Ciò che rimane oggi delle Ferriere Reali e Officine di Mongiana (Vibo Valenzia)

Quando la Calabria produceva eccellenza

La storia sconosciuta delle Ferriere Reali di Mongiana, polo siderurgico ai tempi dei Borbone che l’Unità d’Italia spazzò via

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Dopo la tornata elettorale del 26 gennaio la Calabria si prepara a un governo di centrodestra guidato da Jole Santelli. Il compito non sarà certo facile, perché oggi questa Regione è la terra dei record negativi, in tema di lavoro, sviluppo, trasporti e purtroppo tanto altro. Non sempre però è stato così e oggi ve ne vogliamo offrire un esempio, raccontando la storia delle Ferriere Reali e Officine di Mongiana.

Questa storia, racconta una Calabria diversa, esportatrice di eccellenza produttiva e non solo di cervelli, come avviene oggi, che rappresentò un modello all’avanguardia in campo siderurgico.

Siamo negli anni settanta del 1700 ancora l’Italia non è unita, il sud è nelle mani dei Borbone, che decidono di restaurare il polo siderurgico delle Regie Ferriere di Stilo. Il compito spetta all’architetto urbanista Mario Gioffredo considerato il Vitruvio napoletano. Gioffredo individua Mongiana, nelle serre vibonesi, come luogo adatto a questa modernizzazione, poiché ricco di vegetazione boschive, torrenti e minerali ferrosi. Il legno per lo più di faggio che, trasformato in carbone, avrebbe prodotto il calore necessario per la fusione del ferro, mentre le acque producevano l’energia per alimentare gli altiforni e le ruote idrauliche.

In meno di due anni il progetto fu realizzato. Evidentemente allora i tempi non erano biblici come quelli occorsi per costruire la Salerno Reggio Calabria.

Gioffredo previde anche la costruzione di un centro abitato per ospitare gli operai, che ben presto inizia a popolarsi. È il Villaggio Mongiana, con oltre 1000 abitanti. L’attenzione e il rilievo che i Borbone diedero a questo progetto fu concreto e tangibile, basti pensare che, nel 1773, Carlo III di Borbone emanò un decreto a tutela del patrimonio boschivo: Il Decreto Salvaboschi, detto anche Decreto Pro Mongiana. L’obiettivo era quello di preservare la spontanea riproduzione dei boschi, introducendo i cicli di taglio a quarantesimo, con i quali era concesso abbattere l’albero più vecchio tra i quaranta circostanti. Una riforma a tutela della produzione ma anche del patrimonio naturale.

La produzione delle Ferriere Reali era trasversale; si passava da elementi di macchine per il lavoro agricolo a componenti per ponti sospesi e reti ferroviarie, fino alle armi per rifornire l’esercito delle Due Sicilie. Tra queste ultime spicca un fucile unico nel suo genere: Il Mongiana unico modello a percussione con canna da 40 pollici.

I primati che fece registrare questo polo siderurgico calabrese sono legati a eventi che fecero la storia del sud nell’Italia preunitaria. Sarà la Reale Ferriera di Mongiana a concepire il materiale che darà vita alla prima rete ferroviaria in territorio italiano, la Napoli Portici; come pure al Ponte sospeso sul Garigliano, che rappresentavano i fiori all’occhiello dell’innovazione tecnologica dei tempi.

Anche grazie al contributo delle fonderie calabresi, il Regno delle Due Sicilie, conquistò un premio all’Esposizione Universale dei prodotti dell’agricoltura, dell’industria e delle belle arti di Parigi del 1855, come primo in Italia e terzo in Europa per la sua produzione e il suo avanzamento industriale.

Il tracollo di questa importante industria calabrese avvenne all’indomani dell’Unità d’Italia. Allora furono i Savoia a fare già che, oggi, stanno facendo i Francesi e gli Indiani a Trapani.

Da allora il Sud, invaso e sfruttato, iniziò il suo percorso di rallentamento rispetto al Nord. Tendenza mai più invertita in 160 anni di storia unitaria. Ma questa è una realtà che, purtroppo, conosciamo tutti bene.

Tuttavia, esempi come quello delle Fonderie di Mongiana, sono necessarie per dare consapevolezza, a un popolo orgoglioso come quello calabrese, del valore che seppe donare questa magnifica Regione in termini di produzione d’avanguardia. Oggi la stessa intraprendenza andrebbe orientata al miglioramento delle infrastrutture e dell’offerta turistica; perché è ora che questo popolo esca dalla rassegnazione e trovi lo spirito del riscatto.

 

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