è bianco e dove le minoranze sono risibili, pur essendo Stati importanti non danno minimamente l’idea di come la pancia dell’elettorato Dem funzioni in questo 2020.

Ma è anche vero che Clinton non subì in New Hampshire il tracollo che Biden ha subito in termini di supporto numerico. E che allora la competizione elettorale, per quanto agguerrita, non poteva contare su personalità di spicco così popolari (come Bernie Sanders), così ricche (come Mike Bloomberg) o così emergenti (come Pete Buttigieg, che rischia però di crollare dal Nevada in poi) come in questo 2020.

“L’ho sempre votato perché ha lottato per la comunità afro-americana negli anni in cui farlo, in America, non conveniva” ha detto a Orwell Sam Darilus, originario di Haiti, da anni in New Hampshire. “L’ho scelto anche questa volta”, ha confidato in uscita da un seggio di una scuola a Manchester. “Ma non nego di non essere troppo ottimista per il suo futuro”.

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