/

Foibe: tecniche di disinformazione storica

Giustificazionismo e negazionismo sono due facce della stessa medaglia

tempo di lettura 8 minuti

Prima parte –
Da quando, nel 2004, il Parlamento varò la legge che istituiva il Giorno del Ricordo, le organizzazioni politiche e culturali che erano riuscite, per sessant’anni, a “occultare” l’eccidio perpetrato dai partigiani comunisti di Tito, entrarono subito in agitazione.

Da allora a oggi si può dire che ogni anno sono state partorite nuove interpretazioni, nuove “riletture storiche” (spesso in concorso con le Università croate e slovene) per negare l’olocausto italiano. Due tesi, sopra tutte, sono utilizzate: quella che tende a dimostrare che le Foibe non sono state un crimine contro l’umanità ma la “giusta vendetta” degli slavi contro i fascisti e quella che nega si sia trattato di un eccidio tremendo ma solo di poche esecuzioni.

Silvano Olmi

“Giustificazionisti” e “nagazionisti”. Ne abbiamo parlato con Silvano Olmi, giornalista e ricercatore storico, componente della direzione nazionale del Comitato 10 Febbraio.
«I primi sono quelli che giustificano le foibe come vendetta degli slavi per le presunte sofferenze inferte loro dal fascismo, i secondi arrivano addirittura a negare le Foibe come crimine, sostenendo che si tratta di un’invenzione della propaganda anticomunista. Ma ci sono anche i “riduzionisti”, quelli che non negano la tragedia ma ne limitano la portata».

Chi sono questi professionisti della disinformazione?

«L’Anpi nazionale rientra nella prima categoria, quella dei “giustificazionisti”, e nei suoi convegni ufficiali non invita mai esponenti radicali come Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi e Sandi Volk. Li riserva, invece, a livello locale. Le sezioni provinciali dell’Anpi, infatti, organizzano in questi giorni eventi chiaramente “negazionisti”. Così, se poi esplodono le proteste, l’Anpi nazionale può prendere le distanze.
Questa divisione di ruoli si rispecchia anche all’interno del Pd, con gli esponenti nazionali che si riconoscono nelle parole pronunciate in passato da Giorgio Napolitano e anche dall’attuale presidente, Sergio Mattarella. Poi, però, a livello locale, si verificano casi – come a Lecce – dove i consiglieri comunali del Pd respingono la richiesta di intitolare una via a Norma Cossetto, la ragazza istriana divenuta il simbolo delle Foibe. Oppure a Pavia, dove altri consiglieri Pd tentano di impedire la presentazione del fumetto “Foiba rossa” che racconta la storia della Cossetto».

Quali sono i punti principali del giustificazionismo?

«Tre sono i punti cardine su cui lavorano i giustificazionisti. Il primo è quello relativo ai “confini orientali”, il secondo il concetto di “Italiani brava gente” e il terzo quello alla “pulizia etnica”».

Iniziamo dai “confini orientali”…

«La questione dei “confini orientali” d’Italia (citati anche da Dante) è molto complessa e ha una lunga storia che parte da Roma, prosegue con i Bizantini e culmina con gli oltre sette secoli di presenza Veneziana. Invece, i “giustificazionisti” inquadrano la storia solo a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, quando l’Istria, poi Fiume e una piccola parte della Dalmazia vengono assegnate all’Italia, liquidando in poche battute tutto quello che era successo prima».

Perché tentano di non parlarne?

«Per due motivi. Il primo è tacere della secolare italianità di quelle terre, con le città nate come colonie di Roma sulla costa e poi sviluppatesi sotto Venezia fino al 1797. Città dove, come recita una nota canzone, “anche le pietre parlano italiano”. Il secondo è tacere delle alterne vicende sotto l’Austria che preferì privilegiare la componente slava a discapito di quella italiana, come con la decisione del 12 novembre 1866 dell’imperatore Francesco Giuseppe, in pieno periodo risorgimentale, di “slavizzare” i cognomi e i toponimi italiani. Comunque, l’obiettivo di tutto ciò è far credere che l’italianizzazione di quelle terre sia stata un’imposizione del fascismo».

Il secondo punto riguarda: “Italiani brava gente”…

È diventato ormai uno slogan usato in maniera dispregiativa con riferimento a quanto avrebbe compiuto il fascismo e, poi, il regio esercito durante la Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 1941, quando viene occupato il territorio del Regno dei serbi, dei croati e degli sloveni. Tuttavia, si dimenticano tanti particolari. Primo: l’azione militare era la conseguenza di un colpo di stato che aveva messo alla guida della Jugoslavia un governo filo-alleato (con gravi rischi per le truppe italiane impegnate in Albania e Grecia). Naturalmente, durante la guerra anche da parte italiana sono stati commessi errori e orrori. Su questo aspetto si insiste molto perché dovrebbe poi consentire di giustificare le foibe come reazione dei comunisti slavi contro gli italiani, considerati tutti come fascisti. Si tace però, per esempio, sul comportamento dei soldati italiani in Dalmazia che hanno salvato migliaia di ebrei. Si tace sui croati (Ustasha) e serbi (Cetnici) che erano alleati degli italiani. Infine, si tace soprattutto sul fatto che i crimini dei partigiani sono stati commessi soprattutto a guerra finita».

Il terzo punto è negare le foibe come “pulizia etnica”…

«Gli slavi e i comunisti negano i termini “genocidio” e “pulizia etnica” ma dicono che ci fu “solo” l’uccisione di fascisti e di coloro che si opponevano al nuovo regime. Invece, gli infoibamenti sono avvenuti in due ondate. La prima tra l’8 settembre e il 10 ottobre 1943 quando l’esercito italiano è travolto dall’armistizio e l’Istria viene occupata dai partigiani titini. È in questo periodo che viene trucidata Norma Cossetto, per esempio.
La seconda “ondata” di esecuzioni inizia dopo il 1 maggio 1945, quindi a guerra finita, quando le truppe slave arrivano a Trieste. Per il capoluogo giuliano terminano dopo 45 giorni (con l’arrivo degli inglesi) ma per Istria, Fiume e Dalmazia non avranno mai fine. La tesi è smentita persino da Mattarella, perché nelle Foibe vengono gettate anche persone che non sono mai state fasciste, anche non italiane e persino partigiani ed esponenti del CLN non comunisti. Fatti, questi, che i giustificazionisti non vogliono ricordare, proprio perché la presenza tra le vittime di esponenti e combattenti antifascisti italiani conferma che si trattò la “pulizia etnica”. L’intento era chiaramente quello di cancellare gli italiani, uccidendoli o costringendoli a fuggire. E, purtroppo, ci sono riusciti… »

(1 – Continua)

Lascia un commento