Sofia Loren in "La ciociara"

Zingaretti alle prese con le “marocchinate”

Ufficializzata in Regione la richiesta per ricordare, le decine di migliaia di donne del Lazio che rimasero vittima di violenza e sevizie da parte delle truppe magrebine francesi

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È da ieri sul tavolo di Nicola Zingaretti (stavolta in veste di presidente della Regione Lazio) una proposta di legge per l’istituzione della “Giornata regionale” dedicata alle vittime delle cosiddette “marocchinate”, ovvero le decine di migliaia di episodi di violenza sessuale e sevizie fisiche avvenuti tra il maggio 1944 e la fine della Guerra. Protagonisti di queste violenze i famigerati “goumiers”, soldati marocchini e algerini inquadrati nel Corpo di spedizione francese in Italia, guidato dal generale Juin.

Il Lazio, e in particolare la zona meridionale, a ridosso del fronte di Cassino, furono l’epicentro di queste violenze che si estesero, però, anche in altre regioni attraversate dalle milizie africane.

Furono oltre 60mila le denunce per le violenze soprattutto sulle donne, di ogni età, ma anche a danno di uomini inermi e di sacerdoti (don Alberto Terilli, parroco ad Esperia, morì in seguito agli abusi subìti), fino ai bambini (il più piccolo, nel Casertano, aveva appena 4 anni).

La richiesta arriva dal presidente del Gruppo consiliare della Lega, Angelo Tripodi «in nome di una memoria condivisa e di una pacificazione nazionale, anche alla luce dell’importante ruolo svolto dalla Regione Lazio e dal Consiglio regionale sull’istituzione del Giorno del Ricordo – il cui valore è stato recentemente sottolineato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – con un’apposita legge regionale del 2003 che fu essenziale per l’approvazione da parte del Parlamento della legge nazionale n. 92 del 30 marzo del 2004».

Quello che ora si chiede «al di là delle ideologie e delle distinzioni politiche» è di «tramandare alle nuove generazioni quanto di orribile è accaduto in quegli anni».

Mentre la politica, a questo punto, potrà fare (forse…) i suoi ulteriori passi, c’è chi da anni continua a battersi per la ricerca della verità, per togliere la spessa patina di oblìo depositata non solo da tre quarti di secolo già trascorsi ma, soprattutto, da una forte omertà legata, ovviamente, all’appartenenza delle truppe Alleate responsabili di tali atrocità.

L’Associazione nazionale vittime delle marocchinate, con il presidente Emiliano Ciotti e i suoi collaboratori, continua a portare avanti da anni un prezioso lavoro di ricostruzione storica degli episodi di quel periodo, spulciando negli archivi del tempo. Ecco così che è riemerso un rapporto dei Carabinieri su un episodio del 22 giugno 1944 quando, vicino a Velletri, due militari coloniali francesi intimarono l’alt a due uomini e due donne, innocui contadini. Prima li hanno fatti passare, poi hanno sparato alle spalle degli uomini e di una donna anziana, mentre la più giovane, di appena 16 anni, è stata ripetutamente stuprata e, poi, lasciata a terra perché creduta morta».

«Ancora, è riemerso il caso, sempre in quella terribile estate, di una donna di Cassin, bruciata viva dopo la violenza sessuale ad opera dalle truppe marocchine di stanza a Monte Caira, vicino Cassino. L’episodio venne subito denunciato ma allora non ebbe seguito, mentre ora i ricercatori dell’Associazione hanno trovato, nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, la lettera di un patronato, indirizzata all’Ambasciata francese e al ministero degli Esteri italiano, che sollecitava la concessione almeno di un indennizzo a favore della figlia della vittima, violentata e arsa viva».

«Abbiamo accertato tanti altri casi di violenze – racconta l’avvocato Ciotti – nel Lazio meridionale ma anche in Sicilia, Toscana e Campania, i cui autori potrebbero essere ancora in vita; per questo la legge italiana deve perseguirli, con la collaborazione delle autorità francesi».

Grazie a questo lavoro di ricerca, non indenne da critiche e tanto meno da minacce (come quelle ricevute dallo stesso Ciotti nel febbraio del 2019 con un volantino lasciato sulla sua auto) si sono mosse già diverse Procure, come quella di Siena.
«Noi intendiamo andare avanti – riprende Ciotti – presentando anche delle denunce alla Corte internazionale per i diritti dell’uomo e una direttamente contro lo Stato italiano che, alla fine della Seconda guerra mondiale, omise di perseguire gli assassini seppure denunciati. Abbiamo impiegato 25 anni per avere un quadro generale».

I ricercatori sono giunti anche a una ricostruzione del perché queste violenze (note a tutti) furono tollerate dagli ufficiali francesi e dai comandi Alleati. Quelle “marocchinate” furono, infatti, l’atto conclusivo di una “vendetta” dei francesi per il fatto che l’Italia, nel 1940, fosse entrata in guerra, invadendone parte del territorio.

«Questo un ulteriore aspetto non privo di novità. – spiega Emiliano Ciotti – In alcuni campi di prigionia dell’Africa settentrionale, infatti, i goumiers avrebbero torturato anche i soldati italiani, sempre per quella sorta di “risentimento”, come emergerebbe da altri documenti. Stiamo raccogliendo delle testimonianze incredibili sui francesi che avrebbero sepolto dei soldati italiani sotto la sabbia per poi fucilarli. Alcuni dei nostri soldati cercavamo di scappare per andare nei vicini campi inglesi, dove la prigionia (pensate un po’…) era meno dura. Le stesse “marocchinate” sarebbero state compiute direttamente anche da soldati francesi, e non solo da quelli nordafricani lasciati liberi dal generale Juin di comportarsi come degli animali>.

Per chi volesse approfondire l’argomento, da noi già rievocato in occasione della Giornata mondiale della violenza sulle donne, basta leggere il romanzo “La ciociara” di Alberto Moravia (del 1957) da cui fu tratto l’omonimo film di Vittorio De Sica, con una strepitosa Sophia Loren, nel 1960.

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