Pensiero critico: Wilhelm Schmid

Il sesso può rendere più armoniosa la vecchiaia, a patto che questa la si accetti con serenità

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Il sesso. Occupa i nostri pensieri, invade le nostre vite, s’insinua nelle nostre faccende più serie, mette a repentaglio la nostra incolumità psichica, stritola la serenità di chiunque, eppure è appagante, indispensabile, felice o infelice che sia  si sente di non poterne fare a meno. Eppure, spesso, nella società dominata dall’eros (perfino la pubblicità più innocente ci rimanda a esso, in maniera ammiccante) si tende ad uscirne, a farne a meno (quasi mai volontariamente, quasi sempre per le necessità più varie).

Sexout. Si dice così. Anzi, per completare il titolo, aggiunge: L’arte di ripensare il sesso. Così definisce il fenomeno il filosofo tedesco Wilhelm Schmid, sessantaseienne docente tedesco, autore, tra l’altro, del libro Serenità.

In Sexout (Fazi Editore), Schmid ci sorprende ancor più che in Serenità con la capacità di chiarire, dal suo punto di vista ovviamente, come si può riacquisire una sessualità appagante dopo esserne usciti.

La serenità, o almeno il tentativo di non farsela sfuggire, ed il sesso accompagnano l’uomo per tutta la vita. Spesso di sovrappongono, ma non sempre riescono nell’intento. Tuttavia  accettare con serenità il tempo che passa è una delle conquiste più importanti dell’uomo e tende a migliore il rapporto con il sesso che non è soltanto una meccanica funzionale alla procreazione e al piacere, ma anche una potente spinta spirituale.

Il filosofo tedesco ci indica sia con Serenità che con Sexout come poter invecchiare in modo più naturale, maturando con il passare del tempo la comprensione delle potenzialità umane. Il sesso, dice Schmid rende armoniosa la vecchiaia a patto che questa la si accetti con serenità.  Dobbiamo riappropriarci di essa, secondo Schmidper riconquistare la pienezza della vita  e, per farlo, un primo passo è pensare le diverse fasi dell’esistenza come tappe di un viaggio in cui la vecchiaia è il capitolo finale, cui affidarsi “con la maggiore tranquillità possibile”.

Per quanto attiene più specificamente all’attività sessuale,  la sua interruzione , comunque la si giudichi, è sempre un trauma, dice Schmid. Nessuno la vorrebbe. Il perché è facile da comprendere: il sesso è un valore fondamentale ed insito nella natura umana come primario fattore vitale, perciò abbandonarne la pratica può essere drammatico, a meno che, volontariamente, non ci dedichi alla castità come edificazione mistica di estraniazione al mondo e conquista di una spiritualità che non prevede altro che la contemplazione.

Nella vita ordinaria, per uomini e donne ordinari, l’erotismo dunque è una componente essenziale e come tale va maneggiato, a meno che la patologia psico-culturale che provoca un Sexout porti a conseguenze ancora più gravi. 

È per questo che, all’abbandono, bisogna porre rimedio, soprattutto in un mondo nel quale le sollecitazioni erotiche finiscono per condizionare pensieri e comportamenti al punto di allontanare, paradossalmente, da una soddisfacente attività sessuale coloro che per lungo tempo l’hanno praticata. E’ questo il dato apparentemente contraddittorio sul quale s’intrattiene Schmid affrontando il problema con le armi affilate della filosofia. Le incursioni nell’antichità, ed in particolare in Socrate filtrato da Platone, ma anche nelle successive scuole “classiche”, offrono alcune risposte, ma non sempre convincenti. 

Allora, al “che fare?” Schmid risponde con uno schema comprensibilissimo indicando dieci possibili rimedi a chi sprofonda nel “sexout”. Sono dieci strade per ripensare sesso ed erotismo, alcune alternative, altre più tradizionali. Eccole: conquistare la parità tra i sessi; comprendere l’altro; attivarsi per piacere quanto più è possibile al partner; imparare a fare sesso (vale anche per chi non è uscito da esso); prendere consapevolezza che non sempre il sesso è “ingenuo”; impegnarsi nella scoperta di forme diverse di piacere a cominciare dalla sublimazione che non è necessariamente “corporale”; ritenere che il sesso a pagamento è storicamente stato un modo per superare il “Sexout” anche quando non si chiamava così; oggi è disponibile anche il sesso virtuale;  coltivare l’amicizia è l’aggiramento dell’ostacolo che può riservare sorprese piacevoli; sapere, infine, che il sesso è importante comunque lo si pratichi. 

Ecco le “ricette” in estrema sintesi. Ma la sorpresa finale Schmid non ce la fa mancare. Scrive, a difesa dell’uscita dal sesso (che, dunque, non è una condanna): «È possibile abituarsi anche a un sexout occasionale o più lungo: finalmente un po’ di pace su questo fronte! Trovare, cioè, un po’ di tempo per riflettere, per stare bene da soli o con altre persone, o per spaziare nell’ampiezza illimitata del pensiero, senza sentirsi costretti da passioni violente, senza temere di subire le imposizioni del desiderio e senza dipendere da a un altro che ceda o meno alle nostre lusinghe! Non fa bene solo il buon sesso, ma anche un sexout consapevole. La vita è più ricca di quanto il sesso voglia farci credere».

Parole sagge. Sarebbero piaciute a Socrate che, com’è noto dal Simposio, quando Alcibiade voleva convincerlo a dare seguito allo stato di ebbrezza nel quale si trovavano insieme con i loro amici cercando di assecondare i desideri carnali, lasciò la compagnia per recuperare la ragione, forse nuotando o più verosimilmente, come gli accadeva, intrattenendosi sulla piazza del mercato con i suoi concittadini ai quali solitamente proponeva domande sulla banale quotidianità.

Già, perché banale è la vita, ancorché non sempre serena, quando non ci si fa condizionare da ciò che distoglie l’animo e la ragione dalla semplicità. Il sesso vissuto drammaticamente o esasperatamente, in maniera quasi isterica come la cultura odierna testimonia, è fatale che produca tutt’altro che gioia e appagamento. Sexout può essere una tragedia. Ma anche una riconquista di se stessi.

== Per “Pensiero critico” sono già stati pubblicati: Roger Scruton, Paul Valéry, Eduard Limonov, Panfilo Gentile, Emil Cioran, Douglas MurrayWerner Sombart, Paul KirchhofAlain Finkielkraut

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